Capire la finanza: il microcredito

Uno strumento per comprendere il microcredito a cura della Fondazione Finanza Etica.

Di Valori.it
Male hands holding a thick wad of money tied with rubber bands over a rustic wood table viewed edge on from above with copy space

Nella nostra lingua il termine “credito” trova la sua origine etimologica nel verbo latino “crèdere” (fidare, affidare) ed è sinonimo di fiducia, elemento che non soltanto sottende la pratica del prestito, ma che permea tutto l’agire economico e fluidifica le transazioni tra gli attori finanziari. Si pensi ad esempio alla moneta, strumento adottato collettivamente dagli operatori economici in ragione di un valore universalmente riconosciuto, o al fatto che Keynes collocasse la fiducia al primo posto tra i fattori determinanti dei volumi occupazionali, prima ancora della crescita dei consumi e dell’immissione di liquidità nel sistema.

Questo meccanismo fiduciario può tuttavia incepparsi: viviamo in un momento storico in cui i fallimenti bancari sono sempre più frequenti e in cui ci viene ripetuto come un mantra di “dare fiducia alle banche e ai mercati”. Una fiducia che sembra però debba essere considerata come atto a senso unico e che non sia riposta dalle banche nei confronti di risparmiatori e imprese dal momento che, tra le varie conseguenze dell’ultima crisi economica che questi ultimi si trovano a dover pagare è il cosiddetto credit crunch, ovvero l’inasprimento delle condizioni richieste per ottenere un prestito.

Chi già possiede molto – dimostrando di possedere sufficienti garanzie reali e capacità di restituire il denaro richiesto – può ottenere un prestito, altrimenti la banca non si fida e non lo eroga. Il ragionamento fila, almeno nella prospettiva di un istituto di credito, ma costituisce una trappola per miliardi di persone (nei Paesi in via di sviluppo, certamente, ma anche nelle sviluppate economie occidentali) che vivono in condizioni di povertà, da cui non potranno liberarsi a meno che non si operi un ripensamento di questa logica.

Nel 1974, in Bangladesh, Muhammad Yunus dimostrò che un’alternativa è possibile, che una via di uscita dalla povertà esiste, a patto che si rimetta al centro la fiducia verso la persona, i suoi progetti e il suo potenziale.

Scarica la scheda (.pdf 7Mb)

Guarda il webinar con Anna Fasano.

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile