Riciclaggio, per oligarchi ed evasori il paradiso è in Austria

Rapporto-denuncia degli europarlamentari Verdi: da Vienna conti anonimi e controlli deboli sul riciclaggio. E quei passaporti premio a personaggi ambigui preoccupano

Di Matteo Cavallito
L'incontro tra Vladimir Putin e il cancelliere austriaco Sebastian Kurz in occasione del Russian-Austrian Business Council, Vienna, 5 giugno 2018. Foto: kremlin.ru Creative Commons Attribution 4.0 International

Riciclaggio, evasione, segretezza bancaria. E poi i controlli: deboli, inefficaci, forse addirittura risibili, a giudicare dalle cifre delle multe e dei sequestri. Benvenuti in Austria, il paradiso che non ti aspetti per corporation e oligarchi da lista nera.

È un quadro preoccupante quello che emerge nel dossier presentato oggi dagli europarlamentari Verdi e che Valori ha potuto consultare in anteprima. La data di presentazione del rapporto non è casuale. L’atto d’accusa investe Vienna in un momento topico: oggi prende il via il semestre di presidenza austriaca della UE. «L’Austria ha fatto progressi significativi verso il superamento della segretezza bancaria e del suo status di paradiso fiscale, ma resta un luogo attraente per il riciclaggio e l’elusione delle tasse» si legge nel dossier. Ed è solo l’inizio.

«La palude fiscale austriaca si avvantaggia di una serie di scappatoie legali. Il governo sta adottando misure molto dure contro i rifugiati mentre gli evasori fiscali e il denaro sporco continuano a trovare casa nella piazza finanziaria austriaca» tuona Sven Giegold, eurodeputato tedesco e responsabile degli Affari finanziari dei Verdi a Bruxelles. «Il segreto bancario ufficialmente non c’è più ma, sotto la sua superficie pulita, l’Austria
continua a offrire vie di fuga per il denaro criminale».

Elusione fiscale

Nel 2005 l’Austria ha ridotto la tassazione alle imprese riducendo l’aliquota dal 34 al 25%. A questo, lamentano gli europarlamentari, si aggiungono gli incentivi fiscali e gli accordi bilaterali con i singoli Paesi. Queste intese, dice la teoria, nascono per evitare la doppia tassazione ma si traducono in realtà in una vera e propria assenza di imposte per le imprese multinazionali. Tra le nazioni interessate spiccano Brasile e Cipro, l’isola prediletta degli oligarchi russi.

Il tutto poi avviene in un contesto di scarsa trasparenza: ad oggi – ma non solo in Austria – corporation come «Apple, Amazon o Ikea», sottolinea il rapporto, non sono tenute a rendere nota l’entità dei profitti realizzati in ogni singolo Paese (il cosiddetto Country-by-Country Reporting). I cittadini austriaci, da parte loro, sono legalmente autorizzati a mantenere «conti bancari anonimi e strutture legali in Liechtenstein», paradiso fiscale limitrofo dove «i servizi finanziari contribuiscono da soli a oltre un quarto del Pil».

Un valico al confine Austria-Liechtenstein. Foto: böhringer friedrich Attribution-ShareAlike 2.5 Generic (CC BY-SA 2.5)

Una situazione intollerabile per Sven Giegold che rivolge parole molto dure verso l’Austria: «La presidenza austriaca deve abbandonare la sua posizione di blocco sui temi fiscali e sostenere le norme europee in materia di trasparenza fiscale per Apple, Amazon & Co.».

Riciclaggio: condanne risibili

Vienna dovrà recepire l’ultima direttiva antiriciclaggio UE. Ma le premesse non sono buone. La Financial Action Task Force (FATF), l’organizzazione intergovernativa di base a Parigi, ha criticato l’Austria contestando la scarsa efficacia del suo sistema di controllo.

Il sistema di controllo antiriciclaggio di Vienna è inefficace: in un anno, appena 61 condanne, confische per appena 500mila euro e multe. Tra le banche austriache, l’83% non ha denunciato alcuna transazione sospetta.

Le cifre, in questo senso, appaiono sospette: nel 2015 le condanne per riciclaggio sono state appena 61 e hanno riguardato per lo più casi poco complessi. Il valore delle confische non raggiunge il mezzo milione di euro. Le 19 banche multate ne hanno pagati meno di 25mila.

A proposito di banche: nel 2015, rileva ancora la FATF, l’83% degli istituti austriaci non ha denunciato alle autorità alcuna transazione sospetta della sua clientela. Un silenzio che sa di negligenza, vista la forte concentrazioni delle filiali internazionali nelle aree più rischiose del continente come Ucraina, Russia e Bosnia.

Nel marzo del 2018 Raiffeisen Bank International AG è stata multata di 2,75 milioni di euro per l’inadeguatezza dei suoi controlli. La banca mantiene una significativa presenza in Russia e in Ucraina. E poi Meinl Bank, già coinvolta in una complessa storia di riciclaggio che ha riguardato una decina di istituti ucraini: Meinl– si legge nel rapporto – «era una delle 16 banche austriache collegate alla vicenda ‘Russian laundromat’ (lavanderia russa, ndr) con l’accusa di aver ospitato il conto bancario di una società di copertura cipriota che riceveva denaro riciclato dalla Russia».

La capitale cipriota Nicosa. Foto: NicosiaSkylines Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

Passaporti premio a personaggi sospetti

Infine i passaporti. Ambitissimi. Dal 1973, la legge austriaca consente al governo di attribuire cittadinanze honoris causa a chi ha offerto servizi straordinari al Paese. Nell’elenco, ovviamente, ci sono sportivi e uomini di spettacolo, ma anche personaggi discutibili come la figlia dell’ex presidente russo Boris Yeltsin, Tatyana Yumasheva, e il suo consorte così come la Ceo del colosso Basic Element, Gulzhan Moldazhanova. I tre, sottolinea il rapporto, hanno importanti legami con Oleg Deripaska, affermato oligarca già sulla lista nera delle autorità USA che lo scorso anno è diventato cittadino cipriota.

Fonte: “Austria – (still) open for shady money”, di Christoph Trautvetter. A cura di Sven Giegold e František Nejedlý. A report commissioned by the Greens/Efa group in the European Parliament. 2 luglio 2018.

Ma perché i passaporti di Vienna sono così preziosi? Presto detto. I possessori di un passaporto austriaco possono viaggiare senza visto in 169 Paesi, 53 in più rispetto alle nazioni visa free concesse ai cittadini russi. Per i siriani il divario sale a 129. In passato la pratica della cittadinanza premio ha attirato molte critiche generando una moratoria de facto tra il 2012 e il 2013. Nel 2014, tuttavia, Vienna ha concesso 47 nuovi passaporti: la quota annuale più alta dall’inizio delle rilevazioni.

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