Finanza etica

Zimbabwe a secco. Torna lo spettro del 2009?

A sette anni di distanza dal picco dell’iperinflazione e del relativo collasso economico, lo Zimbabwe torna a vivere l’incubo della crisi valutaria. Lo ...

Di Matteo Cavallito
Il parco nazionale di Hwange, Zimbabwe. Foto: JackyR (Wikimedia Commons)
Il parco nazionale di Hwange,   Zimbabwe. Foto: JackyR (Wikimedia Commons)
Il parco nazionale di Hwange, Zimbabwe. Foto: JackyR (Wikimedia Commons)

A sette anni di distanza dal picco dell’iperinflazione e del relativo collasso economico, lo Zimbabwe torna a vivere l’incubo della crisi valutaria. Lo riferisce CNN Money analizzando l’attuale situazione vissuta dalla banche locali. Gli istituti di credito del Paese, nota infatti l’emittente Usa nella sua edizione online, sarebbero sempre più a corto di valuta pregiata, ovvero di quel mix di monete (dollari Usa, dollari australiani, rand sudafricani e pula del Botswana… ma anche euro, sterline, yen, yuan e rupie) che dal lontano 2009 ha sostituto il dollaro locale nelle transazioni quotidiane. Nei giorni scorsi, il Fondo Monetario Internazionale ha lanciato l’allarme sulle prospettive economiche dello Zimbabwe di fronte alla crisi del settore agricolo locale e al trend ribassista di lungo periodo dei prezzi delle materie prime.

A raccontare la crisi sono soprattutto le immagini delle code davanti alle banche. Di fronte alla carenza di cash, gli istituti si trovano spesso costretti a respingere le richieste dei clienti che, temendo ulteriori sviluppi negativi, cercano di ritirare i propri risparmi agli sportelli. La banca centrale dello Zimbabwe, ricorda la CNN, ha limitato a 1.000 dollari al giorno la quota massima di prelievo concessa ai titolari dei conti promettendo, al tempo stesso, di riprendere a “stampare” denaro sotto forma di titoli di credito coperti da un controvalore equivalente di dollari presenti nelle riserve valutarie nazionali. Le note in circolazione, riporta ancora l’emittente Usa, saranno disponibili in tagli da 2, 5, 10 e 20 dollari.

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