Ambiente

La plastica è dentro di noi. E nei nostri bambini. Molti i danni per la salute

Trovate nelle urine dei bambini sostanze impiegate per imballaggi di plastica e oggetti usa e getta. Provocano obesità, ritardo nello sviluppo ormonale, riproduttivo e neurologico

Di Rosy Battaglia
"Il piatto", foto di Domitilla Ferrari. (www.flickr.com/photos/semerssuaq)

Anche i bambini e i ragazzi italiani assumono, senza saperlo, ogni giorno, ftalati e Bisfenolo A, plastificanti e additivi classificati come interferenti endocrini. Sostanze chimiche non persistenti, impiegate nell’imballaggio di plastica e svariati oggetti di uso quotidiano, in grado di provocare obesità, alterazioni e ritardo nello sviluppo ormonale, riproduttivo e neurologico, soprattutto nei più giovani.

La conferma della loro presenza negli organismi di bambini e adolescenti italiani arriva, dopo quattro anni, dall’Istituto Superiore di Sanità, con le prime conclusioni dello studio di biomonitoraggio LIFE PERSUADED, coordinato da Cinzia La Rocca del Centro di Riferimento Medicina di Genere.

Non essendo legati chimicamente al polimero in cui sono contenuti, possono essere rilasciati negli alimenti o nei liquidi con cui sono a contatto. Finendo così nella nostra catena alimentare. Il loro uso è stato via via ridotto negli anni, ma sono presenti, ancora, in numerosi prodotti di uso quotidiano (contenitori per alimenti, giocattoli, cosmetici, carta termica) e molto diffusi nell’ambiente.

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L’indagine

Il progetto ha coinvolto un campione di 2023 coppie madre-bambino, reclutate attraverso il network dei medici pediatri coinvolti in Life Persuaded, al Nord, al Centro e al Sud, grazie al programma finanziato dalla Commissione Europea, LIFE+ Environment Policy and Governance.

Secondo i dati raccolti e analizzati dai ricercatori dell’ISS e del CNR di Pisa, il 100% dei bambini, di età compresa tra i 4 e i 14 anni, sottoposti al controllo, ha riportato la presenza di Ftalati (DEHP) nelle urine e ben il 76% ha rivelato presenza di Bisfenolo A (BPA).

Livelli più alti per chi usa giocattoli di plastica

La quantità più elevata di ftalati si è osservata nei bambini che giocano più di 4 ore al giorno con giocattoli di plastica, inclusi quelli elettronici e risulta più evidente nei bambini più piccoli tra i 4 e i 6 anni. Mentre i bambini di età compresa tra i 7 e i 14 anni che svolgono attività fisica, hanno livelli più bassi di ftalati e BPA. Quantità che variano, quindi, anche a seconda dello sport praticato, del sesso e dell’area di residenza.

..e per chi mangia nella plastica

Life Persuaded ha indagato anche sullo sullo stile di vita e i pasti consumati dalle famiglie. Questo ha permesso di stabilire ai ricercatori dell’ISS come, sia nei bambini sia nelle madri, i livelli più alti queste sostanze chimiche siano associati all’utilizzo di plastica monouso (bicchieri, piatti). Livelli che aumentano in relazione alla frequenza d’uso e all’utilizzo di contenitori in plastica nel microonde, conferma nello studio, Luca Busani, del Dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS.

“I risultati dimostrano come, sebbene ftalati e BPA non siano composti persistenti – confermano gli studiosi – l’esposizione è diffusa e continua, ed è più rilevante per i bambini più piccoli. Con le conseguenze di salute possibili legate ad esposizioni precoci a queste sostanze, una loro riduzione potrebbe avere un impatto positivo per la salute”.

Le conseguenze per la salute

Per questo, una parte del progetto è stata dedicata alla valutazione degli effetti dell’esposizione a DEHP e BPA, con uno studio tossicologico che ha utilizzato un modello animale innovativo, in grado di riprodurre gli effetti delle sostanze chimiche sui bambini, attraverso ratti trattati con dosi pari ai livelli misurati nella popolazione infantile del campione.

“Sia per il BPA sia per il DEHP si evidenzia un cambiamento dei valori ormonali che riguarda principalmente la riduzione dei livelli sierici di estradiolo, leptina nelle femmine e un aumento dei livelli di adiponectina nei maschi”. Variazioni correlate alla presenza con alcune patologie infantili di origine endocrina, quali telarca prematuro (lo sviluppo delle ghiandole mammarie ndr), pubertà precoce e obesità infantile. Meccanismi su cui lo studio Life Persuaded proseguirà ad indagare, assicurano i ricercatori di ISS.

Intanto, un nuovo gruppo di lavoro EFSA, l’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare, di esperti scientifici valuterà di nuovo i potenziali pericoli del BPA negli alimenti e riesaminerà il livello di sicurezza temporaneo stabilito nella sua precedente valutazione del rischio eseguita nel 2015. La nuova valutazione dovrebbe terminare nel 2020.

Serve più informazione

Nel frattempo, che fare? Applicare il principio di precauzione, fare informazione e sensibilizzare le famiglie alla riduzione dell’uso delle plastiche, anche in collaborazione con i medici di famiglia, così come proposto dal progetto Life Persuaded. Riducendo l’uso di plastiche, l’utilizzo di oggetti o l’ingestione di cibi potenzialmente contaminati. “Prima dell’inizio dello studio più del 50% dei pediatri non aveva grosse conoscenze sugli interferenti endocrini – conferma nello studio dell’ISS, Giacomo Toffol, pediatra dall’Associazione Culturale Pediatri Italiani – e addirittura il 17% di essi non ne aveva mai sentito parlare o ne conosceva solo il nome; solo il 44% ne aveva una conoscenza abbastanza approfondita”.

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