Non solo sci alpino: il futuro è fatto di ciaspole, trekking e freeride

Il caso austriaco di Dobratsch fa scuola: cambiamenti climatici e costi esorbitanti dell'innevamento artificiale impongono un ripensamento del turismo invernale. Molte “nuove” discipline attirano proseliti

Il confine italiano, attraverso il valico di Coccau che unisce il Friuli Venezia Giulia con la Carinzia austriaca è a una manciata di chilometri. Non lontano dalla città di Villach, sorge il Parco Naturale di Dobratsch. Per chi ama la montagna libera dal giogo del tradizionale sci alpino, un punto di riferimento. Per chi vuole dimostrare che il turismo invernale si può fare anche senza opere ad alto impatto e ingenti investimenti pubblici, anche.

Dalle miniere allo sci alle ciaspole

L’area del Dobratsch infatti è stata per decenni sfruttata dall’industria mineraria. A partire dagli anni ’80 del XX secolo, si è fatta avanti l’esigenza di trovare un nuovo modo di utilizzarla. Per qualche anno, c’era in funzione un comprensorio sciistico, ma di dimensioni ridotte e con troppo pochi impianti per attirare gli appetiti degli sciatori più esigenti. Inoltre, l’innevamento artificiale, anche prima che gli impatti dei cambiamenti climaticiVariazione dello stato del clima rispetto alla media e/o variabilità delle sue proprietà che persiste per un lungo periodo, generalmente numerosi decenni.Approfondiscisi facessero più forti, non era permesso: nell’area infatti sono presenti numerose fonti che vanno poi a fornire acqua potabile alla regione e acque termali ai centri vicini. Erano quindi necessarie idee alternative. Nel 2002, il governo locale approvò quindi il progetto di Parco naturale, il primo della Carinzia.

Parco Naturale Dobratsch Carinzia

Una scelta coraggiosa che ha riscosso consensi inimmaginabili. Da quel momento, non solo d’estate, ma anche d’inverno, il Parco del Monte Dobratsch si è trasformato in un centro nevralgico per gli sport invernali a impatto zero. Sci alpinismo, freeride, trekking, ciaspole (che, un po’ sfrontatamente, spesso calcano i tracciati delle vecchie piste sciistiche). La “via alpina” Alpenstrasse di Villach è così diventata il punto di partenza strategica per escursioni di ogni tipo (e un viatico per un buon indotto economico). Per Dobratsch e le sue strutture ricettive, una seconda opportunità, ben più florida della prima e decisamente più attenta alle esigenze ambientali e di biodiversità.

La linea è tracciata

Ma quello di Dobratsch, per quanto paradigmatico, non è un esempio singolo. Le discipline diverse dallo sci alpino stanno infatti prendendo sempre più piede, anno dopo anno. Trovare una sola causa è fatica di Sisifo: nel cambio, incidono senz’altro i costi sempre più alti di attrezzatura e ski pass, la maggiore attenzione ambientale dei turisti, l’accresciuta esigenza di costruirsi vacanze che permettano davvero di andare via dalla pazza folla e riconnettersi alla natura (cosa che le piste da sci, spesso affollatissime, non consentono).

Il trend è segnato. Lo confermano anche i produttori di materiali sportivi: «La quota dello scialpinismo sul totale di quanti vanno in montagna rappresenta oggi circa il 15% su scala mondiale, con oltre 3,1 milioni di paia di sci da alpinismo venduti ogni anno. Ma il dato più interessante è che si prevede, entro 5/7 anni, un incremento che porterà lo scialpinismo a superare il 50% del totale del mercato della neve» prevede Reiner Gerstner, per oltre dodici anni direttore marketing del gruppo Oberalp (che produce tra gli altri i marchi Salewa e Dynafit).

L'andamento dei praticanti dei diversi sport invernali. FONTE: Rapporto Skipass Panorama Turismo 2018/2019.
L’andamento dei praticanti dei diversi sport invernali. FONTE: Rapporto Skipass Panorama Turismo 2018/2019.

Lo scialpinismo, che consiste nel salire percorsi innevati con le “pelli di foca” (strisce di materiale sintetico peloso che si applicano sotto la soletta degli sci e consentono di procedere in salita con gli attrezzi ai piedi senza scivolare all’indietro), senza l’ausilio di impianti di risalita, lontano dal caos delle piste, “annusando” le atmosfere più autentiche dell’ambiente montano anche attraverso la fatica del gesto fisico, sta crescendo. Le gite più classiche e comode sono frequentate da molte decine di persone ogni weekend.

Le “altre” discipline coinvolgono un turista su 4

Ovviamente il cambio di passo (e di sport) non avviene da un momento all’altro. Ma che il vento stia cambiando è nei numeri. «Lo sci da discesa continua a essere lo sport invernale più praticato» spiega il tradizionale rapporto Skipass Panorama Turismo. Incide, tuttora, per il 59% dell’interno sistema sportivo sulla neve italiano, cui si aggiunge il 13% di snowboarder. Ma è interessante che chi usa le ciaspole sia pari all’11% del totale. Freestyle, scialpinismo, sci di fondo insieme, incidono per quasi il 13%.

Quota praticanti delle diverse discipline sportive invernali
FONTE: Rapporto Skipass Panorama Turismo 2018/2019.

Peraltro, spiegano gli analisti dell’Osservatorio Italiano Turismo Montano, i dati sui fan delle “nuove” discipline potrebbero essere sottostimati. Ad esempio, «riguardo all’escursionismo con le ciaspole, i dati sono più difficili da censire proprio perché è un’attività che piace soprattutto a famiglie e adulti che spesso non hanno esperienza con gli sci. Per praticarla non servono impianti ma un’attrezzatura semplice e soprattutto la voglia di passare qualche ora sulla neve naturale in sicurezza».