Più invecchia la popolazione più saliranno i tassi

In Europa nei prossimi anni dobbiamo attenderci tassi d’interesse reali di nuovo positivi: a spingerli di nuovo in alto è la demografia. L’analisi emerge ...

Di Martina Valentini
By Andrew Malone (Men of Randazzo) [CC BY 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons

In Europa nei prossimi anni dobbiamo attenderci tassi d’interesse reali di nuovo positivi: a spingerli di nuovo in alto è la demografia. L’analisi emerge in queste ore agli ‘Stati Generali delle Pensioni’, organizzati da Università Bocconi e Deutsche Bank a Milano. Gli studiosi della Bocconi che hanno presentato le loro ricerche in questi giorni, ( Carlo Favero, Deutsche Bank Chair in Asset Pricing and Quantitative Finance, e Vincenzo Galasso, direttore del Bachelor in International Politics and Government) hanno evidenziato come l’applicazione dei trend demografici alle previsioni economiche, attraverso un’attenta analisi della composizione per età della popolazione, spinga ad allontanare lo spettro della stagnazione secolare per l’area Euro, ma a considerare difficile l’implementazione delle riforme strutturali.

I prossimi anni saranno caratterizzati dall’aumento dell’aspettativa di vita e dall’ invecchiamento della popolazione, con poche nascite e una graduale diminuzione della popolazione tra i 40 e i 59 anni a favore degli over 60. “Mentre la relazione tra età e prodotto pro-capite è linearmente negativa, nel senso che diminuisce continuamente dai 20 anni in poi”, ha spiegato Favero, “l’età tra i 40 e i 59 anni è quella in cui si risparmia di più, contribuendo al contenimento dei tassi d’interesse, mentre la popolazione over 60, risparmiando di meno, contribuisce al loro aumento”. Il prodotto pro-capite è, perciò, destinato a diminuire con il progressivo invecchiamento della popolazione, mentre la forte crescita degli over 60 riporterà i tassi d’interesse reali in area positiva.

By Andrew Malone (Men of Randazzo) [CC BY 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)],   via Wikimedia Commons
By Andrew Malone (Men of Randazzo) [CC BY 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons

“In una situazione di questo genere sono di cruciale importanza le politiche per la crescita”, ha affermato Galasso, “e abbiamo perciò voluto intervenire nel dibattito che contrappone riforme strutturali e politiche di aggiustamento macroeconomico”. Tutti i dati a disposizione dimostrano che le persone di mezza età e anziane hanno un’opinione più negativa di riforme, liberalizzazione, flessibilità, politiche per la concorrenza, globalizzazione e libero commercio rispetto a quella dei più giovani. Le riforme del mercato del lavoro e di quello dei prodotti penalizzano, infatti, nell’immediato gli insider del mercato del lavoro e, quindi, soprattutto persone nelle fasce centrali di età, mentre i loro benefici saranno goduti, nel prossimo futuro, soprattutto dai più giovani.

@lamarty_twi

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile