Finanza etica

Testamenti solidali, la “moda” fa bene al Terzo settore

Anche in Italia cresce la scelta di includere Ong e associazioni benefiche tra i propri eredi. Il fenomeno potrebbe valere fino a 130 miliardi entro il 2030

Di Emanuele Isonio

Consideratela, se volete, moda per aumentare l’appeal della propria immagine pubblica. Ma tra i Paperoni statunitensi è ormai un trend consolidato. Decidere di redigere un testamento solidale per lasciare i loro immensi patrimoni in beneficienza dopo la propria morte. Che il gruzzolo venga dalla new economy, dal cinema, dalla musica o dall’alta finanza sembra fare poca differenza.

Dell’elenco – sempre più nutrito – fanno parte gli attori Ashton Kutcher e sua moglie Mila Kunis, il patron di Microsoft Bill Gates e il cofondatore dell’azienda Paul Allen, il megafinanziere Warren Buffett, l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg. E poi il Ceo di Oracle, Larry Ellison e il n.1 di Facebook, Mark Zuckerberg, che ha annunciato di voler destinare ai propri figli solo l’1% della sua fortuna. Peraltro non esattamente spiccioli ma un gruzzolo di poco meno di 500 milioni di dollari. E la regola del 99% è seguita quasi unanimemente da tutti i vip citati.

Ashton Kutcher e Mila Kunis, forse la coppia più belle di Hollywood, ha due figli. Ma per loro niente eredità. «I miei figli vivono una vita da privilegiati e non se ne rendono nemmeno conto. Ci stiamo sforzando di non farli crescere viziati, non vogliamo si sentano autorizzati a comportarsi in certi modi. Quando moriremo i nostri soldi andranno a chi ne ha davvero bisogno» ha spiegato l’attore.

Dagli Usa all’Italia

I loro nomi fanno notizia sia per l’entità dei patrimoni sia per la radicalità delle loro scelte. Quasi tutti, in ossequio alla filosofia Usa del self made man, non paiono aver timore di lasciare con scarse sostanze la loro prole. Ma l’abitudine a farcire di solidarietà il proprio testamento sta facendosi strada anche tra la gente comune e al di qua dell’Atlantico.

Certo, in Italia, l’approccio è in qualche modo frenato dalla regola della “quota di legittima”. Una parte dell’eredità spetta comunque ai figli e all’eventuale coniuge, qualunque fosse l’opinione che aveva di loro il parente passato a miglior vita. Ma il fenomeno di prevedere organizzazioni benefiche tra i propri eredi è ormai in via di consolidamento. Tanto da far dire agli addetti ai lavori che quello dei lasciti testamentari sarà sempre di più la principale fonte di finanziamento del Terzo Settore.

«Disporre un lascito solidale a favore degli enti del Terzo settore – spiega Ferdinando Ricci, responsabile Marketing e referente Lasciti della Fondazione Umberto Veronesi.

«È un’azione importante che permette di dare continuità alle proprie scelte e ai propri interessi in favore delle generazioni future».

«Per effettuare un dono nel testamento non è necessario avere a disposizione grandi cifre: non esiste un tetto minimo di donazione, piccoli contributi da tante persone possono permettere di raggiungere obiettivi importanti a beneficio della collettività».

Quel 20% della ricchezza nazionale da intercettare

I dati più completi in tal senso sono contenuti in uno dei Quaderni prodotti periodicamente dalla Fondazione Cariplo. Nello studio si prevede che i lasciti  in Italia aumentino sensibilmente nei prossimi 15 anni. Due gli scenari presi in considerazione: il primo ipotizza che la quota di patrimonio destinata a scopi umanitari sia pari al 100% nelle famiglie senza figli e 0% in tutte le altre. Il secondo, meno radicale, immagina che tale quota sia del 50% nei nuclei senza figli e il 5% della quota disponibile per tutte le altre famiglie.

“Il numero di famiglie italiane i cui patrimoni potranno essere potenzialmente disponibili per lasciti alle istituzioni del Terzo Settore – si legge nello studio – passeranno dalle oltre 62mila del 2020 alle quasi 424mila del 2030”.

In base allo scenario 1, le risorse complessivamente disponibili in favore del Terzo settore, passerebbero dai 16,5 miliardi di euro del 2020 ai 129,2 del 2030. Cifre che calano, seppur non di molto, nell’ipotesi meno estrema. In quel caso, il valore economico dei patrimoni potenzialmente oggetto di lasciti nel periodo 2014-2030 si puòstimare in circa € 101 miliardi.

Valore potenziale dei lasciti di beneficenza secondo i 2 scenari – Fonte: Quaderno 23 Fondazione CARIPLO, elaborazioni su dati Banca d’Italia (2006-2015) e Istat (2015)

“Nell’arco dei prossimi 15 anni – conclude l’analisi – è destinata a essere trasferita mortis causa circa un quinto della ricchezza netta del paese. All’interno di tale flusso, appare ragionevole immaginare che il valore potenziale dei lasciti alle istituzioni del Terzo settore possa rappresentare un ammontare significativo, corrispondente a circa l’1% della ricchezza complessiva”. Una cifra appunto compresa tra 100 e 130 miliardi.

Composizione dei lasciti – Scenario 1 (€ miliardi) FONTE: Quaderno 23 Fondazione Cariplo – elaborazioni su dati Banca d’Italia (2006-2015) e Istat (2015)

Lasciti vitali per il Terzo settore

A dimostrare che il trend potrebbe essere proprio quello ipotizzato dagli analisi della Fondazione Cariplo, c’è anche l’indagine realizzata dal Comitato Testamento Solidale, che riunisce una ventina di organizzazione no profit. Arco temporale dell’analisi: il quadriennio 2012-2016. Le stime dell’organizzazione evidenziano come, dal 2012, il valore economico dei lasciti solidali per un terzo delle organizzazioni non profit sia cresciuto fino al 10%. Per un altro 11% delle realtà tra il 10% e il 20%. E addirittura tra il 20% e il 30% nel 5,5% dei casi.

Non è un caso che, tra le tante possibili forme di fundrasing di cui possono avvalersi le organizzazioni del Terzo Settore – donazioni regolari, regali solidali, 5×1000, sms – il lascito solidale è tra le principali forme di raccolta fondi che per il 77,78% delle organizzazioni incide per un valore economico fino al 10% complessivo della raccolta fondi. Non solo. Stando ai dati, il 95% delle onlus è convinto che nei prossimi anni questa nuova e più moderna forma di raccolta fondi continuerà ad assumere un ruolo sempre più centrale nelle campagne delle singole organizzazioni.

«I risultati dell’indagine confermano che anche in Italia sta prendendo sempre più piede la cultura della solidarietà testamentaria, nonostante il forte ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Gli Italiani stanno acquisendo maggiore consapevolezza» dichiara Rossano Bartoli, portavoce di Comitato Testamento Solidale. «Chi sceglie di redigere testamenti solidali ha compreso fino in fondo quanto siano importante per continuare ad aiutare donne, uomini e bambini che vivono in difficoltà».

…«Non bisogna disporre di ingenti patrimoni, il testamento solidale non è roba da ricchi. Anche un piccolo gesto può aiutare concretamente le Organizzazioni del Comitato a portare avanti i loro progetti in Italia e nel mondo»…

Denaro ma anche azioni e case

Ma cosa preferiscono donare gli italiani? Stando ai dati lasciano ai posteri, soprattutto, una somma di denaro, che può trattarsi anche di beni sotto forma di azioni (76,47%), seguiti da beni immobili (52,94%) e polizze assicurative (29,41%). Più difficile invece, secondo le organizzazioni del Comitato, che si scelga di donare beni mobili come gioielli o opere d’arte. Grazie al lascito solidale gli italiani hanno la possibilità di fare del bene sostenendo l’attività quotidiana di tante realtà sociali impegnate in importanti cause umanitarie e scientifiche.

«Negli ultimi anni la Fondazione ha assistito ad una crescita costante delle donazioni ricevute attraverso testamenti solidali», spiega Ricci, sottolineando che «i contributi raccolti attraverso questa modalità vengono investiti dalla Fondazione Veronesi per iniziative concrete: principalmente borse di ricerca scientifica e progetti di ricerca in ambito oncologico, cardiologico e delle neuroscienze. Tutti settori in cui le donazioni sono fondamentali».

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile