Controriforma USA: regalo di Trump alle banche

Il Congresso di Washington approva l’esenzione dal Dodd-Frank Act per le banche di piccola e media dimensione. Una vittoria per la Casa Bianca

Di Matteo Cavallito
Foto: The White House, public domain.

Le banche americane di piccola e media saranno esentate dal rispettare le norme previste dalla maxi legge di regolamentazione dei mercati finanziari: il Dodd-Frank Act. Lo ha stabilito il Congresso approvando, nella giornata di ieri, la modifica di legge già votata in precedenza dal Senato. Un successo per gli istituti di credito, che fin dall’inizio avevano contestato la normativa. Ma un punto in favore anche per Donald Trump, che del superamento della legge voluta da Barack Obama aveva fatto da tempo una bandiera.

Consenso bipartisan

Trump, in campagna elettorale, aveva paragonato gli speculatori di Wall Street ad “assassini che la fanno franca”. Ma quei tempi sembrano preistoria. La retorica anti-establishment e le parole di fuoco è archiviata. Le scelte successive sulla composizione della squadra di governo avevano già chiarito le reali intenzioni della Casa Bianca. E hanno riportato l’ex scheggia impazzita sulle posizioni del Gop. Il partito repubblicano è infatti sempre stato tradizionalmente “scettico” sulla bontà della normativa.

Quel che è certo, in ogni caso, è che la modifica normativa voluta dai repubblicani ha trovato un ampio consenso anche tra i democratici.

Ben 33 di loro hanno appoggiato la proposta. “Una rara dimostrazione di voto bipartisan” l’ha definita il New York Times. A conti fatti i deputati favorevoli sono stati 258. 159 quelli contrari.

Una rivoluzione faticosa

Approvato nel 2010, il Dodd-Frank si propone di imporre norme più stringenti per ridurre il livello di rischio nei mercati finanziari, disciplinando diversi comparti: dal mercato delle materie prime a quello dei derivati, dalle attività bancarie agli stipendi dei manager.

Al cuore della normativa c’è la cosiddetta Volker rule. La regola vieta la pratica del proprietary trading, ovvero l’utilizzo dei fondi della clientela (i depositi) per investimenti realizzati allo scopo di conseguire un profitto per la banca (un’attività che mette implicitamente a rischio la solvibilità dell’istituto nei confronti dei clienti).

I princìpi fissati dal Dodd-Frank devono essere tradotti in una lunghissima serie di regole attuative la cui stesura è affidata alle singole agenzie regolamentari. Come la SEC, ad esempio, che da sempre vigila sulla borsa, o la CFTC, che monitora il mercato dei derivati. Ma è un processo complicato: a sei anni di distanza dall’approvazione della legge, segnalava in particolare un rapporto dello studio legale newyorchese Davis Polk & Wardwell nel luglio 2016, le norme mancanti erano ancora 116. Nei successivi 12 mesi, i regolatori ne hanno introdotte soltanto sei. A conti fatti, delle 110 regole tuttora da approvare (il 28% del totale), 30 sono per lo meno in fase di discussione mentre per le restanti 80 non sono state avanzate proposte. Davis Polk & Wardwell non ha ancora diffuso ulteriori aggiornamenti.

Fonte: “Dodd-Frank Progress Report”, 19 luglio 2017; Nostre Elaborazioni.

L’intera legge è a rischio

Il problema in ogni caso non si porrà più per le banche di piccola e media dimensione (ovvero quelle con asset complessivi inferiori a 250 miliardi di dollari), tutte esonerate ufficialmente a seguito del voto di martedì.

Il salvacondotto approvato sembra il preludio al progressivo depotenziamento della normativa che, a questo punto, resta di fatto in vigore per una decina scarsa di istituti bancari.

Il 30 gennaio scorso, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo sulla “Riduzione della regolamentazione e il controllo dei suoi costi”. Il documento impone la cancellazione di almeno due norme per ogni nuova regola approvata, un principio, ha notato nei mesi scorsi la rivista Forbes, che dovrebbe essere utilizzato “per sostituire o cancellare le regole del Dodd-Frank”.

Il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, ricorda ancora Forbes, ha affermato di essere favorevole alla Volcker rule ma anche sottolineato la necessità di chiarire meglio il significato del provvedimento. Sebbene la cancellazione della Volcker resti incerta, evidenzia un’altra analisi di Davis Polk & Wardwell, è possibile che le modifiche di legge portino a una “semplificazione” di divieto di proprietary trading. In pratica, un assist alla speculazione. La Fed e altre quattro agenzie regolamentare, ha riferito in questi giorni il NY Times, dovrebbero presentare già questo mese un piano di modifica della norma.

Il segretario al Tesoro Mnuchin. Foto: Department of Treasury (public domain)

Resistenza democratica

Nonostante la spaccatura registrata martedì, i democratici continuano ad esprimere un sostanziale dissenso nei confronti delle riforme di ispirazione repubblicana. Tra le voci più forti quelle della senatrice del Massachusetts, Elizabeth Warren, e della speaker del partito alla Camera, Nancy Pelosi.

La prima ha attaccato “gli eserciti dei lobbisti e dei manager bancari”. E ha accusato anche il Congresso di essere stato negli anni troppo accondiscendente nei confronti delle banche statunitensi. La seconda, in una lettera scritta insieme alla rappresentante democratica del Financial Services Committee della Camera, Maxine Waters, ha puntato il dito contro i profitti record di Wall Street.

Secondo l’ultimo rapporto della Federal Deposit Insurance Corporation, i ricavi netti registrati in America dalle banche commerciali e di risparmio nel primo trimestre del 2018 ammontano a 56 miliardi di dollari. La crescita, rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno, è del 27,5%.

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