Ambiente

Ecco i pendolari più sfigati d’Italia

È  per lo più una guerra tra poveri, ma tra i pendolari c’è chi è più sfortunato degli altri. Nell’ordine, sono gli utenti di dieci linee ...

Di Martina Valentini
By hpgruesen [CC0], via Wikimedia Commons

È  per lo più una guerra tra poveri, ma tra i pendolari c’è chi è più sfortunato degli altri.

Nell’ordine, sono gli utenti di dieci linee ferroviarie: 1) la Roma-Ostia 2) la Circumvesuviana 3) la Reggio Calabria-Taranto 4) la Messina-Catania-Siracusa 5) la Cremona-Brescia 6) la Pescara-Roma 7) i collegamenti per Casale Monferrato, con la linea per Vercelli e quella per Mortara 8) la Bari-Martina Franca-Taranto 9) la Treviso-Portogruaro 10) la Genova-Acqui Terme.

Una classifica della vergogna, fotografata come ogni anno da Legambiente attraverso la campagna Pendolaria 2016. Nel rapporto si evidenzia come, dal 2010 a oggi, a seguito della riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato, si possano stimare tagli nel servizio ferroviario regionale nell’ordine del 6, 5% che, nel caso degli Intercity, triplicano, arrivando al 19, 7%. Solo in pochissime regioni è aumentato il servizio (il caso migliore è la Provincia di Bolzano), in tutte le altre è stato ridotto o è numericamente rimasto uguale ma con tagli su alcune linee, mentre sono cresciute le tariffe.

By Luca F. (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)],   via Wikimedia Commons
By Luca F. (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

Le linee più disastrate secondo il ranking calcolato da Legambiente sono innanzi tutto quelle delle grandi città, dove i numeri di chi si muove ogni giorno sono enormi, e quelle dei binari cosiddetti secondari. Le peggiori dieci sono state scelte in base a criteri relativi alla qualità del servizio, alle proteste degli utenti per i problemi di ritardi e tagli dei treni, alla tipologia dei treni utilizzati sia per capienza sia per età, alla disponibilità di orari adatti all’utenza pendolare, alla frequenza dei convogli, alla condizione delle stazioni.

Che sia tutta una questione di remunerazione del servizio, è testimoniato dal confronto con l’offerta del servizio dell’Alta Velocità, cresciuto del 276% dal 2007 sulla Roma-Milano, mentre nello stesso periodo sono stati ridotti i treni Intercity e Regionali (in 15 Regioni) o sono state aumentate le tariffe (in 16 Regioni). Nel complesso – rivela il rapporto – in Italia sono quasi 3.300 ogni giorno i treni del servizio regionale. Il 69% dei treni in circolazione supera i 15 anni d’età, con differenze marcate tra le regioni del centro-nord e quelle del sud. Nel dettaglio, la regione con la più alta età media dei treni è l’Abruzzo, con 24, 1 anni di età seguito dalla Basilicata con una età media dei treni di 23, 3 anni e dalla Sicilia, con 23, 2. L’età media nazionale è pari a 17, 2 anni, migliorata rispetto allo scorso anno (era 18, 6), per gli investimenti di alcune Regioni, per i nuovi contratti di servizio con Trenitalia che prevedono la sostituzione di 450 treni e, in alcuni casi, per la dismissione di quelli più vecchi (Puglia e Lombardia).

“Il nostro Paese ha bisogno di una cura del ferro a partire dalle città – ha commentato il vicepresidente nazionale di Legambiente, Edoardo Zanchini – per consentire al trasporto pendolare di raggiungere la stessa qualità ed efficienza dell’Alta velocità. In questi anni è mancata una regia nazionale rispetto a un servizio ferroviario pendolare trasferito alle Regioni, che ha avuto come conseguenza tagli e aumenti delle tariffe senza che si fissassero obiettivi di efficienza del servizio o controlli su quanto avveniva nelle linee. Occorre dare speranza ai pendolari che la situazione possa migliorare, e ciò potrà avvenire solo trovando risorse per aumentare il servizio e per acquistare treni nuovi”.

@lamarty_twi

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