Stern: pagare i danni all’ambiente. E fornire delle vere alternative

Il mercato è “bugiardo” perché i prezzi dei prodotti non considerano i costi dei danni ambientali provocati dall’uso dei combustibili fossili...

Il mercato è “bugiardo” perché i prezzi dei prodotti non considerano i costi dei danni ambientali provocati dall’uso dei combustibili fossili. Lo ha ribadito Nicholas Stern, ex vicepresidente della Banca Mondiale, all’Università Bocconi di Milano, a margine congresso della Economic European Association, che si concluderà domenica prossima. Quello dell’internalizzazione dei costi ambientali nei prezzi dei prodotti è uno dei temi chiave che l’economista aveva anticipato nel 2006, nel suo rivoluzionario rapporto sull’impatto economico dei cambiamenti climatici, "Stern Review". «Oggi, a distanza di due anni, qualcosa inizia a cambiare – spiega Stern – per esempio con la direttiva sull’emission trading, che obbliga le imprese a pagare delle multe se superano le quote di emissioni di anidride carbonica consentite. Queste multe si trasformano in bollette più alte per i clienti di quelle imprese. È un modo per includere nei prezzi i costi ambientali».
Devono cambiare i sistemi di produzione ma anche i modelli di consumo. Come modificare quindi le scelte di acquisto della gente? Quattro gli ingredienti fondamentali, secondo Stern: primo, i prezzi, che, come ha spiegato, devono comprendere i costi ambientali. Secondo, l’informazione sulle conseguenze dei cambiamenti climatici e dell’attuale modello di vita e di consumo. Terzo, sempre l’informazione, ma questa volta sulle possibili alternative (il risparmio energetico, le case ecologiche, le fonti rinnovabili, i mezzi di trasporto alternativi all’auto, ecc.). Quarto, delle vere alternative. «Non serve dire alla gente di usare i mezzi pubblici al posto dell’auto, se i mezzi pubblici non ci sono – sottolinea Stern -. La politica deve fare molto di più. Servono incentivi per le energie rinnovabili. Servono investimenti pubblici per la lotta ai cambiamenti climatici. Ogni Paese deve impiegare tra l’1 e il 2 per cento del Pil a questo scopo».