Gran Bretagna, i prestiti universitari che hanno distrutto due generazioni

Il governo britannico considera gli studenti come un pozzo da cui estrarre valore attraverso i debiti contratti per i prestiti universitari

L’università di Oxford © Yang Lin/iStockPhoto

Studiare in Inghilterra (e nel Galles) è la peggior decisione che si possa prendere nella propria vita. A pensarla così sono i circa sei milioni di studenti che hanno deciso di iscriversi in un’università inglese (o gallese) tra il 2012 e il 2023. E che al momento di farlo, consigliati dalle stesse segreterie universitarie, hanno deciso di accedere agli student loan. I famigerati prestiti universitari. Per farla breve, ognuno di loro si trova oggi sulla testa un debito pari a 57mila sterline. Oltre 66mila euro.

Se gli è andata bene, altrimenti il debito supera facilmente le 100mila sterline. Una cifra che impedisce di pianificare il futuro in maniera serena. O forse che impedisce proprio di averlo un futuro. Una cifra che contraddice la funzione stessa delle università, che dovrebbero aiutare i più meritevoli ad avere una vita migliore. E che invece si confermano delle istituzioni classiste, pensate per aiutare i più ricchi e tenere alla larga i più poveri.

Dalla Thatcher al New Labour, uniti contro gli studenti

Finita l’epoca del welfare state, nel 1990 Margaret Thatcher crea la Student Loans Company (Slc). Le università britanniche, a differenza di quello che si pensa comunemente, sono istituzioni pubbliche, finanziate dallo Stato. Ma sono date in gestione a consigli di amministrazione privati. Se prima quindi lo Stato finanziava sia le università sia gli studenti che volevano accedervi, quando si entra nella fase del neoliberismo thatcheriano lo Stato continua a finanziare le università, e i privati che le amministrano. Ma smette di finanziare gli studenti. Al contrario, attraverso la Slc, li tratta attraverso i prestiti universitari come dei prodotti su cui investire e da cui trarre valore.

Tutto peggiora quando, con il governo del New Labour di Tony Blair, le tasse universitarie passano da mille a tremila sterline l’anno. E poi precipita quando, con il governo conservatore di David Cameron, passano da un «massimo» di 3mila a un «massimo» di 9mila sterline l’anno. Ovviamente, seguendo i precetti del neoliberismo, non sono solo Oxford o Cambridge a chiedere il massimo possibile. Ma anche la peggior università del più squallido quartiere londinese ne chiede altrettanti, puntando sul fatto che chi chiede di entrare lì non sia stato ammesso in quelle più prestigiose.

Così, come spiega l’Institute for Fiscal Studies (Ifs) britannico, per chi si è affidato ai prestiti universitari del Plan 2 in vigore dal 2012 al 2023, si arriva a dover rimborsare la cifra monstre di 57mila sterline. Solo per gli studi. Perché poi c’è molto altro.

E ora ci sono due generazioni rovinate dai debiti sui prestiti universitari

Il calcolo è presto fatto. Con tassi annuali d’interesse sul prestito del 9% annuo, una percentuale da strozzini più che da welfare state, a fine triennio uno studente che ha avuto accesso ai prestiti universitari del Plan 2 deve rimborsare 28.470 sterline. E alla fine dei trent’anni di durata del rimborso ne ha restituite 57mila, quasi il doppio di quanto aveva preso in prestito. In pratica gli studenti più disagiati per il governo inglese sono una miniera d’oro da cui estrarre valore. Ma non è finita qui.

Perché i prestiti universitari governativi vengono erogati anche per pagare le spese di vitto e alloggio, di libri e quant’altro. Così, come spiega Le Monde, alla fine uno studente alla fine del triennio si è indebitato in media di 40mila sterline con lo Stato. E alla fine dei trent’anni, quando ha finito di restituirle, ha pagato più del doppio: oltre 100mila sterline.

È vero che nel 2022 il governo conservatore ha introdotto il Plan 5, dove l’interesse sul debito si allinea all’inflazione. E dove si allunga la durata del pagherò a quarant’anni. Poco meno di una strage, ma sempre un salasso. Il problema sono quei sei milioni circa di studenti che hanno chiesto i prestiti universitari tra il 2012 e il 2023. Un paio di generazioni la cui vita è stata rovinata per sempre, come racconta la Bbc. La questione è quindi diventata politica e sta suscitando un acceso dibattito nel Paese. Ma la soluzione, se c’è, è al di fuori del sistema neoliberale che permea ogni aspetto della società britannica. Fino a considerare le giovani generazioni semplice materia umana da cui estrarre più valore possibile.

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