Complicità in crimini di guerra: TotalEnergies denunciata in Francia
Accuse pesantissime rivolte al colosso energetico francese in un'azione legale relativa a un progetto fossile in cui è coinvolta anche l'Italia
In quella che ha tutta l’aria di un’escalation nelle iniziative di contrasto alla continua espansione dell’industria fossile che scelgono le vie legali, il colosso energetico TotalEnergies è stato denunciato per complicità in crimini di guerra, tortura e sparizioni forzate. Accuse pesantissime, che riguardano un progetto di estrazione del gas in Mozambico in cui è coinvolta anche l’Italia.
Il “massacro dei container”: le esecuzioni legate al progetto gas in Mozambico
La denuncia è stata presentata ieri in Francia presso la Procura nazionale antiterrorismo, che indaga anche sui crimini internazionali. A presentarla è stata European Center for Constitutional and Human Rights (Ecchr), una delle maggiori Ong in Europa nel campo della difesa dei diritti umani.
L’accusa rivolta a TotalEnergies è di aver sostenuto, finanziariamente e materialmente, la Joint task force costituita dalle forze armate del Mozambico, che sarebbe stata responsabile anni fa di una pagina nerissima. Avrebbe infatti detenuto, torturato e giustiziato nel 2021 decine di civili presso il sito di estrazione del gas Mozambique Lng (gas naturale liquefatto), di Total Energies. È il cosiddetto “massacro dei container” di cui parlò per la prima volta nel 2024 il quotidiano Politico. Sollevando ovviamente un polverone, successivamente ripreso anche da Le Monde.
La denuncia arriva in un momento particolare per TotalEnergies, che ha recentemente annunciato di aver revocato la “forza maggiore” dichiarata nel 2021 per Mozambique Lng, nonostante conflitto, attacchi e crisi umanitaria proseguano. Al riavvio del progetto potrebbe contribuire l’approvazione nei mesi scorsi di un grosso prestito da parte dell’agenzia statunitense per il credito all’esportazione.
TotalEnergies sapeva: i documenti interni che accusano la multinazionale
Molto ruota intorno al fatto che TotalEnergies fosse a conoscenza, o meno, delle accuse mosse alla Joint task force. Che venne istituita nel 2020, per proteggere e garantire la sicurezza del progetto, attraverso un memorandum tra la filiale mozambicana e il governo locale.
Al riguardo la posizione di Ecchr è netta. Anche perché si basa su documenti interni della multinazionale transalpina acquisiti tramite richieste di accesso alle informazioni indirizzate ai finanziatori pubblici del progetto Mozambique Lng. «TotalEnergies – ha affermato Clara Gonzales, di Ecchr – sapeva. Eppure ha continuato a sostenere le forze armate mozambicane con l’unico obiettivo di proteggere la propria struttura. Le aziende e i loro dirigenti non sono attori neutrali quando operano in zone di conflitto. Se consentono o alimentano i crimini, potrebbero essere complici e dovrebbero essere ritenuti responsabili».
Sace e Cdp nel mirino: cosa sapevano i finanziatori italiani del progetto
Nel progetto Mozambique LNG è forte il coinvolgimento dell’Italia. In particolare con Sace, l’agenzia italiana per il credito all’esportazione, e Cdp (Cassa Depositi e Prestiti).
Sace dovrebbe rilasciare una garanzia di 950 milioni di euro con cui coprire i prestiti per le operazioni di Saipem, che è coinvolta nel progetto. Tra i prestiti in oggetto, quello di Cdp del valore di 650 milioni di euro. Il sostegno di Sace e Cdp al progetto è stato confermato direttamente dal governo italiano a inizio anno in risposta a una interpellanza urgente dell’onorevole Angelo Bonelli. Dal che pare legittimo dedurre che Sace, dopo le valutazioni di natura ambientale e sociale svolte nel 2017, non ne ha effettuate ulteriori. E comunque ha giudicato favorevolmente l’emissione di una garanzia sui prestiti.
Fra chi ha presentato richieste di accesso agli atti legati al progetto, richiesta in questo caso rivolta a Cdp, c’è la ong ReCommon. Il cui parere sulla vicenda, anche, è piuttosto netto: «I documenti che abbiamo ottenuto – ha dichiarato Simone Ogno, di ReCommon – ci portano a pensare che Sace e Cdp sapessero della criticità della situazione, ma hanno preferito rimanere tra gli sponsor finanziari del progetto, aggravando così la loro posizione. Riteniamo che, qualora TotalEnergies dovesse essere perseguita penalmente, anche le due istituzioni finanziarie pubbliche rischino concretamente un’incriminazione. Chiediamo che le forze politiche si attivino per fare luce sulla vicenda e che il supporto finanziario venga sospeso».
Mozambique Lng: una “bomba climatica” e una campagna internazionale per fermarla
Il progetto Mozambique Lng è anche una “bomba climatica”. Si stima infatti che, se sviluppato, nel corso del ciclo di vita esso potrebbe contribuire a emettere fino a 4,5 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente. Insieme ad altri progetti di espansione del business fossile in Mozambico, Mozambique LNG è nel mirino della campagna “Say No to Gas! in Mozambique” promossa dalla ong mozambicana Justiça Ambiental insieme a una dozzina di note organizzazioni internazionali fra cui Reclaim Finance, Milieudefensie, Urgewald, Les Amis de la Terre e Friends of the Earth Europe, oltre all’italiana ReCommon.
Alcune di queste ong sostengono anche l’azione legale di Ecchr lanciata ieri. Che non è la prima legata alle attività di TotalEnergies in Mozambico. Un’altra denuncia penale era stata infatti presentata nel 2023 da sopravvissuti e parenti delle vittime dell’attacco alla città mozambicana di Palma, a seguito del quale si erano innescati gli eventi che avevano portato al citato “massacro dei container”. In quel caso TotalEnergies era stata accusata di non aver garantito la sicurezza dei suoi subappaltatori. A marzo di quest’anno la procura di Nanterre ha aperto un’indagine preliminare nei confronti della multinazionale francese con l’accusa di omicidio colposo e omissione di soccorso a persone in pericolo.


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