La scelta del cibo? Un atto politico. A Torino, il 12° Salone del Gusto Slow Food

Food for change sarà il filo conduttore dell'edizione 2018. Migliaia di contadini lanciano il messaggio: il mondo si cambia partendo da ciò che mangiamo

Di Emanuele Isonio
Delegati Terra Madre alla cerimonia di inaugurazione Salone Gusto Slow Food 2018. FOTO: Alessandro Vargiu / Archivio Slow Food

Cambiare il mondo attraverso il cibo. Consapevoli che le nostre scelte alimentari non sono neutre, né dal punto di vista della nostra salute, né sul loro impatto economico, ecologico e sociale. In tre parole: Food for Change. Ovvero: il tema che farà da filo conduttore all’edizione 2018 del Salone del Gusto di Torino che apre oggi e durerà fino al 24 settembre.

 

«Un potente strumento di rivoluzione lenta e pacifica»

«Un approccio che si riverbera nel progetto stesso della manifestazione – diffuso e aperto – fino ai contenuti dei forum e delle conferenze, perché riteniamo che il cibo sia il più potente strumento per avviare una rivoluzione lenta, pacifica e globale: se vogliamo cambiare il mondo, cominciamo dai piccoli gesti quotidiani, come la scelta consapevole delle materie prime che usiamo per realizzare le nostre ricette» spiega il presidente onorario di Slow Food Italia, Roberto Burdese. «Se lo facessimo tutti, vedremmo gli effetti sulla qualità e salubrità dei prodotti, sulla tutela degli ecosistemi e della biodiversità, sui mercati globali e la distribuzione delle risorse. Sulla vita di ogni giorno».

Il cibo, veicolo di cambiamento sociale

I visitatori, all’interno del Lingotto Fiere e negli eventi dislocati in città a Torino troveranno mille storie di produttori e comunità che, con il loro lavoro, hanno dato sostanza al concetto di cambiamento sociale tramite cibo. Gli esempi sono potenzialmente infiniti. Spesso lontano dagli occhi della Grande distribuzione e, purtroppo, anche da chi decide quale tipo di agricoltura incentivare.

Le donne cilene anti-agrochimica

C’è ad esempio Isabel Angelica Inayao Sepulveda. È cilena, come forse l’omonimia con il grande scrittore può far intuire. Nelle aree rurali intorno alla piccola cittadina di Paillaco, nel sud del Paese, si dedica all’agricoltura sostenibile di piccola scala. Giovanissima, insieme ad altre 18 donne lavora nella Agrupaciòn por la biodiversidad de Paillaco.

Sono mujeres rurales e fanno parte della rete locale di Slow Food, sono sostenitrici di una produzione agricola senza chimica e si dedicano alla ricerca di varietà locali, promuovendo un’alimentazione sana in contrasto con l’avanzata delle malattie dovute a un eccessivo consumo di cibi processati. Producono ortaggi seguendo il metodo dell’agroecologia, ma sono anche raccoglitrici di erbe e frutti selvatici che vendono ogni settimana nel mercato locale. La loro specialità sono le marmellate a base di murta, piccole bacche rosse di un arbusto originario del Sud del Cile.

Due delle mujeres rurales dell’Agrupación por la biodiversidad de Paillaco nel sud del Chile.

Dal Senegal uno degli chef più apprezzati a NYC

Pierre Thiam è invece uno chef di origini senegalesi molto noto a New York dove è stato definito «il re della nuova cucina africana», della quale interpreta i sapori etnici con uno stile contemporaneo che si è conquistato un pubblico di tutto rispetto. «Quando cucino mio piatto vada oltre la ricetta che propongo, che lasci un segno». Thiam c’è riuscito con il fonio, un cereale ritenuto miracoloso per le sue caratteristiche nutrizionali e agronomiche che ne permettono la coltivazione con poca acqua e in ambienti difficili.

Fonio Senegal Slow Food
Il capo del villaggio di Boula Téné, [Senegal] tiene in mano un fascio di fonio. Foto di Richard Nyberg, USAID.
«Questo piccolo seme può cambiare le sorti del continente africano e in particolare della fascia subsahariana del Sahel, la più povera, quella da cui centinaia di migliaia di giovani partono rischiando la vita alla ricerca di fortuna verso l’Europa. Per questo sto lavorando affinché la coltivazione del fonio possa voglio che ogni raggiungere i mercati internazionali».

La lotta basca per la biodiversità locale

«La maggior parte delle persone quando pensa al patrimonio culturale considera solo monumenti e palazzi storici, per me invece un maiale che vive libero nella natura rappresenta un monumento molto più bello di un bene architettonico in rovina» a raccontarci la sua visione è Christian Aguerre che nei Paesi Baschi francesi lavora insieme a un gruppo di altri produttori per proteggere la biodiversità locale, allevando le razze antiche di maiali e pecore, coltivando varietà locali di mais e ciliegie. A mettere a rischio il maiale basco del Kintoa è la bassa capacità riproduttiva. A salvarlo dall’estinzione, anche grazie al Presidio Slow Food, sono le caratteristiche della razza, che rendono facile l’allevamento allo stato brado, e la qualità delle carni da un punto di vista gastronomico.

Liberi nella foresta. Il Presidio Slow Food del maiale basco del KintoaIl biglietto? Per finanziare il “diritto a partecipare” dei delegati Terra Madre

Il programma completo, le ultime notizie e la possibilità di riservare gli appuntamenti su prenotazione sono su www.slowfood.it. Sempre on line è possibile acquistare in prevendita il biglietto d’ingresso a Lingotto Fiere: 5 euro il biglietto singolo e 20 euro l’abbonamento per i cinque giorni, oltre 1 euro per i diritti di prevendita.

L’incasso, al netto dei costi di gestione, verrà interamente destinato a finanziare il “diritto di partecipazione” dei delegati di Terra Madre e i progetti della rete Slow Food in Africa. Nei giorni dell’evento, il costo del biglietto di ingresso singolo acquistato è10 euro.

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