I volti della Macerata che dice no al razzismo

Lucia, Elvira, Luigi, Annalisa: Refugees Welcome ha presentato le storie di chi ha aperto la propria famiglia ai rifugiati

Di Martina Valentini

Le notizie tragiche, i fatti di sangue, gli aspetti deteriori della quotidianità – si sa – fanno più gola ai media assetati di clic. Eppure troppo spesso, quelle notizie non sono seguite da una riflessione su cosa è utile fare per evitare che quegli articoli rimangano fini a sé stessi. Né si trasformano in un’occasione per riflettere su come contrastare concretamente ogni forma di violenza, coniugando sicurezza, legalità e integrazione.

Lo stesso rischio che si corre nella cronaca dello sconcertante attacco terroristico di matrice fascista avvenuto a Macerata sabato scorso. Per questo, Refugees Welcome, associazione che da anni promuove l’accoglienza in famiglia dei rifugiati, ha voluto raccontare le storie di chi, nella stessa Macerata, apre le porte della propria casa come gesto concreto di integrazione.

Lucia, Elvira, Luigi, Annalisa sono i protagonisti di alcune di quelle storie. I volti di un modo diverso di rispondere alla barbarie. “Una battaglia che prescinde dal colore della pelle, dalla razza, da tutto. Nel mondo civile non ci sono differenze, non ci interessano. Ci sono solo persone che combattono nefandezze e che non si lasciano andare ad altre barbarie” come ha giustamente sottolineato ieri al Corriere della Sera lo zio di Pamela, la ragazza barbaramente assassinata nei giorni scorsi nello stesso capoluogo marchigiano.

Lucia ad esempio è un’infermiera, che da qualche settimana ha accolto nella sua casa Blessing, una ragazza nigeriana, titolare di protezione umanitaria, all’ottavo mese di gravidanza. “Da poco accogliamo a casa Blessing, una minuta e delicata ragazza di 26 anni che partorirà la sua bimba a marzo. Abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto per qualcuno, oltre le chiacchiere, perchè bisogna mettersi in gioco in prima persona, se si vogliono cambiare le cose. Non sarà sempre facile, ma con la rete di Refugees Welcome e con le persone che qui ci vorranno aiutare, riusciremo a dare a Blessing e alla sua bimba un’opportunità per ripartire, per poi volare da sè, speriamo con meno peso nel cuore”.

Annalisa, la responsabile del gruppo locale marchigiano di Refugees Welcome (attivo da oltre un anno), ha deciso, assieme alla sua famiglia, di aprire le porte a Toure, 23 anni, rifugiato della Costa d’Avorio. Così racconta l’arrivo del ragazzo a casa sua: “È stata davvero una giornata gioiosa perché abbiamo dato il benvenuto a Toure, ma sembrava che lui non fosse arrivato solo da 4 giorni. I ragazzi hanno riso e scherzato, utilizzando un gergo tutto loro che a volte facevo fatica a comprendere”

Elvira e Luigi  da luglio ospitano invece un ragazzo del Gambia, Mamadou. Una scelta che gli è parsa normale: “Aiutando una persona in difficoltà si aiuta se stessi, la propria famiglia, la comunità: è semplice ed è una ricchezza per tutti”, spiegano un poco sorpresi da quanto la loro scelta possa sembrare strana.

@lamarty_twi

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