Paradisi fiscali, il FSB si mostra ottimista

La questione dei paradisi fiscali è quanto mai aperta. Associazioni internazionali come il Tax Justice Network e CCFD-Terre Solidaire hanno segnalato delle criticità; ma il Financial ...

Di Redazione


La questione dei paradisi fiscali è quanto mai aperta. Da un lato, nelle ultime settimane, associazioni internazionali come il Tax Justice Network e CCFD-Terre Solidaire hanno denunciato le difficoltà delle grandi potenze mondiali nel proseguire lo sforzo contro i Paesi “non cooperativi”. Sottolineando come, sebbene in due anni 37 territori siano stati eliminati dalle liste grigia e nera dell’Ocse dopo aver siglato accordi sullo scambi di informazioni, in realtà gli Stati “opachi” dal punto di vista fiscale sarebbero perfino aumentati negli ultimi due anni, passando fa 60 a 73.

Tutto dipende, ovviamente, dal modo in cui i paradisi vengono monitorati e classificati come tali. Il Financial Stability Board, ieri, si è mostrato vicino alla metodologia utilizzata dall’Ocse, indicando come la maggior parte dei Paesi identificati fino a qualche anno fa come tax havens abbiano aderito alle norme fiscali internazionali chieste dai regolatori. Il riferimento è in particolare all’iniziativa lanciata dallo stesso FSB nel marzo del 2010, attraverso la quale si chiedeva di incoraggiare gli Stati “non cooperativi” proprio ad aprire allo scambio di dati. «I mercati finanziari sono globali, e conseguentemente una debolezza nella cooperazione internazionale e nella divulgazione delle informazioni avrebbe potuto vanificare gli sforzi delle autorità di vigilanza nell’assicurare il rispetto della legge», ha spiegato il Financial Stability Board in un comunicato.

L’analisi dell’organismo internazionale ha riguardato circa 60 giurisdizioni, tra le quali figurano anche 24 Paesi membri dello stesso FSB. Il risultato è che 41 Stati (17 membri) hanno dimostrato un’adesione giudicata sufficientemente forte alla disciplina indicata dai regolatori. Una “promozione” che è arrivata anche in territori la cui “virtuosità” giunge inaspettata: le British Virgin Islands, le Isole Cayman, Gibilterra e il Lichtenstein. Anche la Svizzera, inoltre, fa parte dell’elenco di chi ha migliorato la propria posizione. Solo due Paesi non risultano coinvolti in un dialogo con il FSB in materia fiscale: la Libia appena liberata dal regime di Gheddafi e il Venezuela.

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