Ambiente

UK, petrolio: 120 mila lavoratori meno nel 2016

Sul Regno Unito, che attende con fibrillazione l’esito del referendum sulla Brexit del prossimo 23 giugno, si affaccia ora anche lo spettro – dal punto di ...

Di Corrado Fontana
Piattaforma di estrazione petrolifera offshore. Di U.S. Coast Guard photo by Petty Officer 3rd Class Patrick Kelley. [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
Piattaforma di estrazione petrolifera offshore. Di U.S. Coast Guard photo by Petty Officer 3rd Class Patrick Kelley. [Public domain],   attraverso Wikimedia Commons
Piattaforma di estrazione petrolifera offshore. Di U.S. Coast Guard photo by Petty Officer 3rd Class Patrick Kelley. [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Sul Regno Unito, che attende con fibrillazione l’esito del referendum sulla Brexit del prossimo 23 giugno, si affaccia ora anche lo spettro – dal punto di vista dei petrolieri – della famigerata transizione energetica. E così, secondo una ricerca della società di marketing Experian e rilanciata da BBC, si scopre che a seguito del perdurante crollo del prezzo del petrolio, come pure dalla sempre più diffusa corsa al disinvestimento dalle fonti energia di origine fossile, il comparto Oil & Gas britannico potrebbe ritrovarsi con 120 mila posti di lavoro in meno entro il 2016 rispetto all’anno precedente: 84 mila meno nel 2015 e 40 mila nel corso di questi 12 mesi.

In particolare, dai 450 mila lavoratori che vantava al suo culmine, nel 2014, il settore estrattivo offshore (cioè in mare) di Sua Maestà britannica si passerebbe a 330 mila – tra quelli direttamente impiegati e quelli coinvolti dall’indotto e nei servizi –. Una conferma rispetto ad altre rilevazioni pubblicate in un report di Bank of Scotland e Lloyds Banking Group –  diffuse sempre da BBC –, secondo le quali per ogni posto di lavoro creato l’anno scorso se ne sono persi ben sei nelle compagnie petrolifere UK.

Deirdre Michie, amministratore delegato di Oil & Gas UK, l’organizzazione che le riunisce, ha sottolineato che si tratta di tagli mirati a recuperare efficienze e competitività, «per attrarre investimenti e stimolare l’attività nel Mare del Nord», dove stima ci siano «fino a 20 miliardi di barili di petrolio e gas ancora da recuperare».

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