Energia

Rinnovabili, il decreto Di Maio pietra tombale sull’eolico in Italia?

Un'analisi approfondita dei contenuti della bozza di decreto Di Maio preoccupa per il futuro dei produttori di energia dal vento. A rischio migliaia di occupati

Di Emanuele Isonio
Pannelli fotovoltaici e turbine elettriche. ©AP Images/European Union-EP

C’è un settore che ha un buon motivo per sudare freddo leggendo le anticipazioni del decreto rinnovabili messo a punto dal ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, fotocopiando quanto già proposto dal suo predecessore, Carlo Calenda. Sono gli operatori dell’eolico. I primi a rischiare grosso. Visto come è impostato il decreto, è concreta la possibilità che le novità in esso contenute si traducano in un colpo, forse mortale, per la principale energia pulita dopo il fotovoltaico e l’idroelettrico. E i primi a risentirne saranno gli impianti di piccola taglia. Vediamo perché.

Tariffe: un altro schiaffo all’eolico

Partiamo dai dati a consuntivo del GSE per capire i numeri che caratterizzano il mercato dell’eolico:

Dati tecnico-economici di impianti biennio 15-16
FONTE: GSE – il punto sull’Eolico – Ottobre 2017
FONTE: GSE – il punto sull’Eolico – Ottobre 2017

Consideriamo i dati, calcolati dal GSE, relativi al costo medio degli impianti eolici installati al 2016 (ovvero 1,49 mln€/MW), la loro produttività media, (ovvero 2000 ore equivalenti/anno), i costi annui di esercizio e manutenzione medi italiani (quindi manutenzione, assicurazione, affitto e oneri locali che ammontano a circa 50.000 €/MW), il costo del capitale, le tasse (IRES, IRAP e IMU) e gli oneri di sbilanciamento. Se ne deriva che ogni MW prodotto da un impianto eolico inferiore a 5 MW abbia un costo associato non inferiore a 84€, senza contemplare alcun profitto e così composto:

Investimento iniziale

37.25€

(1,49 mln€/(20*2000 MWh/anno)
Costo capitale

16.65€

(costo debito ed equity)
Oneri di sbilanciamento

2.00€

O&M

25.00€

(50.000 €/2000 MWh/anno)
Tasse

3.40€

TOTALE

84.30€

Nello stesso rapporto del GSE viene riportato il grafico con il Levelized Cost Of Energy (LCOE), che alle condizioni medie italiane di producibilità, stima il costo di produzione da fonte eolica in 80 €/mwh.

LCOE Levelized cost of energy
FONTE: GSE – il punto sull’Eolico – Ottobre 2017

In tale calcolo vengono considerato i soli costi di manutenzione in circa 28.000€/Mw, e non vengono inclusi oneri finanziari, assicurazione, affitto, spese generali e tasse.

La composizione dei costi di investimento secondo i dati consuntivi riportati dal GSE, e la relativa tabella in valori assoluti per MW consente di fare alcune valutazioni, che rendono inapplicabili le tariffe di riferimento proposte dalla bozza di Decreto FER:

FONTE: GSE – il punto sull’Eolico – Ottobre 2017
  1. Il costo di aerogeneratori e trasporto è la voce di costo più significativa ma è anche quella che storicamente si riduce più lentamente con l’evoluzione tecnologica. Aerogeneratori più efficienti consentono infatti di realizzare impianti in aree meno ventose, ma non a costi sensibilmente più bassi.
  2.  Le opere civili ed elettriche risentono necessariamente delle condizioni locali italiane, impianti da realizzare spesso sulla sommità di appennini, con rete inadeguata e forti vincoli ambientali che limitano il territorio disponibile. È una voce di costo che progressivamente si può ridurre solo marginalmente.
  3. L’attività di sviluppo comprende tutte le fasi di della progettazione degli impianti: siting, valutazione anemologica, geologica, archeologica, studi ambientali, ingegneria che anticipa le realizzazione vera e propria.In Italia mediamente dura 6/8 anni, perché ai tempi richiesti per le autorizzazioni necessarie si aggiungono i tempi di redazione ed emissione degli opportuni decreti che spesso non sono stati pubblicati (nel 2015, 2017, e 2018). Il relativo costo di sviluppo è una voce che continua ad aumentare mancando una politica stabile e a lungo termine in materia rinnovabile.

Tre esempi diversi: l’utile è sempre zero

Vediamo alcuni tre casi di impianti eolici, con differenti economie di scala e come potrebbero adattarsi al decreto proposto.

CASO 1

Impianto di piccole dimensioni (> 1 mw), con un costo di investimento pari 1.490 Mil euro/mw (media impianti secondo GSE), produttività attesa 2000 h/anno (il 68% ha produttività <= 2000 h/anno), costi annui di gestione, manutenzione, assicurazione, affitto fissati in 50.000/mw, finanziato con 25% equity e 75% debito ad un tasso del 5%/anno per 15 anni.

Risultato: il costo medio di produzione dell’energia è superiore alla tariffa di riferimento prevista dal decreto di 70$/mwh, l’impianto non può partecipare ai bandi.

CASO 2

Impianto di medie dimensioni con investimento pari a 1.390 mil euro/mw, significativamente inferiore alla media che riporta il GSE, produzione attesa a 2200 h/anno, costi annui di gestione e manutenzione pari 45.000 euro/mw, finanziato al 45 % con equity e 55 % debito (media GSE).

Risultato: il costo medio di produzione dell’energia è superiore alla tariffa di riferimento prevista dal decreto, l’impianto non può partecipare ai bandi.

CASO 3

Impianto di grandi dimensioni in posizione ottimale con produttività pari a 2400 h/anno (solo 8 % degli impianti realizzati secondo il GSE ha 2400 h/anno), costi annui di gestione pari a 40.000 €/mw, finanziato 50% equity e 50% debito:

Risultato: l’impianto può essere incentivato ai sensi del decreto proposto, qualora risulti in posizione utile. La tariffa spettante richiesta è ottenuta applicando lo sconto minimo previsto, non produce alcun utile nella vita dell’impianto ma remunera il capitale investito (625.000 €/mw) con una cedola annua del 2.02% (ca 12.700 €/anno/mw).

Il potenziale del vento rimarrà sulla carta?

L’approvazione della bozza Di Maio diventa quindi un serio pericolo di veder arenato un settore industriale promettente, che offre lavoro al momento a oltre 26mila addetti tra diretti e indiretti. Secondo gli analisti di ANEV (l’associazione delle imprese operanti nell’olico) infatti «Il potenziale di installazioni al 2030 per l’eolico on-shore di grande taglia si aggira sui 15800 MW cui si aggiunge un potenziale stimato per il mini-eolico di 400 MW e di 950 MW per l’eolico off-shore)».

Ma, calcolando l’invecchiamento del parco (nel 2030 avrà un’età media superiore ai 21 anni), senza sostituzioni e interventi legislativi «la traiettoria della potenza in esercizio al 2030 non consentirebbe di sfruttare il 55% del potenziale: oltre 8700 MW. Una cifra che sarebbe del 23% inferiore rispetto all’obiettivo che il Piano d’azione nazionale del GSE si era dato per il 2020».

Il Potenziale dell'Eolico onshore al 2030
Il potenziale dell’eolico in Italia al 2030 e quantificazione del potenziale che rimarrebbe sfruttato in caso di assenza di nuovi atti legislativi e mancata sostituzione impianti vetusti. FONTE: ANEV

 

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