ESCLUSIVO / Valori chiama, Zalando risponde

Dopo la pubblicazione di un servizio su Zalando, uscito sul numero di Valori di ottobre, il colosso dell’e-commerce tedesco ha chiamato la redazione di ...

Di Corrado Fontana
Il responsabile della logistica di Zalando David Schröder (a sinistra) con Mauro Meggiolaro (al centro) e Anne Zarend (corporate communications) dopo l'intervista, che si è tenuta a Berlino, presso la sede della società, il 20 ottobre 2015
Il responsabile della logistica di Zalando David Schröder (a sinistra) con Mauro Meggiolaro (al centro) e Anne Zarend (corporate communications) dopo l'intervista,   che si è tenuta a Berlino,   presso la sede della società,   il 20 ottobre 2015
Il responsabile della logistica di Zalando David Schröder (a sinistra) con Mauro Meggiolaro (al centro) e Anne Zarend (corporate communications) dopo l’intervista, che si è tenuta a Berlino, presso la sede della società, il 20 ottobre 2015

Dopo la pubblicazione di un servizio su Zalando, uscito sul numero di Valori di ottobre, il colosso dell’e-commerce tedesco ha chiamato la redazione di Valori proponendo un incontro con il vice-presidente e responsabile della logistica David Schröder. L’incontro si è tenuto il 20 ottobre: un’ora di domande e risposte sulle condizioni di lavoro nei centri logistici Zalando. Eccovi una sintesi.

di Mauro Meggiolaro / ESCLUSIVO PER VALORI.IT

La posizione ufficiale dell’impresa sulla trasmissione di RTL e le risposte alle critiche si possono leggere qui in italiano.

Valori: Dopo il reportage della TV tedesca RTL (di cui abbiamo parlato su Valori) avete iniziato ad apportare una serie di miglioramenti nel centro logistico di Erfurt. Come procede? Sono ora disponibili nuove postazioni per sedersi? Come sono regolate le pause? Quali sono i risultati del controllo esterno sulla protezione dei dati?

Schröder: Sì, abbiamo aggiunto nuove postazioni nella zona di produzione per permettere ai lavoratori di sedersi: non che prima non ci fossero ma ora ce ne sono di più. Per quanto riguarda le pause: non è cambiato nulla ma già al momento del report di RTL avevamo pause sensibilmente più lunghe rispetto ai requisiti legali per il settore (30 minuti). Le nostre pause variano dai 45 ai 60 minuti, a seconda del centro logistico. Per quanto riguarda la protezione dei dati: è stata effettuata una verifica a Erfurt in collaborazione con le autorità competenti (Garante per la Protezione Dati della Turingia). In linea di massima siamo risultati a norma. Sono stati fatti dei rilievi che abbiamo accolto: oggi i dati sulla performance dei singoli lavoratori possono essere controllati solo dai responsabili diretti di un particolare team e non dai responsabili di tutti i team.

Per quanto riguarda i “Pics per ora” (numero dei capi raccolti) non abbiamo alcun obiettivo assoluto, ci sono solo obiettivi relativi che si basano sulla performance media di ogni team. Bisogna anche dire che i “pics per ora” dipendono anche e soprattutto dalla stagione: in estate è più facile fare un numero elevato di “pics” raccogliendo infradito dagli scatoloni. Mentre in inverno, con gli stivali, è normale che i “pics” siano inferiori: gli stivali sono infatti più grandi e pesano di più.

Valori: I miglioramenti che avete apportato ad Erfurt saranno estesi anche agli altri centri logistici?

Schröder: Nella maggior parte dei casi i miglioramenti che vengono applicati a un centro logistico sono poi trasferiti a tutti gli altri centri. Tuttavia possono esservi differenze motivate da circostanze o preferenze espresse localmente.

Infografica Zalando da Valori 131,   settembre 2015
Infografica Zalando da Valori 131, settembre 2015

Valori: Nel 2016 aprirete un centro logistico in Italia. Il primo fuori dalla Germania. Perché proprio in Italia? Quanti posti di lavoro saranno creati? Con quali tipologie di contratto? I lavoratori saranno a partita IVA o saranno assunti tramite regolari contratti con Zalando?

Schröder: Non è ancora chiaro dove apriremo il nostro centro logistico in Italia, sicuramente si tratta del nord Italia. Abbiamo scelto l’Italia perché è un mercato molto importante per noi e vogliamo diminuire i tempi di consegna, che viene effettuata per mezzo di TIR. In Italia non agiremo direttamente ma ci appoggeremo ad un partner locale, probabilmente una cooperativa di servizi, anche se siamo ancora in fase di selezione dei potenziali partner. Non saremo presenti direttamente perché non conosciamo bene il settore nel vostro paese e preferiamo appoggiarci a chi ha già esperienza. Quello che è certo è che, anche se il datore di lavoro sarà un soggetto terzo, saranno validi i nostri social standard, gli stessi che adottiamo in Germania. Se ad esempio i social standard specificano un minimo di minuti di pausa, anche il centro italiano dovrà rispettare quel minimo. Quindi non corrisponde al vero il fatto che saranno impiegati lavoratori a partita IVA.

Per approfondire, qui un articolo del Corriere.it sempre su Zalando

Valori: Perché non adottate il contratto collettivo della vendita al dettaglio nei vostri centri logistici? Il sindacato Verdi (Sindacato unificato dei servizi in Germania) ha dichiarato che i vostri centri logistici sono attivi nel settore del commercio e non nella logistica: guadagnate con la vendita di prodotti al consumatore finale e non con lo stoccaggio e il trasporto. Il contratto della vendita al dettaglio imporrebbe condizioni più favorevoli per i lavoratori. Come rispondete a questa critica?

Schröder: I centri logistici svolgono attività di logistica e sono retti da società controllate al 100% da Zalando SE ma autonome dal punto di vista giuridico: Zalando SE le paga per svolgere attività di logistica. Quindi non avrebbe senso applicare un contratto del settore “vendita al dettaglio”. Tutte le società che gestiscono centri logistici adottano il contratto della logistica. Perché noi dovremmo essere diversi? Se i centri logistici fossero appaltati a società terze, non controllate da Zalando, nessuno avrebbe nulla da eccepire. Zalando SE controlla le società che gestiscono i centri logistici e per questo motivo ci viene chiesto di applicare il contratto previsto per la “vendita al dettaglio” ai centri anche se, per esempio, nei centri logistici i lavoratori non sono impegnati in alcuna trattativa commerciale, come invece richiederebbe il contratto del settore vendita al dettaglio. E questa è solo una delle tante differenze tra le due tipologie di contratto.

Valori: Quanti sono i lavoratori in affitto nel centro logistico di Erfurt? Quanti quelli con contratti a tempo determinato?

Schröder: I lavoratori temporanei sono il 10-15% in media in tutti e tre i centri di distribuzione, come previsto dai social standard. Per quanto riguarda i contratti a tempo indeterminato: ad Erfurt e Brieselang, che sono partiti prima, siamo oltre il 50%. A Mönchengladbach, che è partito nel 2014, siamo oltre il 10%. Su questo punto vorrei precisare una cosa: i lavoratori in affitto presso i centri logistici possono esserlo solo per 6 mesi, poi offriamo loro un contratto a tempo determinato. Da questo punto di vista siamo molto più sostenibili rispetto ad altre imprese del settore.

Per quanto riguarda la percentuale dei lavoratori con contratto a tempo determinato: in genere offriamo un contratto di un anno che poi possiamo rinnovare per un secondo anno. Al più tardi alla scadenza del secondo anno, se decidiamo di assumere il lavoratore lo facciamo con un contratto a tempo indeterminato. L’alta percentuale di lavoratori a tempo determinato in alcuni centri logistici è dovuta al fatto che i centri sono ancora troppo recenti e quindi la maggior parte dei lavoratori si trova ancora nella fase dei contratti a tempo determinato da 1 anno + 1 anno. Il centro logistico di Erfurt è partito nell’estate del 2012, quindi solo nell’estate del 2014 abbiamo iniziato a convertire un maggior numero di contratti da tempo determinato a indeterminato. Tuttavia, anche prima di tale data sono stati offerti dei contratti a tempo indeterminato.

Valori: Negli scorsi anni Zalando avrebbe ricevuto 35 milioni di euro di contributi pubblici. Per quale ragione?

Schröder: I sussidi sono stati assegnati a Zalando per sostenere l’occupazione a Berlino e a Erfurt, entrambe considerate zone strutturalmente deboli dal punto di vista delle opportunità di lavoro. A Erfurt i contributi sono stati dati grazie ai fondi dell’Unione Europea, visto che la Turingia è considerata un’area depressa dal punto di vista economico. I fondi in Turingia erano legati a un obiettivo di assunzione di almeno 500 lavoratori. Oggi siamo a oltre 2.6000 (dato aggiornato ad agosto 2015, ndr), quindi abbiamo più che mantenuto le promesse. A Erfurt abbiamo ottenuto contributi per l’acquisto di macchinari e in generale di beni materiali: l’Unione Europea, tramite la banca pubblica regionale Thüringer Aufbaubank, ha pagato una parte di questi beni a fondo perduto. Ripeto, si tratta di beni materiali che poi dobbiamo dimostrare di possedere effettivamente. E in effetti a fronte dei contributi erogati siamo sottoposti a controlli regolari.

Ringraziamo Matteo Bovio (Senior Manager Corporate Communications e portavoce per i mercati italiano e spagnolo) per aver organizzato l’incontro.

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