Finanza etica

Tasse: Oxfam denuncia il “gioco al ribasso”

Bermuda, Cayman e Paesi Bassi. È questo il poco invidiabile podio della classifica paradisi fiscali societari più aggressivi del mondo stilata da Oxfam Italia all’interno ...

Di Matteo Cavallito
Ginevra, Svizzera. Foto: Alexey M. Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale (CC BY-SA 4.0)
Ginevra,   Svizzera. Foto: Alexey M. (Wikimedia Commons)
Ginevra, Svizzera. Foto: Alexey M. (Wikimedia Commons)

Bermuda, Cayman e Paesi Bassi. È questo il poco invidiabile podio della classifica paradisi fiscali societari più aggressivi del mondo stilata da Oxfam Italia all’interno del rapporto “ Battaglia fiscale” (scarica ). Secondo la Ong, i paradisi fiscali che compaiono nella graduatoria sono “i principali responsabili a livello globale della dilagante corsa al ribasso sulla tassazione degli utili d’impresa che sottrae miliardi di euro alla lotta alla disuguaglianza e alla povertà”. Un fenomeno, quest’ultimo, legato a pratiche fiscali particolarmente nocive tra cui la scelta di aliquote fiscali nulle sui redditi delle imprese non residenti, la concessione di incentivi fiscali iniqui e improduttivi, la mancanza di collaborazione nei processi internazionali . Dietro al terzetto di testa, compaiono, in ordine di classifica, anche Svizzera, Singapore, Irlanda, Lussemburgo, Curaçao, Hong Kong, Cipro, Bahamas, Jersey, Barbados, Mauritius e Isole Vergini britanniche .

 

I paradisi fiscali, sostiene la Ong, sarebbero solo la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio, visto che l’introduzione di pratiche fiscali dannose con l’obiettivo di attrare investimenti costituisce da tempo una strategia diffusa che coinvolge tanto i Paesi del G20 – dove l’ aliquota sui redditi d’impresa è scesa dal 40% a meno del 30% negli ultimi 25 anni – quanto le aree in via di sviluppo, nelle quali l’abbassamento dell’imposizione fiscale produce conseguenze evidenti .   Oxfam, stima che l’elusione fiscale delle multinazionali costi ai Paesi più poveri almeno 100 miliardi di dollari all’anno , una cifra “sufficiente a mandare a scuola 124 milioni di ragazzi e a coprire le spese sanitarie per salvare la vita di 6 milioni di bambini”.

 

Ma anche le economie più avanzate non sono immuni da conseguenze, visto che alla contrazione del gettito fiscale delle multinazionali seguono tipicamente interventi di compensazione da parte dei governi che si traducono nel taglio della spesa pubblica o nell’aumento le tasse sui consumi (come l’IVA). “ Non ci sono vincitori nella corsa al ribasso sulla tassazione dei profitti delle grandi imprese” dichiara Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia . “A rimetterci sono le piccole e medie imprese nazionali e i cittadini, soprattutto i più poveri, tanto nelle nostre economie avanzate quanto in quelle dei paesi in via di sviluppo, che pagano più tasse e non hanno accesso a servizi essenziali come istruzione e sanità”.

 

Quattro le richieste di Oxfam ai governi per porre fine all’elusione fiscale e alla corsa al ribasso sulla tassazione degli utili d’impresa: l’abolizione di incentivi fiscali iniqui e improduttivi e la definizione di un sistema di tassazione d’impresa equo; l’elaborazione di blacklist dei paradisi fiscali basate su criteri che prendano in considerazione anche pratiche fiscali nocive adottate; la promozione di misure di maggiore trasparenza fiscale con l’estensione a tutte le grandi multinazionali dell’obbligo di rendicontazione pubblica delle attività condotte e delle imposte versate in ciascun Paese; il potenziamento a livello UE delle norme relative alle società controllate estere (le cosiddette regole CFC) sulla tassazione nei paesi dell’Unione dei redditi delle multinazionali residenti realizzati nei paradisi fiscali.

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