Finanza etica

Pubblicità web mascherata: mega-profitti per i vip

La scorsa settimana Kim Kardashian ha pubblicato un video su Instagram in collaborazione con il fornitore di vitamine per capelli SugarBear. Niente di strano, perché ...

Di Corrado Fontana
Kim Kardashian al trucco. Di The Heart Truth [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
Social network e condivisione di contenuti sul Web con YouTube,   Twitter,   Instagram,   Facebook
Social network e condivisione di contenuti sul Web con YouTube, Twitter, Instagram, Facebook

La scorsa settimana Kim Kardashian ha pubblicato un video su Instagram in collaborazione con il fornitore di vitamine per capelli SugarBear. Niente di strano, perché se sei un personaggio da copertina (o celebrity) di livello internazionale, un cosiddetto “ influencer” – ad esempio l’italiana Chiara Ferragni -, cioè capace di indirizzare i gusti e i consumi delle persone, puoi fare profitti milionari grazie alla pubblicazione di contenuti sponsorizzati sui tuoi profili sui social network e sul web.

Una facile intuizione cui però BBC  ha associato delle cifre significative, ponendo quindi ulteriormente la questione della necessità di regolamentare queste pubblicazioni, contrassegnandole come vera e propria pubblicità

Secondo la piattaforma americana di analisi dei flussi social Captiv8 (che così si autodefinisce: “Multi Channel Social Analytics to Activate your Audiences”) le celebrities con un seguito compreso tra i tre e i sette milioni di persone (followers) potrebbero infatti ricavare mediamente 75 mila dollari in media per un post promozionale su Instagram, mentre un post nativo – cioè capace di non essere identificato come pubblicazione “per conto terzi” – su Twitter può valere intorno ai 30 mila dollari.  Le star di YouTube ricevono invece una media di 187, 500 dollari per ogni video sponsorizzato, stando alle indiscrezioni fornite da un’altra agenzia.

Profitti che hanno destato però l’attenzione dell’ Advertising Standards Authority britannica, la quale ha affermato che tali contenuti devono essere adeguatamente contrassegnati come pubblicità (in alcuni casi già evidenziata dall’acronimo #ad – cioè advertising – nei post). E anche se le cifre svelate da Captiv8 ad alcuni paiono un po’ gonfiate, il tema non sembra trascurabile in periodi di entrate fiscali ridotte. Anche perché ci sarebbe comunque un piccolo esercito di vip di più piccolo cabotaggio – da 50 mila a 500 mila followers – che possono ambire a guadagnare tra i 2500 e i mille dollari per i propri contenuti su YouTube e Instagram.

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