UK, multinazionali libere dal lavoro forzato

Le imprese britanniche dovranno certificare l’assenza di qualsiasi complicità con fenomeni di schiavitù e lavoro forzato in genere fornendo in tal senso tutti i ...

Zanzibar, “Memory for the Slaves”. Scultura di Clara Sörnäs. Foto: Brocken Inaglory (Wikimedia Commons)
Zanzibar,   “Memory for the Slaves”. Scultura di Clara Sörnäs. Foto: Brocken Inaglory (Wikimedia Commons)
Zanzibar, “Memory for the Slaves”. Scultura di Clara Sörnäs. Foto: Brocken Inaglory (Wikimedia Commons)

Le imprese britanniche dovranno certificare l’assenza di qualsiasi complicità con fenomeni di schiavitù e lavoro forzato in genere fornendo in tal senso tutti i dettagli utili sulla loro catena di fornitura. Lo segnala il Guardian. L’operazione trasparenza, imposta dalle nuove norme che entrano ufficialmente in vigore proprio nella giornata di oggi, mira a favorire i fenomeni di consumo consapevole disincentivando al contempo il ricorso da parte degli operatori britannici a imprese fornitrici estere che non offrono sufficienti garanzie.

Il provvedimento, conosciuto come Modern Slavery Act, si applica alle aziende UK con un fatturato superiore ai 36 milioni di sterline e coinvolgerà un totale di 17 mila soggetti. La normativa, ricorda il Guardian, entra in vigore a un anno di distanza dallo scandalo che coinvolse la Charoen Pokphand (CP) Foods, gigante thailandese del settore ittico e fornitore dei principali supermarket del Pianeta (Walmart, Carrefour, Costco, Tesco e non solo) che, rivelò all’epoca il quotidiano britannico, acquistava pesce da utilizzare come mangime da alcuni subfornitori che facevano uso di veri e propri schiavi. Secondo l’International Labour Organisation (ILO), ricorda il Guardian, 21 milioni di persone nel mondo si trovano attualmente in condizione di lavoro forzato.