Ambiente

USA, clima: via libera a nuove cause legali?

Una decisione importante che potrebbe aprire la strada a un’ondata di causa legali. È quella assunta nelle scorse settimane dal giudice della Corte Distrettuale della ...

Di Matteo Cavallito
Tecnici al lavoro in un pozzo di estrazione di petrolio. Di National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) from USA (Drilling Roughnecks) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Tecnici al lavoro in un pozzo di estrazione di petrolio. Di National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) from USA (Drilling Roughnecks) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
Una decisione importante che potrebbe aprire la strada a un’ondata di causa legali. È quella assunta nelle scorse settimane dal giudice della Corte Distrettuale della California settentrionale, William Alsup, in un caso che coinvolge due amministrazioni cittadine e un manipolo di aziende del settore fossile chiamate a rispondere delle loro responsabilità nel fenomeno del cambiamento climatico. Lo ha riferito, tra gli altri, il portale no profit statunitense Grist magazine. Le corporation, tra cui Chevron, Exxon e BP, sono accusate di responsabilità nell’innalzamento del livello degli oceani, fenomeno – sostengono le amministrazioni di San Francisco e Oakland che hanno avviato il caso – che ha già contribuito a provocare inondazioni nella West Coast. Le due città si erano rivolte alla corte statale dopo il rifiuto del tribunale federale di prendere in considerazione caso. Il giudice Alsup ha respinto l’istanza ma ha anche sentenziato che le amministrazioni hanno il diritto di rivolgersi a quelle stesse corti che avevano precedentemente chiuso la porta ai querelanti.

 

Il caso, insomma, torna ora al vaglio dei giudici che avevano escluso la propria competenza in materia sentenziando – sulla scorta di quanto stabilito dalla Corte Suprema nel 2011 – che spetta al governo e non ai tribunali regolamentare le attività dei grandi inquinatori. Le corti, ovviamente hanno ancora facoltà di respingere la richiesta. Ma la sensazione, a questo punto, è che si sia aperto uno spiraglio: in primo luogo per la presenza di una sentenza favorevole, in secondo per il coinvolgimento nella causa di compagnie petrolifere estere. Un ripensamento dei tribunali federali, è lecito immaginare, potrebbe innescare un effetto domino di proporzioni incerte.

 

Ma non è tutto. A margine della sentenza, il giudice si è rivolto direttamente al governo degli Stati Uniti per ottenere entro 50 giorni un parere sulla vicenda. Il governo, si legge nell’ordinanza del tribunale, “è invitato a leggere le denunce, le mozioni di archiviazione e le eccezioni presentate per redigere un parere sulla questione spiegando se (e in quale misura) la legge federale possa offrire una risposta alla materia in questione. La Corte gradirebbe ricevere una risposta entro il 20 aprile”. Entro quella data, commenta la rivista Forbes, “il mondo potrebbe scoprire la posizione dell’amministrazione Trump sulla causa intentata dalle amministrazioni californiane e sull’accusa di responsabilità nel cambiamento climatico rivolta alle compagnie del settore energetico”.

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