Bds riaccende i riflettori sulle “banche complici” dell’occupazione della Palestina
Il movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) invita cittadini e correntisti a fare pressione sulle banche che considera complici di Israele
Oltre alle banche armate che sostengono il settore degli armamenti, e alle banche fossili che alimentano la crisi climatica, ci sono le “banche complici”. Nella realtà possono anche coincidere, sono invece diverse le campagne di pressione che le mettono nel mirino.
Il movimento Bds (Boycott, Divestment, Sanctions) ha lanciato il 25 marzo la campagna Banche complici in collaborazione con i periodici cattolici Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, protagonisti da oltre venticinque anni della campagna sulle banche armate. C’è anche un richiamo esplicito alla Nota pastorale di fine 2025 della Conferenza episcopale italiana (“Educare a una pace disarmata e disarmante”) che, in sostanza, invita risparmiatori e investitori a prendere le distanze dal settore degli armamenti.
La campagna implicitamente fa suoi gli obiettivi tradizionali del movimento Bds. Innanzitutto la fine dell’occupazione illegale in Palestina, cosa che tra l’altro Israele deve fare sulla base del parere consultivo espresso dalla Corte internazionale di giustizia il 19 luglio 2024, poi ratificato dalla risoluzione del 19 settembre 2024 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (che aveva dato dodici mesi di tempo per ottemperare all’obbligo). E anche la fine del regime di apartheid contestato da numerose organizzazioni, da Human Righst Watch all’israeliana B’Tselem. Una definizione ripresa anche da un rapporto dell’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani pubblicato all’inizio del 2026.
A quali istituti di credito italiani si rivolge Bds con la campagna Banche complici
Parlando apertamente di genocidio, oltre che di colonizzazione illegale dei Territori palestinesi occupati e di apartheid, la campagna si indirizza a tre big del sistema bancario italiano. Si tratta di Unicredit, Intesa San Paolo e Bnl-Bnp Paribas.
La campagna ha inviato richieste di informazioni alle banche. Non avendo ricevuto risposta, le accusa di coinvolgimento in pratiche non etiche. In primo luogo, il sostegno finanziario a società che producono o forniscono a Israele armi utilizzate per lo sterminio del popolo palestinese. Ma anche la sottoscrizione o distribuzione di titoli di Stato israeliani (i “war bonds”), o di azioni e obbligazioni di società che secondo le liste curate da Bds colludono con il genocidio (fra queste Eni e Leonardo). Infine, l’allocazione di capitali in titoli di aziende appartenenti a settori accusati di sistematiche violazioni del diritto internazionale.
La campagna vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo delle banche in quello che accade in Palestina, incoraggiando i loro clienti a spostare altrove i propri risparmi. In altre parole, l’obiettivo è spingere gli istituti finanziari a modificare le proprie scelte di investimento e finanziamento. Contribuendo, così, ad aumentare la pressione su Israele.
I legami di Unicredit, Intesa Sanpaolo e Bnl-Bnp Paribas con Israele
Riguardo a Unicredit il sito di Bds cita «un’esposizione di 9 miliardi di dollari tra gennaio 2023 e agosto 2025 in prestiti e sottoscrizioni a favore di aziende produttrici di armi per Israele». Ricorda inoltre che «è posizionata tra le prime dieci banche europee per finanziamenti ad aziende coinvolte negli insediamenti illegali israeliani, con 3,5 miliardi di dollari tra il 2018 e il 2021».
Di Intesa Sanpaolo sottolinea che «ha finanziato con 3,5 miliardi di dollari tra gennaio 2023 e agosto 2025, in prestiti e sottoscrizioni, industrie del settore armiero e altre collegate all’occupazione» e che «attraverso Neva Sgr, la società di venture capital del gruppo, è coinvolta nel sistema dell’innovazione israeliano, avendo investito dal 2020 oltre 20 milioni di euro in startup israeliane di vari settori compresa la cybersecurity». Quanto a Bnl-Bnp Paribas, dice che «ha sottoscritto un protocollo di intesa con Leonardo Spa, tra i maggiori esportatori di armi verso Israele, per sostenere finanziariamente la sua catena di fornitura di armamenti».
Dal 10 al 20 giugno dieci giorni di mobilitazione per la campagna Banche complici di Bds
A circa due mesi dall’avvio, la campagna Banche complici di Bds ha previsto una decina di giornate di mobilitazione dal 10 al 20 di giugno. Giornate in cui inviare mail alle banche coinvolte, rilanciare contenuti sui social, stimolare il dibattito. Anche gli attivisti di Ultima Generazione sono impegnati a fare volantinaggio.
Il dirompente rapporto “From economy of occupation to economy of genocide” pubblicato nel 2025 da Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati (Opt) dal 1967, ha reso a tutti evidente come quanto accade in Palestina abbia profondissime ramificazioni nel sistema finanziario internazionale. A chi si sente impotente di fronte a ciò, la campagna offre allora almeno una pista d’azione concreta: dire «non con i miei soldi». E poi agire di conseguenza.




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