Finanza etica

UK, allarme droni: facile convertirli in armi

In un rapporto del think tank britannico Oxford Research Group l'allarme per la diffusione senza controllo di droni volanti, facili da convertire in armi

Di Corrado Fontana
Drone volante radiocomandato in volo. Di succo [CC0], attraverso Wikimedia Commons

In epoca di Isis e attacchi terroristici anche nel cuore d’Europa, il Regno Unito si accorge di aver paura dei giocattoli. O meglio delle decine di modelli di drone volante in commercio: dai più semplici e meno costosi, regalati in massa ai bambini col Natale appena trascorso, a quelli più sofisticati, potrebbero infatti venire convertiti con estrema facilità in armi o strumenti per trasportare ordigni esplosivi. La denuncia – rilanciata dalle pagine web di «The Guardian» – arriva dal rapporto Remote Control Project diffuso dal think tank Oxford Research Group e segue comunque diversi episodi inquietanti avvenuti anche altrove in tempi recenti e, forse, finora sottovalutati.

Quella che era una tecnologia assai redditizia sviluppata a fini militari per eliminare obbiettivi in contesti di guerra, peraltro fortemente criticata dalle organizzazioni impegnate per la difesa dei diritti umani, potrebbe ora trasformarsi – da che è disponibile sul mercato comune a prezzi per tutte le tasche – in un pericolo per le comunità difficile da sottoporre ad un adeguato controllo.

Drone volante radiocomandato in attesa di decollo. Di Tomwsulcer (Opera propria) [CC0], attraverso Wikimedia Commons
Drone volante radiocomandato in attesa di decollo. Di Tomwsulcer (Opera propria) [CC0], attraverso Wikimedia Commons

Ne sono convinti gli estensori del rapporto, per il quale sono stati esaminati oltre 200 modelli di droni disponibili in commercio. E nello studio si sottolinea infatti la necessità di stringere le maglie delle licenze di vendita e utilizzo e l’incremento degli investimenti su sistemi di difesa laser e di disturbo delle radiofrequenze impiegate per radiocomandarli, coinvolgendo esercito e polizia. In pratica suggerendo quindi un’escalation tecnologica e militare – e degli affari ad essa inevitabilmente collegati – che faccia fronte a un fenomeno che appare in parte già sfuggito di mano.

Come dimostrerebbero, secondo l’Oxford Research Group, i casi dell’attivista antinucleare che fece atterrare un drone con sabbia radioattiva sul tetto dell’ufficio del primo ministro giapponese nell’aprile 2015, oppure quello dei nazionalisti che hanno interrotto una partita di calcio tra le squadre di Serbia e Albania sorvolando il campo con un drone che trasportava la bandiera che inneggiava al Kosovo autoctono.

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