Cooperative in piattaforma, un rimedio alla gig economy

Il platform cooperativism si afferma come approccio antagonista rispetto ai big dell'hi-tech. E rende possibili soluzioni ad alto valore aggiunto per le comunità

Di Andrea Vecci
Un incontro di Platform cooperativism in Germania

La trasformazione della sharing economy in gig economy (l’economia del “lavoretto”) ha alimentato un platform capitalism capace di rendere estremamente redditive le interazioni degli utenti di una piattaforma tecnologica.

I vantaggi del platform cooperativism

La pubblicistica corrente sottolinea come la sharing economy e la sua finanziarizzazione abbiano tradito le aspettative di neutralità e capacitazione degli utenti. Allo stesso modo, affida al neonato movimento del platform cooperativism un ruolo da antagonista delle grandi compagnie dell’hi-tech, grazie allo sviluppo di piattaforme e community più attente alla redistribuzione del capitale, ai valori e alle “monete” di scambio così come alla riduzione della disuguaglianza.

L’obiettivo del platform cooperativism è di ricreare servizi offerti attualmente da marchi controversi come Amazon, AirBnb e Uber attraverso i principi cardine della cooperazione.

Semplificando: il movimento nato attorno a platform.coop intende ri-allestire servizi come AirBnb, Amazon, Uberispirandosi ai principi della cooperazione. Quali? La proprietà della piattaforma stessa da parte dei propri utenti, spesso produttori e consumatori di beni e servizi, che ne diventano soci. E proprio in Italia, culla della cooperazione, si stanno muovendo i primi passi per realizzare piattaforme cooperative in cui l’infrastruttura digitale non è un semplice accessorio.

Fin dalle sue origini, a metà ‘800, la cooperazione è stata una nuova forma di impresa capace di sollevare alcune categorie dallo svantaggio sociale ed economico, ispirando pratiche di riforma sociale nell’ambito del consumo, del lavoro e del credito, producendo servizi essenziali per tutti i membri di una comunità. Alcuni meccanismi di produzione di valore condiviso tra produttori e consumatori si possono ritrovare, oggi, nelle cooperative italiane, nelle filiere agroalimentari distribuite e radicate nei territori, nelle logiche di welfare comunitario che oltrepassano i limiti delle prestazioni socio-assistenziali, nella personalizzazione dei servizi abitativi, nella riattivazione di asset comunitari sottoutilizzati.

Piattaforme per recupero immobili

In Italia osserviamo una polarizzazione tra tecnologia e cooperazione: delle circa 200 piattaforme tecnologiche di tipo collaborativo nessuna è in forma cooperativa, e delle migliaia di cooperative pochissime hanno investito nello sviluppo di piattaforme tecnologiche. Alcuni casi, però, sebbene ancora in fase precoce, si fanno avanti nel panorama italiano.

La cooperativa sociale Cogess gestisce l’ostello di Lavenone, in Valle Sabbia (Bs). Nato come sbocco professionale per i propri utenti disabili, l’ostello sta incontrando l’interesse di AirBnb per espanderne l’offerta ricettiva, all’interno del programma di valorizzazione dei borghi italiani. La piattaforma californiana ristrutturerà il piano seminterrato, sede di nuovi servizi sia per i turisti che per la comunità locale.

Le cooperative di comunità possono essere utili anche per sviluppare progetti di ospitalità diffusa che riusi e recuperi immobili sfitti.

A Calceranica al Lago (Tn) il Comune, insieme a Community Building Solution, una start-up innovativa di Trento, sta lanciando un progetto di ospitalità diffusa grazie alla riattivazione degli immobili sfitti, con l’obiettivo di aumentare la capacità ricettiva fuori stagione e di favorire la manutenzione degli immobili, con ricaduta occupazionale a livello locale. Anche la finanza locale si è messa al servizio di un progetto che potrebbe dar vita ad una nuova cooperativa di comunità, mentre il Comune è alla ricerca di un partenariato con Booking.com.

Dai taxi al Grana Padano

Sul fronte della digitalizzazione delle cooperative italiane, invece, sono previsti due studi di fattibilità sulla tracciabilità del prodotto dal consumatore al produttore e sull’incontro della domanda e dell’offerta: Confcooperative Lombardia sta studiando un modello di certificazione e valore aggiunto digitale per il Grana Padano DOP. La cooperativa LAMA di Firenze sta analizzando una nuova piattaforma per i taxi e i loro utenti, capace di restituire dati utili per la pianificazione urbanistica della città.

Questi studi di fattibilità finanziati dal ministero dello Sviluppo economico sottolineano il ruolo che le politiche pubbliche possono svolgere per superare i pregiudizi che impediscono di creare una interfaccia tra le nuove tecnologie e la cooperazione e favorire, appunto, la nascita di nuovi protocolli capaci di distribuire in modo equo i benefici portati dall’innovazione e dall’efficienza verso i lavoratori e le comunità.

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