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A Ginevra per risarcire le famiglie degli operai morti al Rana Plaza

Alle porte del meeting per il risarcimento dei disastri bengalesi che si terrà a Ginevra (11 e 12 settembre) Abiti Puliti chiama in causa le griffe della ...

Riportiamo qui il comunicato stampa di Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign:

Walmart, Benetton e Mango si assumeranno le loro responsabilità?


Meeting per il risarcimento dei disastri bengalesi
11 e 12 settembre Ginevra


La Clean Clothes Campaign aumenta la pressione su Walmart, Benetton, Mango e gli altri marchi della moda affinché paghino un pieno e giusto risarcimento alle vittime dell’incendio della Tazreen e del crollo dell’edificio Rana Plaza.

Tutti i brand coinvolti in queste due tragedie, compreso Walmart, sono stati caldamente invitati a partecipare alle riunioni di definizione del risarcimento che si svolgeranno a Ginevra i prossimi 11 (Tazreen) e 12 (Rana Plaza) settembre e convocate da IndustriALL Global Union. L’ILO ha accettato di partecipare ai meeting come attore neutrale e indipendente. Rappresentanti del governo bengalese e del Bangladesh Garment Manufacturers and Exports Association (BGMEA) sono stati invitati ad intervenire.

I consumatori da tutta Europa proprio in queste ore attraverso i social network stanno chiedendo a Mango e Benetton di partecipare alla riunione e di pagare il risarcimento ai sopravvissuti del Rana Plaza.

La CCC si aspetta che le imprese si impegnino a pagare l’indennizzo e a  sviluppare, insieme con le altre parti interessate, un meccanismo che garantisca che il denaro venga distribuito in modo trasparente, cosi che le persone colpite possano ricominciare a vivere. Ai marchi è stato chiesto di confermare la loro partecipazione entro il 6 settembre.

Il coordinamento per il giusto risarcimento è essenziale in entrambi i casi. L’incendio alla Tazreen dello scorso 24 novembre è costato la vita ad almeno 112 persone. Il crollo del Rana Plaza del 24 aprile ha ucciso almeno 1133 persone. Alcuni corpi non sono ancora stati identificati. Molte altre persone sono rimaste ferite, ma il numero esatto non si conosce. Una piccola parte dell’indennizzo è stato pagato alle vittime in entrambi i casi, ma è del tutto insufficiente e le informazioni su chi ha ricevuto il denaro sono contraddittorie e mancano di trasparenza.

Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti, ha dichiarato: “Le vittime dell’incendio della Tazreen aspettano di essere risarcite da otto mesi, quelle del Rana Plaza lottano per la sopravvivenza dallo scorso Aprile. Le orrende tragedie che hanno funestato le vite di migliaia di persone sono enfatizzate dall’assenza di risposte concrete ed eque sul piano del risarcimento. Oltre alla spagnola Mango, anche le imprese italiane coinvolte, fra cui Benetton, Manifattura Corona, Yes Zee e Piazza Italia rifiutano di partecipare all’incontro convocato dai sindacati. Ma la gravità della situazione e la sofferenza delle vittime merita responsabilità e impegno concreto da parte di tutte le imprese coinvolte”

Fatima, addetta alla cucitura alla Tazreen per quasi due anni prima che l’incendio scoppiasse lo scorso novembre, è stata costretta a tornare al suo villaggio. Ha raccontato: “Mio marito è morto tre anni fa. Da allora, vivo con mio figlio, che ora ha 5 anni. Non posso mandarlo a scuola perché non c’è abbastanza denaro. Proprio quando volevo iscriverlo, sono rimasta ferita nell’incendio. Dopo mesi di farmaci riesco appena a camminare e se lavoro troppo a lungo alla macchina il piede che uso per pedalare si gonfia. Il

BGMEA (associazione degli imprenditori tessili bengalesi) non mi ha pagato niente e non ho ricevuto nulla dal governo. Se potessi in qualche modo riuscire a comprare una macchina da cucire da usare a casa, potrei vivere di questo reddito e prendermi cura di mio figlio “.

Il risarcimento stimato per il dramma del Rana Plaza supera i 54 milioni di euro (71 milioni di dollari). Per la Tazreen ammonta a circa 4, 3 milioni di Euro (5, 7 milioni di USD). Queste cifre comprendono il risarcimento per il dolore e la sofferenza, così come la perdita a lungo termine delle entrate per le famiglie dei lavoratori deceduti e per i lavoratori feriti non in grado di tornare al lavoro. Le cifre sono più alte se si includono le spese mediche per i lavoratori feriti, il sostegno psicologico per tutti i lavoratori e le loro famiglie e il risarcimento per i salari persi e le spese legali.

 

Per maggiori informazioni e interviste è possibile contattare:

  • la Dott.ssa Deborah Lucchetti, Presidente di Fair e portavoce della Campagna Abiti Puliti, al numero +393381498490 o via email all’indirizzo deborah.lucchetti@faircoop.it

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