Tutto il potere agli stadi: il commissario del calcio è Sessa, non Malagò

Il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici potrà autorizzare stadi in deroga in 13 città: la più grande speculazione da Italia 90

Lo stadio Luigi Ferraris di Genova, nel quartiere di Marassi, tra quelli candidati a Euro 2032 © Gabriel Rinaldi/Wikimedia Commons

La pantomima ricorsiva che ha occupato le pagine sportive durante la pausa del campionato per le nazionali si è conclusa con Giovanni Malagò che commissaria la Figc di Giovanni Malagò, in attesa di eleggere Giovanni Malagò alla presidenza in realtà serve a nascondere l’identità del più importante commissario del calcio italiano: Massimo Sessa, attuale presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici (Cslp).

Come abbiamo anticipato, lo scorso aprile il governo ha nominato Sessa commissario straordinario per gli stadi degli Europei 2032. È questa la vera posta in gioco su cui in questi anni hanno lavorato le componenti dello sport, dell’economia e della politica italiana: la possibilità di costruire o ammodernare stadi e infrastrutture in deroga a qualsiasi principio ambientale e urbanistico. È quella che si annuncia come la più grande speculazione edilizia del Paese dai tempi di Italia 90.

La pantomima ricorsiva con cui Malagò diventa commissario di se stesso

Andiamo con ordine. Ad aprile la nazionale maschile manca la qualificazione alla Coppa del Mondo 2026 e il presidente della Figc, Gabriele Gravina, si dimette. Il governo Meloni in questi quattro anni ha occupato ogni posto disponibile della sfera pubblica italiana, e qui vede l’occasione di prendersi anche il calcio: lascia intendere che il commissariamento della Figc è imminente. Le componenti federali, politicamente non certo lontane dal governo, tengono però alla propria autonomia. A giugno, nonostante le pressioni, eleggono Malagò, già presidente del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni). Comincia così tra governo e federazione una battaglia che sembra uscita da un romanzo di John le Carré.

Una guerra a colpi di dossier ed eccezioni legali. come il cavillo del mancato tesseramento di Malagò, con cui il Coni ne impone la decadenza. Si riapre così la strada al commissario, il sogno bagnato del governo. La Uefa, l’organismo che governa il calcio europeo, fa però sapere che una federazione commissariata dalla politica è inaccettabile, come prevede lo statuto della Fifa. L’Italia rischia così di perdere l’organizzazione degli Europei maschili 2032, da ospitare insieme alla Turchia. Il risultato è l’assurda pantomima per cui Malagò commissaria Malagò in attesa di eleggere, a dicembre, Malagò.

I fondi d’investimento dietro i nuovi stadi di Euro 2032

Perché tutto questo casino? Perché in ballo c’è la pioggia dorata di appalti e concessioni per costruire o ammodernare gli stadi in vista di Euro 2032. È l’ultima spiaggia per un calcio italiano devastato dai bilanci in rosso, sommerso dai debiti e ormai fuori dall’élite europea. Ma non solo. Come abbiamo raccontato in questi anni su Valori, i nuovi stadi sono lo strumento con cui i fondi d’investimento restituiscono i dividendi ai loro azionisti. Spesso i fondi proprietari dei club sono gli stessi che si stanno mangiando le città, direttamente o attraverso partecipazioni. E le città le svuotano, scacciando gli abitanti dai quartieri per sostituirli con i turisti.

In questa cornice si inseriscono, per esempio, le due gigantesche speculazioni immobiliari che devasteranno il tessuto sociale, economico e ambientale di San Siro a Milano (verso cui almeno c’è stata una vitale opposizione). E di Pietralata a Roma (il cui via libera è arrivato nell’indifferenza generale). Ma non basta: anche se i fondi sono ormai proprietari delle città, restano leggi che ne limitano lo strapotere. Ecco allora che il governo nazionale (di destra) e diverse amministrazioni locali (di sinistra) si sono accordati per commissariare la costruzione degli stadi. È la testa di ponte per sfondare altrove.

Con il commissariamento tutti gli stadi italiani potranno essere costruiti o riqualificati in deroga, cioè passando sopra a ogni legge urbanistica, vincolo ambientale o piano regolatore. In pratica potranno dotarsi di tutti gli spazi commerciali che credono. Potranno sforare le cubature e la cementificazione previste, o distruggere il poco verde pubblico rimasto nelle città. È il via libera ai fondi per fare quel che vogliono.

Il commissario stadi Euro 2032 Sessa e il conflitto di interessi

Lo scorso aprile, come detto, il ministro per lo Sport e il ministero dell’Economia hanno ratificato la nomina di Massimo Sessa in qualità di commissario straordinario per gli stadi. Si tratta oltretutto di un commissario che è la personificazione del conflitto di interessi su cui si regge la Repubblica italiana, altro che Costituzione. Sessa è stato nominato presidente del Cslp nel 2015 dal governo Renzi. Su quella poltrona, decisiva, è poi rimasto con tutti i governi successivi, di centro, di destra o di sinistra.

Sessa è stato già commissario straordinario per l’edificazione di altre opere, dalle basi militari agli acquedotti. Come ricorda Dinamo Press, da presidente del Cslp è stato anche lui a dare il via libera agli iter per la costruzione degli stadi di Milano e Roma. Ora, da commissario straordinario, sovrintenderà a tutte le deroghe possibili e immaginabili (nei limiti della legge) di cui beneficeranno i fondi per costruire quegli stessi stadi.

Le 13 città e i 14 stadi candidati a Euro 2032, tutti in deroga

A fine settembre la Figc di Malagò ha trasmesso alla Uefa il dossier con le 13 città candidate: Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Torino e Verona. Gli stadi sono 14, perché Roma propone sia l’Olimpico sia il nuovo impianto di Pietralata. Saranno riqualificati o, come San Siro e Pietralata, costruiti ex novo, e in entrambi i casi in deroga ai vincoli di cui sopra. Alla fine gli stadi che ospiteranno la manifestazione saranno solo cinque. Ma, caso strano, il commissariamento che permette di costruire qualsiasi cosa in deroga riguarda tutti gli stadi candidati. Da Torino a Palermo, una mefitica onda di cemento si appresta a devastare le città.

Ecco il vero commissario di cui non parla nessuno: il presidente del Cslp Massimo Sessa. Da commissario, in pieno accordo con i futuri governi e le amministrazioni locali, avrà il potere di dare il via libera a qualsiasi scempio urbanistico, sociale e ambientale. Il tutto andrà a vantaggio dei fondi e contro le città e i loro abitanti. E lo farà, grazie ai suoi poteri straordinari, in nome della sacra ragione superiore di ospitare tra meno di sei anni metà di un inutile torneo di calcio tra nazionali. Qui giace il potere che piace alla destra e alla sinistra. Qui si vede il vero commissario, altro che la pantomima ricorsiva sul commissario Malagò.

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