Ambiente

Petrolio: Usa sempre più leader globali

Da qui al 2020 le forniture provenienti dagli Stati Uniti copriranno da sole i quattro quinti della crescita della domanda globale di petrolio. Lo sostiene l’...

Di Matteo Cavallito
Foto: Zorin09 Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)
Andrews, Texas. Foto: Zorin09 wikimedia commons

Da qui al 2020 le forniture provenienti dagli Stati Uniti copriranno da sole i quattro quinti della crescita della domanda globale di petrolio. Lo sostiene l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) in un rapporto pubblicato in questi giorni. Canada, Brasile e Norvegia, si legge ancora nello studio Oil 2018 dell’agenzia, copriranno senza problemi il restante 20%. Le buone prospettive di mercato contrastano però con la carenza di investimenti, un problema emerso già nel biennio 2015-16, quando le operazioni hanno registrato un calo al quale – USA a parte – non ha fatto seguito un’adeguata inversione di tendenza.  La Cina, rileva l’indagine, ha intrapreso da qualche tempo politiche ambientali più stringenti ma nonostante tutto resterà il maggiore contribuente della crescita della domanda globale destinata, secondo le previsioni, a salire a 104,7 barili al giorno (+6,9 milioni rispetto ai valori attuali) entro il 2023.

 

Il ruolo centrale degli Stati Uniti è favorito anche dal boom dello shale oil che garantirà al Paese una forte capacità produttiva. Secondo Bloomberg, la produzione proveniente dal Bacino Permiano, uno dei principali giacimenti americani compreso tra Texas e New Messico, dovrebbe raddoppiare nei prossimi cinque anni spingendo l’output giornaliero totale degli USA a 17 milioni di barili contro gli attuali 13,2.

 

L’espansione americana preoccupa inevitabilmente l’OPEC. Il cartello dei Paesi esportatori si trova tuttora costretto a perseguire una politica di taglio alla produzione con l’obiettivo di sostenere il prezzo del barile: a conti fatti, sostiene Bloomberg, tale strategia dovrà essere mantenuta in atto per lo meno fino al 2021. Ad oggi, nota per altro la IEA, l’organizzazione rischia di sperimentare una riduzione ulteriore del suo peso complessivo sull’intero mercato mondiale a causa soprattutto del tracollo della produzione petrolifera venezuelana (-50% negli ultimi 20 anni e le prospettive per il futuro non sono certo incoraggianti…) che annulla o quasi la crescita della capacità produttiva degli altri Paesi. Da qui al 2023, quest’ultima voce potrebbe aumentare di appena 750 mila barili giornalieri nel computo totale dell’intera OPEC.

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