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Praxis: conquistare la Groenlandia per darla ai miliardari

13:07

Peter Thiel è uno di quei nomi che non trovi quasi mai in prima pagina, ma che spiegano tantissime cose del mondo in cui stiamo entrando.

È ricchissimo. È nato in Germania e cresciuto tra Sudafrica e Stati Uniti. Oggi è uno dei grandi uomini ombra della destra americana. Uno che non si limita a “fare soldi”: li usa per spingere un’idea precisa di futuro. Thiel è stato tra i fondatori di PayPal, ha investito prestissimo in Facebook. E poi ha creato Palantir: una società che lavora con i dati, con la sicurezza, con i governi. In teoria, è tecnologia. In pratica, è potere.

Ma il punto non è cosa ha costruito fin qui. Il punto è cosa vuole costruire adesso.

Perché Thiel non sogna semplicemente un mondo più digitale. Sogna un mondo più veloce, più efficiente… e con meno democrazia in mezzo. Un mondo dove le regole sono un intralcio, lo Stato un fastidio, e a decidere sono gli algoritmi – o, al massimo, gli imprenditori “illuminati” come lui.

E qui la storia diventa davvero interessante.

Negli ultimi anni, con i soldi accumulati e le relazioni politiche che contano, Thiel ha iniziato a finanziare progetti che sembrano usciti da un romanzo distopico: città autonome, enclave private, micro-Stati costruiti da zero. Posti dove il potere non passa per il voto, ma per chi paga.

Uno di questi progetti ha un nome semplice, quasi innocuo: Praxis.

E da un po’ di tempo, i fondatori di Praxis hanno iniziato a ripetere una frase che suona come una provocazione… ma forse non lo è. Soprattutto se a dirla è anche il presidente degli Stati Uniti d’America.

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