Sisma, Campi risorge grazie al legno (certificato)

Edifici in legno, completamente antisismici, realizzati in tempi rapidi e dal costo contenuto: un’opportunità davvero interessante anche per la ricostruzione post sisma in Valnerina. ...

Legno per uso edilizia - archivio associazione PEFC Italia

Edifici in legno, completamente antisismici, realizzati in tempi rapidi e dal costo contenuto: un’opportunità davvero interessante anche per la ricostruzione post sisma in Valnerina. Le tecniche costruttive moderne basate su legno certificato permettono di costruire edifici antisismici fino a 20 piani. Ed è proprio partendo dalle opportunità che le filiere italiane del legno garantiscono e dalle certificazioni PEFC ed FSC, che consentono di verificare la garanzia della legalità e sostenibilità delle materie prime utilizzate, che riparte la progettualità del futuro di Campi, frazione del Comune di Norcia.

“Back to Campi”, ritorno a Campi: è stato ribattezzato così il progetto della pro loco di questo piccolo borgo – otto chilometri da Norcia – per realizzare un’area sportiva e ricreativa che possa permettere a turisti ed escursionisti di tornare in queste montagne e creare anche opportunità di lavoro. “Il progetto prevede la costruzione di una struttura polivalente coperta con pavimentazione in parquet, gradinate, spogliatoi, palestra, bar e tavola calda, un’area campeggio attrezzato con tanto di bungalow e piazzole per roulotte e camper in modo da poter ospitare turisti e tutti coloro che in queste terre hanno trascorso i loro fine settimana o le loro ferie”, spiega il presidente della Pro Loco Roberto Sbriccoli. “Le strutture saranno realizzate con legno certificato PEFC” – ha dichiarato Antonio Brunori, segretario generale dell’associazione PEFC Italia, partner del progetto. “L’idea è quella di incoraggiare la corretta progettazione in aree sismiche utilizzando il legno, materia prima ancora non molto usata nel Centro Italia in edilizia; i progettisti sanno che le strutture in legno sono più leggere e rapide da realizzare, quindi ideali per le aree sismiche. Per noi è importante educare alla sostenibilità e alle opportunità di crescita di filiere legno italiane, garantite e sostenibili”

“Lo abbiamo chiamato – aggiunge Sbriccioli – ‘ritorno a Campi’ proprio perché vogliamo che questa terra continui a essere ospitale con la gente che vive la montagna, con coloro che hanno qui le seconde case e con i turisti che vorranno continuare a vivere la meraviglia di queste aree”. Prima dei terremoti del 24 agosto e dell’ottobre scorso, a Campi, località nota anche per la chiesa di San Salvatore oggi completamente distrutta, vivevano circa 150 persone. Adesso sono rimaste una quindicina. “Noi non vogliamo abbandonare queste terre”.

In Italia esempi virtuosi di edifici in legno applicati nei terremoti del passato già esistono. Molte aziende italiane negli ultimi anni si sono impegnate in prima linea nella gestione dell’emergenza terremoti in Italia, sia dal punto di vista della costruzione di moduli abitativi provvisori che della ricostruzione; aziende coinvolte in virtù del proprio know how e dell’esperienza maturata nella progettazione e costruzione di case in legno e che hanno fatto della certificazione forestale uno degli strumenti per garantire la sostenibilità del legno e ripensare il futuro rispettando l’ambiente.

Con 9 miliardi di dollari di surplus l’industria italiana del Legno Arredo è seconda al mondo – secondo la Fondazione Symbola – per saldo della bilancia commerciale, preceduta solamente dalla Cina (86,3 mld) ma davanti ai competitor polacchi (8,5 mld), messicani e vietnamiti (6,2 mld) e tedeschi (-1,8 mld). Il primo importatore dei prodotti del legno arredo made in Italy è la Francia (1.061 mln €, anno 2015), seguito da Germania (844 mln), UK (719 mln), Svizzera (555 mln), Russia (527 mln), Spagna (407 mln), Emirati Arabi (295 mln), Cina (288 mln, dove siamo il primo fornitore nazionale), Arabia Saudita (272 mln) e Austria (265 mln). L’industria del Legno Arredo made in Italy è all’avanguardia nella sostenibilità ambientale. A partire dai consumi di energia: le nostre aziende utilizzano 30 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) per ogni milione di € prodotto, contro una media Ue di 68 (il Regno Unito ne consuma 39, la Francia 56, la Germania 63 e la Spagna 101). E dalle emissioni: con 39 tonnellate di CO₂ equivalente per milione di €, contro le 50 dei Tedeschi, le 52 dei Francesi, le 93 dei Britannici e le 124 degli Spagnoli.

@lamarty_twi