Ambiente

Pm2, 5: Delhi batte Pechino 2 a 1.

Altro che Pechino. È Delhi la megalopoli mondiale più infestata dalle pm2, 5, quel “particolato fine” che è la componente più pericolosa delle polveri sottili, perché in grado ...

Di Martina Valentini
Di CIAT (NP India burning2 Uploaded by mrjohncummings) [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

Altro che Pechino. È Delhi la megalopoli mondiale più infestata dalle pm2, 5, quel “particolato fine” che è la componente più pericolosa delle polveri sottili, perché in grado di penetrare profondamente nei polmoni: 122 microgrammi per metro cubo, la media annua. Il doppio della capitale cinese. Un valore che non sarebbe raggiungibile nemmeno se allo smog di Pechino si aggiungesse quello di Shangai. E in alcuni periodi dell’anno la situazione è ancora più preoccupante: come nei giorni della festa autunnale di Diwali, una delle più importanti in India. Il simbolo della vittoria del Bene sul Male. Ma la “festa delle luci” è anche occasione per migliaia di spettacoli pirotecnici che finiscono per aggravare la situazione già drammatica dello smog: oltre I 500 microgrammi per metro cubo con punte di 1000. Per capire la gravità della situazione: secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità il livello di sicurezza è inferiore a 25 μg / m³.

Inquinamento India
Di CIAT (NP India burning2 Uploaded by mrjohncummings) [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

Per far fronte alla situazione, racconta l’inviato del settimanale inglese Economist, si sono formate lunghe file nei negozi che vendono maschere e depuratori d’aria. Ma è meno che un palliativo: crisi di allergie, bruciori agli occhi, mal di gola, emicranie sono all’ordine del giorno (sintomi di cui soffre tra il 5 e il 10% dei dipendenti della città, secondo i dati raccolti da un sindacato locale).

Né a molto è servita la chiusura di scuole e cantieri decisa il 6 novembre scorso dalle autorità locali che, nel frattempo, hanno innaffiato le strade per tentare di ridurre il tasso di particolato.

Sul banco degli imputati, il traffico cittadino ma non solo: molti indicano come determinante anche l’abitudine di molti agricoltori locali di bruciare i residui della coltivazione del riso, incentivata dai governi negli anni scorsi con l’obiettivo di incrementare la produzione e ridurre il rischio di scarsità di cibo, anche a costo di chiudere più di un occhio sulle conseguenze ambientali di simili comportamenti.

@lamarty_twi

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