La Bce avverte gli investitori: sull’intelligenza artificiale è rischio bolla

Le valutazioni delle big tecnologiche sono a «livelli mai visti» dai tempi delle dot-com. Per la Banca centrale europea, è probabile che tornino a scendere

Microsoft e Alphabet sono due dei Mag7, i principali titoli legati all'intelligenza artificiale © Robert Way/iStockPhoto

In breve

  • La Bce ha pubblicato a fine agosto una nota che parla esplicitamente di rischio bolla per il settore tech legato all’intelligenza artificiale.
  • Le valutazioni dei Mag7 sono a «livelli mai visti» dai tempi delle dot-com: il prezzo di Nvidia è aumentato di 20 volte dal 2022.
  • Una correzione rischia di colpire anche i piccoli risparmiatori: le famiglie dell’area euro sono esposte per circa 440 miliardi di euro.

Chi ha qualche primavera sulle spalle lo ricorderà: verso fine anni Novanta del secolo scorso, alle dot-com, le aziende di internet, bastava annunciare lo sbarco in Borsa e si schiudevano magicamente le porte della ricchezza. Non importava se i modelli di business facevano acqua, o se i fondamentali economico-finanziari (ad esempio il rapporto prezzi/utili) erano a dir poco surreali. Sembrava di essere entrati in un nuovo mondo, dove il virtuale annullava le logiche del reale. Invece si era solo entrati in una bolla che sarebbe puntualmente scoppiata a inizio anni Duemila, bruciando posti di lavoro e investimenti a palate.

Ora sembra che ci risiamo con l’intelligenza artificiale (IA) che, come le dot-com di quei tempi, è sulla bocca di tutti, nei portafogli di tutti. Ed è accreditata della capacità di spalancare le porte verso un nuovo mondo, ancora, dove tutto quello che si pensava e faceva prima sembra all’improvviso non valere più.

Finora gli investitori ne sono stati a dir poco entusiasti. Ma hanno subito drizzato le antenne allorché la Banca centrale europea (Bce) ha emesso una nota in pieno agosto, quando i più in Europa e in Italia erano ancora sotto l’ombrellone. Ma non, appunto, i mercati finanziari. Perché, come diceva in “Wall Street” l’indimenticabile Gordon Gekko, «i soldi non dormono mai».

Valutazioni a «livelli mai visti» ed «euforia eccessiva» per il settore tech

La nota della Bce parla infatti esplicitamente di rischio bolla, ricordando proprio il precedente delle dot-com. E se è a farlo è un ente che per postura istituzionale e tradizione è solito misurare le parole (agli antipodi dei post sui social di Trump, per intendersi), vuol dire che il rischio c’è eccome.

Il pool di economisti della Banca centrale europea non usa mezze parole nel descrivere la «vertiginosa impennata» del settore tecnologico innescata dall’intelligenza artificiale. Riguardo alle valutazioni di mercato, parla di «livelli mai visti» se non appunto all’epoca delle dot-com (sotto la lente c’è ancora il rapporto prezzi/utili, con ad esempio il prezzo di Nvidia che è aumentato di 20 volte dal 2022). La «conclusione preoccupante» a cui giunge è che una «correzione» delle attuali valutazioni è «probabile».

L’impatto dell’eventuale esplosione della bolla dell’intelligenza artificiale avrebbe «gravi conseguenze» in Europa, dice la Bce, per due motivi. Primo, l’esposizione diretta degli investitori ai sette titoli principali legati all’IA: Alphabet, Amazon, Apple, Tesla, Meta Platforms, Microsoft e Nvidia. Sono i cosiddetti «magnifici sette», Mag7 per gli amici. Secondo, l’euforia eccessiva intorno all’IA che si è impadronita degli stessi mercati finanziari europei. Il tutto, spiega la Bce rifacendosi a un mix di precedenti storici, ricerca economica, razionalità e irrazionalità degli investitori, andrebbe a discapito non solo degli azionisti ma della stessa area euro.

Investitori, preparatevi: chi rischia di più se scoppia la bolla dell’IA

La correzione è molto probabile, secondo la Bce, ma non è possibile prevedere quando avverrà. Non si esclude neppure che, una volta avvenuta, possa successivamente lasciare il passo a un’ulteriore impennata dei prezzi dei titoli dei big dell’intelligenza artificiale. In ogni caso il messaggio lanciato agli investitori non lascia spazio a fraintendimenti: siate consapevoli e preparatevi.

A quali investitori primariamente parla la Bce? Ovviamente a quelli più esposti ai titoli Mag7. Prima di tutto fondi comuni d’investimento ed Etf (Exchange-traded funds) che detengono direttamente circa 900 miliardi di euro in azioni di queste società. Indirettamente, però, rischiano di subire la botta anche i piccoli risparmiatori che detengono quote di quei fondi: le famiglie dell’area euro sono esposte ai titoli tecnologici statunitensi per circa 440 miliardi di euro. Dietro, ma a debita distanza, ci sono assicurazioni, fondi pensione e istituzioni creditizie.

Secondo la Banca centrale europea, è a rischio la stabilità finanziaria dell’area euro

La brusca correzione del valore dei titoli di Mag7 costringerebbe i fondi a vendere, per far fronte alle richieste di rimborso di piccoli risparmiatori spaventati. In questi casi, poi, l’esperienza insegna che lo spavento, che resta di solito confinato nell’ambito del razionale, si trasforma rapidamente in panico, che spalanca le porte sull’abisso dell’irrazionale. Ciò comporterebbe un’ulteriore diminuzione delle quotazioni, provocherebbe nuove ondate di rimborsi e si trasformerebbe così nel classico circolo vizioso, assai difficile (se non impossibile) da arginare.

Tutto ciò diventerebbe un pericolo per la stabilità finanziaria dell’area euro, interessando non più solo la sfera degli investitori privati ma anche quella delle finanze pubbliche. Perché è vero che i mercati europei, a differenza di quelli statunitensi, hanno poche aziende tecnologiche, ma storicamente le due sponde dell’Atlantico hanno sempre mostrato un elevato grado di correlazione. Quando l’America ha il raffreddore, l’Europa prende la polmonite, dice un vecchio adagio in voga fra gli addetti ai lavori.

Lo scenario peggiore? Molto simile a quello attuale, purtroppo. Cioè quello in cui la correzione arriva in una fase in cui il mercato è già instabile di suo e i responsabili delle politiche pubbliche (Bce compresa) hanno margini d’intervento assai limitati. Per questo la banca centrale avverte che ci potrebbero essere conseguenze anche peggiori della bolla delle dot-com. Che già, vale la pena ricordarlo, fu un bagno di sangue.

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