La retromarcia di TotalEnergies sul clima non piace al fondo pensione di New York
Il comptroller dello Stato di New York, Thomas DiNapoli, ha già contestato a più riprese i colossi petroliferi. Stavolta tocca a TotalEnergies
Accettare un miliardo di dollari dall’amministrazione di Donald Trump in cambio della promessa di abbandonare due progetti eolici in mare (offshore) lungo le coste statunitensi. La scelta della compagnia petrolifera francese TotalEnergies, annunciata a fine marzo, ha sollevato più di una perplessità. Non solo tra gli ambientalisti, ma anche nel mondo degli investitori. Lo dimostrano le parole di Thomas DiNapoli, responsabile delle finanze dello Stato di New York e dunque del suo fondo pensione pubblico, che ha espresso formalmente la sua preoccupazione.
Il clamoroso accordo Stati Uniti-TotalEnergies contro l’eolico in mare
TotalEnergies è al quattordicesimo posto nella classifica globale dei produttori oil&gas. La Ong Reclaim Finance riferisce che nel 2024, per ogni dollaro investito nella divisione integrated power (che comprende fonti rinnovabili e produzione elettrica), la compagnia francese ne ha investiti 3,6 in petrolio e gas. E ne ha distribuiti quattro agli azionisti sotto forma di dividendi e riacquisto di azioni (buyback).
Nelle parole dell’amministratore delegato Patrick Pouyanné, l’accordo siglato con lo Stato americano è win-win, vantaggioso per entrambe le parti. TotalEnergies rinuncia a due concessioni per generare energia eolica in mare, entrambe assegnate nel 2022. Come risarcimento per i canoni già versati, gli Stati Uniti le pagano un miliardo di dollari che l’azienda reinvestirà nella costruzione dell’impianto Rio Grande Lng – un terminal per il gas naturale liquefatto contestatissimo dalle comunità indigene – e in altre attività fossili.
Stop all’eolico, ritorno al gas: TotalEnergies volta le spalle al clima
Pochi giorni dopo, l’azienda ha pubblicato l’aggiornamento del suo Progress Report sul clima. Nella lettera introduttiva, Pouyanné sottolinea che la comunità scientifica ritiene «fuori portata» l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5 gradi Celsius in più rispetto ai livelli preindustriali. «Il che significa che i percorsi per raggiungere il nostro obiettivo di neutralità climatica dovranno essere rivalutati e adattati nel tempo, in linea con l’evoluzione del sistema energetico globale», scrive.
Nel concreto, l’azienda continua a dire di voler azzerare le emissioni entro il 2050, ma solo quelle legate alle proprie attività (Scope 1) e all’energia acquistata (Scope 2). Restano fuori quelle dovute alla combustione delle fonti fossili che vende (Scope 3), che sono l’assoluta maggioranza. È qui che le promesse diventano ben più sfumate, con un generico impegno a immettere sul mercato un mix di energie «a minore intensità di CO2 anno dopo anno». Un mix che comprende petrolio e gas: TotalEnergies intende aumentarne la produzione del 3% all’anno nel prossimo quinquennio.
Il fondo pensione pubblico di New York contro TotalEnergies
Il comptroller dello Stato di New York, Thomas DiNapoli, sembra non aver apprezzato per nulla. Tanto da avere inviato una lettera a Patrick Pouyanné per chiedere spiegazioni sull’accordo col governo federale statunitense, manifestando aperta preoccupazione per il vistoso ridimensionamento della strategia climatica dell’azienda. Thomas DiNapoli afferma di non capire «come il consiglio di amministrazione sia arrivato alla decisione di abbandonare questa strategia (di transizione energetica, ndr.), cosa significhi per il futuro dell’azienda e per il valore della loro partecipazione».
Il fondo pensione pubblico dello Stato di New York, infatti, detiene una piccola quota di TotalEnergies, stimata in circa 1,6 milioni di dollari. Ma potrebbe ripensarci, paventa la lettera. «Poiché il fondo valuta costantemente le aziende sulla base di piani di transizione credibili, i passi indietro delle società in portafoglio possono influire sui risultati della valutazione del rischio del fondo e sulle decisioni di voto nelle assemblee degli azionisti», ha scritto Thomas DiNapoli.
Una stoccata che arriva a pochi giorni dall’assemblea degli azionisti di TotalEnergies, in programma il 29 maggio. Sebbene la partecipazione sia piccola, negli anni i fondi pensione pubblici statunitensi si sono fatti sentire sui temi ambientali, sociali e di governance (Esg). La testata francese Novethic ha provato a contattare TotalEnergies, che ha preferito non commentare le dichiarazioni del comptroller.
Quando i fondi pensione fanno pressione su Big Oil
La presa di posizione contro TotalEnergies da parte del fondo pensione pubblico dello Stato di New York non arriva dal nulla. Era il 2020 quando Thomas DiNapoli ha ordinato di disinvestire da 22 società del carbone. Per poi promettere di vendere buona parte delle azioni di aziende dei combustibili fossili nell’arco di cinque anni. All’epoca, il fondo pensione – che allora gestiva asset per 226 miliardi di dollari e a fine 2025 è arrivato quasi a 300 – ha anche dato via a un dialogo con società di altri settori, come utility, manifattura e trasporti. Il messaggio era chiaro: dimostrare progressi concreti entro il 2040 oppure finire fuori dal portafoglio del fondo.
Il motivo è prima di tutto economico. Lo ha ribadito lo stesso comptroller: «I cambiamenti climatici rappresentano un rischio sempre più urgente per tutti gli investitori e sono determinato a proteggere il fondo pensione dello Stato mantenendolo in prima linea negli sforzi per mitigare i rischi che gravano sui nostri investimenti». Nel 2024 DiNapoli ha annunciato di aver ridotto l’esposizione del fondo pensione a otto compagnie petrolifere, inclusa ExxonMobil, ritenendole non abbastanza preparate alla transizione energetica.




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