Paradisi fiscali, il G20 chiede all’Ocse una black list

Questo articolo costituisce un contributo al Tax Justice Blogging Day, una giornata internazionale di sensibilizzazione sulle tematiche di giustizia fiscale coordinata in Italia da Oxfam. &...

Di Andrea Barolini
Il presidente USA Barack Obama

Questo articolo costituisce un contributo al Tax Justice Blogging Day, una giornata internazionale di sensibilizzazione sulle tematiche di giustizia fiscale coordinata in Italia da Oxfam.


 

 

I membri del G20 hanno incaricato l’Ocse di consegnare loro, entro il prossimo anno, una nuova lista nera dei “Paesi non cooperativi” in tema di evasione fiscale. «Chiediamo conto all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico di relazionare i ministri economici e i governatori delle banche centrali, entro il mese di giugno del 2017, in merito ai progressi che sono stati effettuati in materia di trasparenza fiscale», hanno indicato i governi nella dichiarazione finale del summit di Hangzhou.

 

[CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)],   via Wikimedia Commons
[CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons

In particolare, all’Ocse vengono chiesti i nomi degli Stati che non hanno ancora effettuato passi in avanti. Quelli che, in altre parole, sono ancora a tutti gli effetti dei paradisi fiscali. Il ministro dell’Economia francese, Michel Sapin, ha osservato con soddisfazione che «è la prima volta che capita», dal momento che una richiesta del genere «non era finora mai stata evocata in un comunicato ufficiale» da parte dei Paesi del G20. Anzi, il concetto stesso di “black list”, ha aggiunto, «non risultava gradito a tutte le parti fino a solo sei mesi fa».

 

Secondo Pascal Saint Amans, direttore del Centre for Tax Policy and Administration dell’Ocse, si tratta di un messaggio «molto forte: ora più che mai la lotta ai paradisi fiscali è una delle priorità». Un pensiero che, tuttavia, non è condiviso dal mondo delle organizzazioni che lottano per la trasparenza: «In generale – spiega Mikhail Maslennikov, policy advisor sulla disuguaglianza economica di Oxfam Italia – consideriamo positivamente la proposta di criteri oggettivi per stabilire se un Paese faciliti pratiche di elusione o evasione fiscale. Tuttavia, è più che mai indispensabile, e l’Ocse non se ne sta occupando, la formulazione di un set di criteri aggiuntivi per contrastare gli abusi fiscali da parte delle grandi corporation, criteri e relative contro-misure che si focalizzano sugli elementi caratterizzanti la corsa al ribasso nella tassazione d’impresa (la cosiddetta global race to the bottom in corporate taxation). Mi riferisco alle pratiche fiscali dannose, ai regimi fiscali agevolati, agli incentivi fiscali o vantaggi fiscali per compagnie non-residenti senza la richiesta di condurre una sostanziale attività economica sul proprio territorio nazionale».

 

«Se non saranno introdotte novità sostanziali – conclude Maslennikov – il rischio è che le dichiarazioni del G20 si rivelino solo una farsa. Una presa d’atto di deboli accordi già adottati in passato e che secondo l’Ocse sono già rispettati da noti paradisi discali come Cayman, Bermuda e Lussemburgo».

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