Paradisi fiscali: i Caraibi sfidano Londra

I principali paradisi fiscali caraibici della Corona britannica intendono opporsi strenuamente alle richieste di trasparenza avanzate da Londra

Di Matteo Cavallito
Road Town, capitale delle Isole Vergini Britanniche. Foto: Henry A-W, Wikimedia Commons

I principali paradisi fiscali caraibici della Corona britannica intendono opporsi strenuamente alle richieste di trasparenza avanzate da Londra in occasione della Conferenza internazionale anticorruzione in programma nella capitale britannica a partire da giovedì. Lo riferisce il Guardian. A guidare il gruppo degli oppositori ci sono in primo luogo le Isole Vergini Britanniche – sede di oltre la metà delle compagnie coinvolte nella vicenda Panama Papers – il cui governo ha dichiarato di non voler aderire al piano di realizzazione di un registro centralizzato delle società anonime che implichi la rivelazione dei nomi dei reali proprietari (i cosiddetti beneficial owners).

Ad oggi soltanto alcuni territori d’oltremare del Regno Unito – le caraibiche Anguilla e Monserrat, la vicina Isola di Man (situata nel Mar d’Irlanda) e l’enclave di Gibilterra – hanno accettato di aderire alla richiesta di Londra rendendosi però disponibili a condividere i registri con le sole autorità britanniche. Nelle intenzioni dell’ Unione Europea, ricorda il Guardian, lo scambio automatico di informazioni tra le diverse autorità fiscali dovrebbe trasformarsi in futuro in un vero e proprio standard globale. Le Isole Cayman, pur non avendo espresso alcuna volontà di adesione allo schema di condivisione delle informazioni, hanno accettato di inviare i propri rappresentanti al summit londinese di giovedì. Un segnale, scrive il Guardian, di una possibile apertura del Paese a una soluzione di compromesso sul tema della fiscalità.

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