Kenya, un gruppo di cittadini porta in tribunale BP per inquinamento

In Kenya 500 persone sarebbero morte per le conseguenze del cattivo smaltimento dei rifiuti tossici da parte di Amoco, controllata di BP

Luigi Mastrodonato
Oleodotti in Kenya © Kageni Joe/iStockPhoto
Luigi Mastrodonato
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Un gruppo di 299 cittadini del Kenya ha portato in tribunale la multinazionale petrolifera e del gas BP per inquinamento. L’accusa, che riguarda la sua controllata Amoco Corporation, è di aver contaminato con rifiuti tossici derivanti dall’attività estrattiva alcune falde acquifere nel nord del Paese, facendo ammalare di cancro centinaia di persone. Diversi ministeri e agenzie governative responsabili per l’ambiente sono invece stati accusati di non aver agito nonostante le prove di contaminazione. Ora l’Alta Corte del Kenya ha accettato l’iniziativa popolare, l’ennesima in tempi recenti contro multinazionali operanti in campo estrattivo. 

Il costo sanitario di trivellazioni, rifiuti tossici e bonifiche mai effettuate

L’area è quella nei pressi di Kargi e Kalacha, nel deserto di Chalbi, nel Kenya settentrionale. Ma anche quella della contea di Marsabit. È qui che negli anni Ottanta la statunitense Amoco Corporation, acquisita dalla società britannica BP nel 1998, ha iniziato un’attività di esplorazione petrolifera di una dozzina di pozzi poi rivelatisi improduttivi che si è portata dietro l’accumulo di una grossa mole di rifiuti tossici, anche radioattivi. Le testimonianze parlano di distese di sostanza biancastra, un mix di barite e bentonite lontanamente simile al sale, che ricopriva il terreno. E di bonifiche mai effettuate dopo che, nel 1990, sono state interrotte le trivellazioni.

Secondo l’accusa, lo smaltimento improprio dei rifiuti avrebbe contaminato le falde acquifere facendo ammalare la popolazione ma anche il bestiame. Si parla di isotopi di radio, arsenico, piombo e nitrati scaricati in fosse non rivestite o lasciati esposti. Almeno 500 persone sarebbero morte per i tumori contratti negli anni successivi all’esposizione con l’acqua potabile contaminata da metalli pesanti e agenti cancerogeni. Centinaia di animali sarebbero morti già poche ore dopo aver bevuto dai bacini acquiferi.

Secondo un’indagine del media statunitense The Intercept, in effetti, all’inizio degli anni Duemila il tasso di incidenza del cancro a Kargi, uno dei villaggi interessati dalle esplorazioni della Amoco Corporation, era ben tre volte superiore alla media nazionale. L’esofago era l’organo più colpito dalla malattia.

Per i ricorrenti, quello di BP in Kenya è un «genocidio ambientale»

Lo scorso febbraio 299 cittadini kenyoti delle aree interessate dalle operazioni di Amoco Corporation hanno deciso di fare causa a BP. «Gli atti e le omissioni documentate costituiscono un genocidio ambientale», ha sottolineato Kelvin Kubai, uno degli avvocati che si sono occupati della denuncia. La causa è stata presentata presso il Tribunale per il territorio e l’ambiente di Isiolo. Oltre alla multinazionale petrolifera e del gas, anche i ministeri e le agenzie governative che si occupano di ambiente sono stati portati in giudizio. Nonostante le denunce, infatti, non avrebbero preso le dovute precauzioni per proteggere la popolazione. Così facendo, avrebbero contribuito a rendere permanente la contaminazione.

Nel dossier si chiede a BP di farsi carico della bonifica ambientale, di risarcire le famiglie delle vittime e di corrispondere indennizzi anche a chi ha perso i propri mezzi di sussistenza, come campi agricoli e bestiame, a causa dell’inquinamento delle falde acquifere. Il 16 aprile l’Alta Corte del Kenya ha validato i presupposti dell’iniziativa popolare avvicinando la possibilità che si vada a processo. Le discussioni in merito riprenderanno a maggio mentre BP non ha rilasciato finora commenti in proposito.

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