Shell Nigeria, sì alle cause per le fuoriuscite

Dopo l’attesa, ieri con la prima udienza è giunta la decisione: la  Technology and Construction Court di Londra ha ammesso la richiesta di risarcimento che ...

Gas flares nel delta del fiume Niger,   ovvero quando i gas prodotti in eccesso vengono bruciati in atmosfera. Di Chebyshev1983 [Public domain],   attraverso Wikimedia Commons
Gas flares nel delta del fiume Niger, ovvero quando i gas prodotti in eccesso vengono bruciati in atmosfera. Di Chebyshev1983 [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Dopo l’attesa, ieri con la prima udienza è giunta la decisione: la  Technology and Construction Court di Londra ha ammesso la richiesta di risarcimento che le due comunità di pescatori e agricoltori di Bille e Ogale hanno avanzato per i danni ambientali ed economici connessi alle fuoriuscite di petrolio dagli impianti di Shell in Nigeria, nel Rivers State, sul delta del fiume Niger.

La compagnia petrolifera anglo-olandese è infatti accusata per non essere riuscita a proteggere i propri oleodotti da danni provocati da terzi, in un’area dove le condotte sono obbiettivo di ladri di greggio che alimentano le attività di raffinazione illegale e provocano ingenti fuoriuscite di petrolio.

La richiesta di risarcimento e l’ azione giudiziaria seguita dallo studio britannico Leigh Day è centrata però anche sull’accusa di inefficienza delle operazioni di bonifica annunciate da Shell (e contestate da Amnesty International) a seguito dei rilievi prodotti dagli ispettori del Programma ambientale delle Nazioni unite ( UNEP), che nel 2010 certificavano un  inquinamento fino a 5 metri di profondità e petrolio nei campi di manioca e nei pressi dei sistemi di fornitura dell’ acqua.

Un problema complesso che riguarda una bonifica definitiva dell’area che potrebbe richiedere fino a 30 anni di tempo, e per la quale le comunità locali non hanno più intenzione di attendere.