L’amore delle banche per Jeffrey Epstein: ecco Deutsche Bank

Dopo JPMorgan anche Deutsche Bank nell’occhio del ciclone per avere sostenuto Jeffrey Epstein nonostante le accuse e i processi in corso

Deutsche Bank è stata per anni la banca di Epstein © pablorebo1984/iStockPhoto

Esce JPMorgan, entra Deutsche Bank. Siamo nel 2013, ben cinque anni dopo che è esploso a livello globale il caso Jeffrey Epstein: il finanziere accusato da innumerevoli donne, spesso minorenni, di abusi, violenze e stupri, anche di gruppo. Siamo nel 2013 e, non appena JPMorgan Chase chiude (con estremo ritardo) ogni rapporto economico con il finanziere, ecco che gli subentra un altro istituto di credito. In questo caso la banca tedesca Deutsche Bank. Come rivela una lunga e approfondita inchiesta del Financial Times, «decine di migliaia di email e documenti interni pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti come parte degli Epstein Files dipingono per la prima volta un quadro vivido di come l’istituto di credito tedesco abbia steso il tappeto rosso per l’abusatore sessuale seriale».

Già nel 2020, il Dipartimento dei Servizi finanziari di New York aveva multato Deutsche Bank per 150 milioni di dollari per inadempienze relative alla gestione del cliente Jeffrey Epstein. Era emerso che la banca aveva permesso transazioni sospette per un totale di milioni di dollari, inclusi pagamenti a individui descritti come giovani donne, senza presentare le segnalazioni richieste. Oppure eludendole. E adesso la pubblicazione degli Epstein Files ha aperto il vaso di Pandora in cui questi rapporti economici tra Epstein e Deutsche Bank emergono in tutta la loro miseria. Non basteranno tutte le multe del mondo a rendere giustizia della violenza di un sistema bancario che è marcio come il sistema Epstein.

Nel 2013 il passaggio di consegne: Epstein passa da JPMorgan a Deutsche Bank

Come abbiamo scritto su Valori, il lungo rapporto di affari tra JPMorgan e Jeffrey Epstein era vantaggioso per entrambi. Da una parte il finanziere pedofilo aveva accesso a canali preferenziali della banca. Poteva aprire conti, ricevere presti, ritirare ingenti somme di contanti senza che scattassero gli alert delle norme antiriciclaggio. O addirittura aprire conti per minorenni senza che venissero effettuati i controlli per traffico internazionale di minorenni. Dall’altra Epstein presentava alla banca una serie di potenti che facevano parte del suo giro. Uno per tutti, il fondatore di Google Sergey Brin, che finisce per depositare oltre 4 miliardi di dollari presso JPMorgan. Solo che, appunto, questo rapporto si interrompe nel 2013.

Ecco che allora accade quello che per il Financial Times è un vero e proprio passaggio di consegne. Avvertito dal manager dell’ufficio relazioni di JPMorgan Paul Morris del fatto che la banca americana lo avrebbe cacciato – non tanto per i processi quanto per l’esplosione dello scandalo Madoff – lo stesso Morris consiglia a Epstein di passare con lui a Deutsche Bank per continuare i loro affari. E così, all’inizio del 2013 cominciano i colloqui tra Epstein e Deutsche Bank. Colloqui che evidentemente vanno benissimo, e soddisfano entrambe le parti. Perché ecco che pochi mesi dopo nel 2014 arriva da parte di Epstein il primo trasferimento di 180 milioni di dollari dai conti di JPMorgan a quelli aperti con la banca tedesca. Si apre il nuovo capitolo.

Per Deutsche Bank avere Epstein come cliente è «un’ottima opportunità per fare affari»

Nel gennaio del 2014 Caroline Kitidis, della divisione di gestione patrimoniale di Deutsche Bank, scrive in un’email ai colleghi che Epstein «ha molte relazioni importanti». E che questo è «un’ottima opportunità per fare affari». Poi aggiunge: «Speriamo che questa si trasformi in una relazione di alto livello». Il tutto mentre il numero di donne che denunciano Epstein nel mondo comincia ad aumentare, e si fanno sempre più sordide e atroci le testimonianze sulle violenze e gli abusi commessi dal finanziere. E dalla sua compagnia di giro di imprenditori, finanzieri, politici e celebrità assortite.  Come scrive il Financial Times, «molti in Deutsche Bank erano desiderosi di attingere alla rete di contatti di Epstein».

Ma gli affari sono affari, e tutto procede liscio. Nel 2017 il team di conformità di Deutsche Bank chiede lumi sul fatto che il beneficiario di un bonifico internazionale di Epstein sia una modella russa. La risposta è che trattandosi davvero di una modella, poiché sui social la ragazza si definisce tale, il fatto non merita alcuna inchiesta interna. Ancora nel maggio 2018, quando lo stesso ufficio di Deutsche Bank chiede informazioni sul trasferimento di migliaia di dollari a una banca di Mosca, la risposta è che il cliente stava semplicemente pagando le tasse scolastiche di un amico. Il tutto, lo ripetiamo, oltre dieci anni dopo la prima condanna per violenza sessuale su minorenni. Quando il nome di Epstein è conosciuto ovunque come quello di uno stupratore seriale.

«URGENTE!!! È necessario chiudere i conti di Epstein il prima possibile»

Ancora all’inizio del 2019 Deutsche Bank permette a Epstein strani prelievi e altri affari poco puliti. Ma il 2019 è l’anno in cui Epstein viene definitivamente accusato di avere «sfruttato sessualmente una vasta rete di vittime minorenni». L’accusa viene formulata da un tribunale di New York l’8 luglio. Lo stesso giorno, rivela il Financial Times, in alcune caselle di posta interne a Deutsche Bank arriva una mail con oggetto:  «URGENTE!!! È necessario chiudere i conti di Epstein il ​​prima possibile». Ma su quei conti, su cui fino a poco prima transitavano milioni di dollari, l’8 luglio 2019 restavano una miseria di 33,77 dollari. Un mese dopo Epstein muore. Ennesima prova di come tutti i partecipanti alle relazione di affari all’interno del sistema Epstein avessero compreso molto bene come muoversi per anticipare l’apocalisse. D’altronde a questo servono gli amici.

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