La scuola italiana non funziona più da ascensore sociale

La nuova indagine OCSE-Pisa 2018 fotografa un Paese abbandonato alle disuguaglianze. E la scuola non aiuta a ridurle: «in Italia c'è un effetto segregazione»

Di Emanuele Isonio

Il risveglio per chi ancora crede nel valore sociale e culturale dell’istruzione scolastica è senz’altro brusco. Ma la realtà in molti casi è scomoda. E questo è uno di quelli: la scuola italiana, almeno per quanto riguarda la formazione secondaria di secondo grado (per capirci: licei, istituti tecnici e professionali), non riesce a ridurre le disuguaglianze socioeconomiche tra i diversi studenti. Chi appartiene alle fasce più elevate della popolazione italiana raggiunge mediamente risultati scolastici più elevati e ottiene migliori prestazioni in lettura, matematica e scienze.

È una delle tante verità contenute nel nuovo rapporto OCSE-PISA 2018, presentato a Roma: un’indagine internazionale triennale che valuta (attraverso i test predisposti in Italia da Invalsi) in quale misura gli studenti di quindici anni nel mondo hanno acquisito le conoscenze e le competenze chiave essenziali per la piena partecipazione alla società: lettura, matematica e scienze.

i tre ambiti indagati dall'indagine OCSE PISA
I campi d’indagine dell’analisi OCSE-PISA. FONTE: Indagine OCSE-PISA 2018.

Un sistema educativo iniquo

«Da queste indagini viene fuori una fotografia di un sistema educativo non equo» spiega a Valori Laura Palmerio, responsabile Area Indagini internazionali dell’Invalsi. «Ci sono differenze dei risultati anche in funzione dello status socioeconomico degli studenti».

Di dati che destano preoccupazione l’indagine OCSE-PISA è piena. Lo status socioeconomico è ad esempio un forte predittore delle prestazioni in matematica e scienze. «Questo fattore spiega l’11% della variazione nel rendimento in matematica in PISA 2018 in Italia (rispetto al 14% in media tra i paesi OCSE) e il 9% della variazione nel rendimento in scienze (rispetto alla media OCSE del 13% della variazione)» si legge nel rapporto.

Se ci si concentra sulle capacità di lettura e comprensione di un testo, il discorso non cambia: gli studenti italiani appartenenti alle categorie “avvantaggiate” hanno cinque volte più probabilità degli studenti svantaggiati di raggiungere i migliori risultati (quelli che nell’indagine vengono indicati come “top performers“): 10% contro appena il 2%.

Alla base di questi dati, c’è un altro aspetto, forse anche più scabroso: non solo la scelta del tipo di scuola è influenzata dalle condizioni di partenza delle famiglie ma, a parità di tipologia di scuola, i ricchi finiscono per studiare in alcuni istituti e i poveri in altri. «In Italia – spiega il rapporto – gli studenti con basso rendimento da un lato e quelli con alto rendimento dall’altro sono raggruppati nelle stesse scuole più spesso della media OCSE».

Effetto segregazione scuole italiane
FONTE: Indagine OCSE-PISA 2018.

L’effetto-segregazione

Ci sono due parole che i curatori del rapporto usano per indicare questo fenomeno: effetto segregazione. «Lo studente socioeconomicamente avvantaggiato si iscrive tendenzialmente al liceo più che agli istituti tecnici e professionali. Ma non solo: si iscrive a determinati licei. C’è quindi una segregazione sia tra i vari tipi di scuola sia tra istituti della stessa tipologia» spiega Palmerio.

Sicuramente in questo fenomeno, l’Italia non è da sola. Ci sono molti altri Paesi in cui avviene. Ma questa non è certo una consolazione: «la scuola non ce la fa a invertire questo fenomeno. Conferma la situazione di ingresso e non riesce a ridurre il gap tra condizioni socioeconomicamente diverse».

Nelle scuole dei “poveri” più carenze di materiali e personale

Se però la scelta delle famiglie di mandare i propri figli a studiare in scuole dove sono più sicuri di frequentare determinate fette di società piuttosto che altre è in qualche modo comprensibile, ad essere preoccupante è un altro aspetto emerso dal rapporto OCSE-PISA 2018: le scuole più frequentate da studenti svantaggiati tendono a soffrire di più per la carenza di personale e di materiali didattici. A denunciarlo, spiega il rapporto, sono gli stessi dirigenti scolastici italiani intervistati.

«In Italia, il 27% degli studenti iscritti in una scuola svantaggiata e il 18% degli studenti iscritti in una scuola avvantaggiata frequentano un istituto i cui dirigenti hanno riferito che la capacità di fornire istruzione è ostacolata almeno in parte dalla mancanza di personale docente».

Segregazione scolastica e divario nella carenza di materiale e di personale tra scuole avvantaggiate e svantaggiate
FONTE: Indagine OCSE-PISA 2018.

A parità di risultati scolastici, fra i poveri meno ambizioni di carriera

Diverse le condizioni socioeconomiche di partenza, diversi gli istituti scolastici frequentati, diverso il livello di formazione fornito anche a parità di tipo di scuola. Tutto questo produce un ulteriore effetto sui giovani italiani, secondo l’indagine OCSE-PISA: anche a parità di risultati scolastici, gli studenti svantaggiati hanno aspettative di carriera universitaria e lavorativa inferiore ai loro colleghi avvantaggiati. «In Italia tra gli studenti svantaggiati con alto rendimento, solo tre su cinque si aspettano di completare l’istruzione terziaria, contro sette su otto studenti socio-economicamente avvantaggiati con alto rendimento».

Aspettative di conseguire un titolo di studio superiore al diploma
FONTE: Indagine OCSE-PISA 2018.

Pesa l’assenza di borse di studio

Alla base di questo triste “autoingabbiamento” c’è un bagno di realismo da parte di giovani che probabilmente comprendono l’oggettiva difficoltà delle proprie famiglie a sostenere le spese dell’istruzione universitaria (non a caso sempre più frequente è il ricorso all’indebitamento per centrare l’obiettivo laurea).

A peggiorare la situazione, c’è un sistema di borse di studio del tutto inadeguato a assicurare parità di chance agli studenti “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi(con buona pace dell’articolo 34 della Costituzione). Gli incentivi destinati a incoraggiare il conseguimento di un titolo di studio terziario e per favorire la frequenza universitaria degli studenti meritevoli ed economicamente svantaggiati sono in Italia tra i più bassi: l’80% degli universitari non beneficia di premi o finanziamenti.

Distribuzione dei sostegni finanziari agli studenti universitari 2016 OCSE
Distribuzione dei sostegni finanziari agli studenti universitari 2016 in alcuni Paesi OCSE. FONTE: Education at a Glance 2017.

Difficoltà di lettura per uno studente su 4

Ma al di là delle differenze di risultati scolastici tra studenti più o meno ricchi, dall’indagine OCSE-PISA 2018 emerge un quadro preoccupante per la complessiva capacità del sistema scolastico italiano di dotare gli studenti nazionali degli strumenti essenziali per vivere in una società moderna.

L’Italia ha ad esempio ottenuto un punteggio inferiore alla media OCSE in lettura (476 contro 487) e scienze (468 punti contro 489). Quel che è peggio è che la prestazione media dell’Italia è diminuita, dopo il 2012, in queste due materie. Siamo nel XXI secolo ma ancora oggi «uno studente di scuola superiore su quattro ha difficoltà con gli aspetti base della lettura: non sanno identificare l’idea principale di un testo di media lunghezza, né collegare informazioni provenienti da fonti diverse. Sono solo in grado di capire e affermare il significato di frasi brevi, sintatticamente semplici a livello letterale» spiega Palmerio.

Il problema è sociale ma anche economico. Risultati non invidiabili a livello scolastico sono universalmente indicati dagli esperti come uno dei maggiori freni al progresso di un Paese: «ormai un’ampissima letteratura dimostra che uno dei fattori di sviluppo economico di un Paese è l’efficienza e l’efficacia del sistema di istruzione» osserva Palmerio. «Non curando questo aspetto rischiamo di comprometterci come Paese di adulti rispetto all’odierna società globale».

Gap impressionanti tra regioni e tipi di scuola

Ma la media nazionale, già di per sé non invidiabile, nasconde profonde differenze. Impressionante è ad esempio la differenza tra tipologie di scuola: gli studenti di liceo che non raggiungono il livello sufficiente in lettura sono meno del 10%. Ma negli istituti professionali superano il 50%. Quindi più di uno su due.

Studenti e capacità di lettura: distribuzione fra i vari livelli di competenze nelle diverse tipologie di scuola
FONTE: Indagine OCSE-PISA 2018.

C’è poi una differenza territoriale nelle performance degli studenti che salta all’occhio: mentre al Nord, le difficoltà di lettura riguardano poco più del 15% dei quindicenni, al Sud il tasso supera il 30% e nelle isole sfiora il 40%.

Studenti e capacità di lettura: distribuzione fra i differenti livelli di competenze nelle diverse aree geografiche
FONTE: Indagine OCSE-PISA 2018.

Ma perché tutti quei “100” al Sud?

Il dato stride con i risultati che, anno dopo anno, vengono presentati al termine degli esami di maturità: ogni volta, la maggior parte dei neodiplomati con il massimo dei voti (il fatidico 100) o addirittura con la lode arriva dalle scuole meridionali. Un evidente problema di standardizzazione delle valutazioni, che non rispecchia poi la qualità dell’insegnamento offerto, visti i risultati dell’indagine OCSE-PISA.

Diplomati con punteggio 100 maturità 2018-2019
La lode alla maturità? Soprattutto al Sud
«Certamente l’assegnazione dei voti di maturità rispecchia degli standard territoriali. Questo è uno dei problemi che rende utili le rilevazioni nazionali, che essendo uguali per tutte, permettono di confrontare davvero tutto il territorio italiano, eliminando quella forte componente soggettiva degli esami di maturità, che non li rende comparabili né tra territori né tra le diverse scuole di uno stesso territorio» commenta Palmerio.

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