Usa, nei paradisi fiscali oltre metà dei profitti offshore

È quanto emerge dall’ultima analisi condotta da Citizens for Tax Justice a partire dai dati dell'IRS. Nei tax havens più noti si sono registrati 505 miliardi ...

Di Matteo Cavallito

Il 54% dei profitti esteri delle corporation americane è stato prodotto in 12 paradisi fiscali determinando cifre complessive che eccedono di decine di volte il peso reale delle economie degli stessi. È quanto emerge dall’ultima analisi condotta dall’organizzazione statunitense Citizens for Tax Justice (CTJ) a partire dai dati resi noti alcuni giorni fa dall’agenzia delle entrate (Internal Revenue Service, IRS). Nel dettaglio, i profitti accumulati dalle sussidiare estere delle imprese americane nel 2010, l’ultimo anno per il quale sono state rese disponibili le cifre, ammontano a 929 miliardi di dollari. 505 di questi sono stati registrati nei paradisi fiscali più noti del Pianeta. 424 nel resto del mondo.

Per dare un’idea del livello di concentrazione occorre guardare alla misura del peso economico dei singoli Paesi. Il Pil complessivo dei tax havens presi in considerazione vale poco meno di 1.900 miliardi di dollari. Quello degli altri Paesi in cui sono presenti filiali estere di società Usa supera i 42 mila miliardi. In altre parole, il peso delle economie in cui si è concentrata oltre la metà dei profitti è pari ad appena il 4% del Pil complessivo delle nazioni che ospitano le sussidiarie americane. In cinque Paesi, i profitti delle corporation Usa superano addirittura il Pil locale. Cifre alla mano, rileva CTJ, si va dal 106% registrato in Lussemburgo al 123% delle Bahamas per proseguire quindi con i numeri clamorosi del podio: 1102% alle Isole Vergini Britanniche, 1600% alle Cayman e 1643% alle Bermuda. Le tasse pagate dalle corporation nei 12 paradisi fiscali più noti equivalgono in media il 7% dei profitti contro il 17% registrato negli altri Paesi.

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