Usa, la riforma divide gli economisti

Il governo americano può finalmente tirare un sospiro di sollievo: la tanto agognata riforma del sistema finanziario è ormai approvata...

Di Redazione


Il governo americano può finalmente tirare un sospiro di sollievo: la tanto agognata riforma del sistema finanziario è ormai approvata (per entrare in vigore dovrà attendere solamente la firma del presidente Barack Obama). Ma si tratta di un testo che ha diviso nettamente i parlamentari americani. E che, similmente, non trova d’accordo molti economisti.

Un sondaggio effettuato dal Wall Street Journal mostra infatti come anche gli esperti non concordino affatto sul giudizio dato alla legge. La divisione è stata praticamente al 50%: 21 hanno dichiarato che qualora fossero stati chiamati a votare in parlamento avrebbero appoggiato la riforma; 22 si sarebbero invece opposti. Più nel dettaglio, il 58% degli intervistati ha dichiarato che le nuove regole potranno avere un effetto solo parziale nel ridurre l’impatto di una nuova crisi simile a quella scatenata dall’esplosione della bolla subprime; solo il 6% ritiene che invece la protezione per il sistema sarebbe «significativa». 

Il che lascia intendere come anche parte di chi ha dichiarato che avrebbe appoggiato la riforma non sia comunque entusiasta del testo licenziato dal Congresso. «Meglio di niente – ha chiosato Allen Sinai, analista di Decision Economics – ma si tratta di una misura davvero imperfetta». «La natura umana rende inevitabili altre crisi finanziarie – ha spiegato, con maggiore ottimismo, Dana Johnson di Comerica Bank -. Con questa legge l’impatto sarà un po’ meno forte in futuro». Per Mark Nielsen, economista di MacroEcon LLC, invece, qualunque legge avesse approvato il parlamento non sarebbe stata sufficiente a garantire la tenuta di fronte ad eventuali recrudescenze della crisi: «Nel lungo termine l’industria finanziaria troverà il modo di aggirare le regole». «E poi queste norme sono state adattate alla crisi attuale: chi lo dice che la prossima sarà identica?», conclude Michael Niemira, dell’International Council of Shopping Center.

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