Senza casa: quanti gli ‘invisibili’ in Italia?

L’Italia è il Paese con l a percentuale più alta di persone che posseggono una casa. Eppure il numero di quelli che non ha una ...

By Tomas Castelazo (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], via Wikimedia Commons
By Tomas Castelazo (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)],   via Wikimedia Commons
By Tomas Castelazo (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], via Wikimedia Commons

L’Italia è il Paese con l a percentuale più alta di persone che posseggono una casa. Eppure il numero di quelli che non ha una dimora, o che la perde, è in continuo aumento. Una popolazione invisibile che vive in strada, della quale forse nemmeno ci accorgiamo, se non quando i fatti di cronaca ce lo ricordano. Ne hanno parlato Michela Braga, lecturer presso l’Università Bocconi di Milano e ricercatrice della Fondazione Debenedetti, insieme a Roberta Carlini Co-direttore del quotidiano Pagina 99 qualche giorno fa a Trento nell’ambito del Festival dell’Economia.

Nella quasi totalità delle indagini, la base di campionamento comunemente utilizzata sono le abitazioni. Per questi motivi gli homeless vengono sistematicamente esclusi dalle statistiche ufficiali sulla povertà e sulla diseguaglianza sociale. I dati raccolti nelle principali capitali europee nei conteggi annuali segnalano un trend fortemente crescente del fenomeno. In Italia la fotografia più aggiornata è quella di Milano con il secondo Censimento Completo della popolazione dei Senza Fissa Dimora della città del 2013 (il primo venne condotto nel 2008 grazie alle borse Riccardo Faini). Rispetto al 2008 il fenomeno è aumentato complessivo del 69 per cento così che l’incidenza sul totale della popolazione residente nella città è passata dallo 0, 12 per cento al 0, 21 per cento. È diminuita però la percentuale di chi dorme in strada – i cosiddetti rough sleepers – grazie al significativo aumento di forme di accoglienza emergenziale nei mesi invernali.

Ma allora, quali sono i volti dei senza casa? Si tratta prevalentemente di uomini nella parte centrale della loro vita (l’età media è di 41, 2 anni e il 46 per cento della popolazione censita ha tra i 25 e i 44 anni), con un aumento degli immigrati, così come degli individui che dichiarano di essere sposati o di avere un partner. Sono individui con un livello di istruzione medio alto. Il 30% ha ricevuto sussidi finanziari, dei quali il 19% dal pubblico, ma gli stranieri non riescono ad accedervi. Girano per le strade, per la città, alla ricerca di quei servizi essenziali messi a disposizione: da una parte la mensa, dall’alta la doccia, da un’altra ancora il riparo dal freddo. E i nuovi invisibili, quelli della generazione tecnologica, non sono del tutto estranei alle nuove tecnologie: spesso hanno un pc o un cellulare. È proprio così impossibile, allora, mapparli e raggiungerli?

Tra le cause principali del fenomeno, vi è la perdita del lavoro, oppure la rottura di relazioni famigliari (divorzio ma anche la perdita di un coniuge o di un figlio), la dipendenza da droga e alcool, l’uscita dal carcere.

In Italia gli interventi sui senza dimora sono nella quasi totalità dei casi di tipo emergenziale e assistenziale: i cosiddetti “piani anti freddo” che consistono nell’incrementare l’offerta di posti letto durante i periodi dell’anno in cui il clima è più rigido e nel fornire coperte, cibo e bevande calde, con il supporto di volontari e del terzo settore. Non c’è però un’evidenza empirica dell’efficacia degli interventi sul reinserimento degli homeless nella società. Certo, fornire i servizi essenziali è fondamentale, ma il rischio è che ci sia una cronicizzazione di questo “status di homeless” per la maggior parte di essi. Ad esempio, ci si occupa di loro per la notte, in apposite strutture, o quando le temperature scendono d’inverno sotto zero. O quando è l’ora di mangiare. Ma di giorno? Dove vagano gli homeless, dove trovano luoghi in cui non sentirsi discriminati? Più che altro sono necessari approcci innovativi per ridurre o prevenire la nascita del fenomeno, così da incanalare le risorse verso quegli interventi che effettivamente producono risultati positivi drenandole da tutti quegli interventi inefficaci.

A livello internazionale il primo approccio è quello delle politiche per il possesso di un alloggio, tendenza che si sta diffondendo anche in Italia.