Anche nel Lussemburgo si può fare finanza etica

Perfino nel Lussemburgo delle società offshore e della scarsa trasparenza si può fare finanza etica. Basta volerlo. Etica Sgr ci è riuscita

Il Lussemburgo è patria di elusione fiscale e di società offshore. Ma offre anche servizi finanziari di alto livello. E, volendo, vi si può lavorare seguendo standard etici e trasparenti © frantic00/iStockPhoto

Il Lussemburgo, si sa, è l’ultimo Granducato del mondo. Piccolo Paese di 620mila abitanti,  fondatore dell’Unione europea, della NATO, del Benelux e delle Nazioni Unite. Un Pil pro capite stellare di 114.234 dollari. 

Il Lussemburgo, un enorme hub finanziario

Ma cos’è davvero il Lussemburgo? Possiamo dire, senza tema di smentita, che è un enorme hub finanziario con un’economia determinata per l’86% da servizi bancari e finanziari. Il Lussemburgo, in particolare, è specializzato nel fornire servizi anche per molte istituzioni finanziarie europee e mondiali. Si stima intorno al 55% dei servizi finanziari offshore e del 12% di quelli globali, facendone il secondo Paese dopo gli Stati Uniti per fondi d’investimento residenti. 

Dal 2013, quando ha aderito a molti standard internazionali sulla trasparenza – e soprattutto a partire dall’emersione dello scandalo dei Luxleaks e alla fine del governo Junker (vero architetto del paradiso fiscale che era diventato il Granducato) – il Lussemburgo ha fatto importanti passi avanti sulla strada della trasparenza fiscale. Per quanto resti un porto franco fiscale se avete opere d’arte, lingotti d’oro o titoli al portatore da custodire. Per questo il Lussemburgo figura ancora tra i paradisi fiscali denunciati, tra gli altri, dall’organizzazione non governativa Oxfam.

Effettivamente, tutt’oggi nel Lussemburgo operano uffici legali e bancari in grado di fornire “privacy” dietro partenariati. E che consentono di non rivelare informazioni su chi possieda davvero aziende e fondi finanziari. Questi evidenti e persistenti problemi di trasparenza, non riguardano però chi sceglie società di servizi finanziari trasparenti ed etici e pretende da loro policies fiscali corrette. 

Fatta questa prima selezione – tra operatori opachi e operatori trasparenti – è indubbio che il Lussemburgo offra strumenti particolarmente efficienti per chi sviluppa servizi finanziari.

La mancanza di armonizzazione fiscale genera paradisi

È soprattutto la carenza di norme per l’armonizzazione fiscale a livello di Unione europea ad aver consentito di sviluppare all’interno dell’Unione stessa giurisdizioni a fiscalità privilegiata. Veri e propri paradisi fiscali, anche se non risultano nella black list della Ue in virtù del loro status di Paesi membri. E dando vita al cosiddetto dumping fiscale, ovvero un sistema di concorrenza sleale attraverso il quale uno o più Paesi offrono alle aziende una pressione fiscale più vantaggiosa rispetto a quella adottata nel Paese d’origine. Un metodo che contraddice i principi di solidarietà e coesione che dovrebbero essere alla base dell’Unione.

È però possibile, anche in questi Paesi, scegliere forme di gestione dei veicoli di investimento e di servizi finanziari che informano la propria attività a criteri di trasparenza, correttezza fiscale ed eticità. L’elusione fiscale, cioè, non è un destino inevitabile per chi mette piede in Lussemburgo: è questione di scelte.

La scelta di Etica Sgr: lavorare con il Lussemburgo ma senza evadere

Etica Sgr, società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica, ha deciso di porsi il problema senza preconcetti. Come relazionarsi dunque con il Lussemburgo? Si è scelto di avviare un lavoro ampio e profondo di analisi, per soppesare pro e contro (anche dal punto di vista reputazionale oltreché tecnico-operativo). Il che ha portato a scegliere di costituire una Sicav, quale veicolo di investimento estero per collocare i propri fondi in Spagna (ma potenzialmente nel futuro anche in altri paesi europei), avente sede in Lussemburgo. Una scelta svolta in coerenza con quanto i network internazionali della finanza etica, di cui il Gruppo Banca Etica è parte, stabiliscono.

La decisione di collocare fondi etici in Spagna risponde all’obiettivo di portare il modello della finanza etica anche fuori dai nostri confini nazionali. E consentire a soci e clienti del Gruppo di disporre di una gamma di strumenti per gestire i propri risparmi in modo completamente conforme ai principi della finanza etica e allo stesso tempo efficiente. 

I rischi legati alla burocrazia ottocentesca delle normative italiane 

La normativa italiana prevede che una Sgr (Società di gestione del risparmio) italiana, come Etica sgr, che collocasse fondi di diritto italiano in Spagna, debba fungere da sostituto d’imposta. Ciò significa che un investitore spagnolo che investisse nel fondo italiano di Etica sgr collocato in Spagna dovrebbe attivarsi per evitare di pagare due volte le tasse: sia in Italia sia in Spagna. Il meccanismo per evitare la doppia tassazione è però tutt’altro che semplice o scontato. L’onere di provare al fisco italiano di essere fiscalmente residente in Spagna è, infatti, a carico dell’investitore e può in alcuni casi portare comunque il malcapitato cliente a dover seguire un tortuoso e complicato meccanismo tipico del provincialismo burocratico italiano. 

lussemburgo
Il Lussemburgo, nazione da anni al centro di scandali e polemiche legate all’evasione ed elusione fiscale © RossHelen/iStockPhoto

Una tale complessità burocratica spingerebbe inevitabilmente l’eventuale investitore spagnolo a rivolgersi direttamente a un fondo lussemburghese. Che fare dunque? Scegliere una Sicav etica di diritto lussemburghese, a parità di caratteristiche tecniche con un fondo di diritto italiano, non impone di fare da sostituto d’imposta sul capital gain. Una scelta che consente alla Sgr di concentrarsi sul suo core business etico: la definizione dell’universo investibile sulla base dei criteri di esclusione e delle valutazioni ambientali, sociali e di governance. Nonché le strategie d’investimento, l’azionariato attivo e l’engagement, la gestione e la distribuzione del prodotto. Tutti i servizi operativi e accessori sono invece delegati al gestore prescelto. E di cui in Lussemburgo vi è un’ampia gamma di possibilità. 

Esiste un Lussemburgo sostenibile

Quindi, il Lussemburgo non è necessariamente il diavolo. Lo è se lo si sceglie per approfittare degli spazi di opacità e di elusività fiscale che la struttura dei servizi finanziari del Paese ancora offre. Ma non lo è se si sceglie di beneficiare dell’alta competenza e offerta di servizi finanziari, nel quadro però delle normative europee di trasparenza e applicando le proprie politiche etiche.

In questo secondo caso, quello scelto dal Gruppo Banca Etica, il Lussemburgo torna ad essere un Paese in cui si trovano le migliori competenze specifiche. Un recepimento corretto e tempestivo delle direttive europee. Un’autorità di regolamentazione di tutto rispetto (la Commission de Surveillance du Sector Financier). È inoltre un Paese particolarmente attivo, negli ultimi anni, per quanto riguarda la diffusione della finanza responsabile. Basti pensare al lancio della piattaforma dedicata ai green bonds nel 2016 dalla Borsa del Lussemburgo. O di quella per gli investimenti con forte impatto contro i cambiamenti climatici, Luxembourg-EIB Climate Finance Platform, nel 2017 insieme alla Banca europea per gli investimenti.

La finanza è una questione di scelte. Occorre porsi domande di senso su come vengono utilizzati i soldi, per quali finalità e modalità. A queste condizioni e con questo approccio, neanche il Lussemburgo è Sodoma e Gomorra.