A Verona sulle tracce di Alex Langer: tre giorni per capire cosa resta del suo “metodo”
A Verona un convegno itinerante ricorda Alex Langer: incontri, reading musicale e mostra storica per rilanciare il suo metodo di pace e nonviolenza
Verona torna a interrogarsi su Alex Langer, sulle sue intuizioni politiche e sulle sue pratiche di pace. E lo fa nel modo più coerente con la sua eredità: mettendosi in cammino. Dal 30 gennaio al 1° febbraio la città ospita un convegno itinerante dedicato alla figura dell’ambientalista, europeista e pacifista altoatesino, promosso dalla Scuola di Pace e Nonviolenza (Fondazione Toniolo e Movimento Nonviolento), con il contributo e il patrocinio del Comune di Verona, Università di Verona e Diocesi di Verona, con l’adesione della Fondazione Alexander Langer Stiftung e dell’Istituto Opera Don Calabria.
L’appuntamento cade in un momento simbolico: 80 anni dalla nascita e 30 anni dalla morte di Langer. Ma l’obiettivo non è la commemorazione. È, piuttosto, una domanda politica urgente: quanto è ancora attuale il “metodo Langer” oggi? E cosa resta, a Verona e altrove, di quella capacità rara di “continuare in ciò che era giusto” senza rinunciare alla complessità, senza cedere alle scorciatoie identitarie e alla tentazione dello scontro permanente.
Verona, la città dei ponti e della pace
Verona non è una tappa qualsiasi nella biografia di Langer: è stata uno dei suoi luoghi di elezione per iniziative culturali e politiche. Una città dove ha lasciato tracce concrete, esperienze collettive e mobilitazioni che intrecciavano ambientalismo, disarmo, giustizia globale e nonviolenza.
Tra le iniziative ricordate dagli organizzatori ci sono la Carovana per un’Europa libera dal nucleare (1984), il convegno nazionale “Sviluppo? Basta! A tutto c’è un limite” (1990) e il Comitato per il sostegno alle iniziative di pace nella ex Jugoslavia (1991). Un percorso che prosegue con appuntamenti come “Il sud del mondo nostro creditore” (1992), la mobilitazione “Facciamo dei Balcani un mosaico di pace” (1993) e il Verona Forum (1993).
In un’epoca in cui le guerre tornano ad abitare stabilmente il linguaggio della politica e la retorica del riarmo si normalizza, rileggere Langer significa riprendere in mano una bussola: quella di una pace che non è neutralità, ma lavoro continuo di mediazione, giustizia e responsabilità.
Il convegno su Alex Langer: un percorso itinerante tra Università e centro storico
Il convegno sarà itinerante, “nello spirito del viaggiatore leggero”, come amava definirsi Langer: un modo di stare nel mondo senza appesantirlo, attraversandolo con cura, evitando di trasformare la politica in una macchina che divora persone e relazioni.
L’apertura è prevista venerdì 30 gennaio al Teatro del Don Calabria (a San Zeno in Monte) con un reading musicale dal titolo “Sulle tracce di Alex”: canzoni e parole con Paolo Bergamaschi e i suoi musicisti, mentre i testi di Langer verranno letti da Sandra Ceriani.
Le giornate successive porteranno invece la discussione in luoghi diversi della città:
- sabato mattina nell’Aula Caprioli dell’Università di Verona, presso il polo Zanotto
- sabato pomeriggio nell’Auditorium della Chiesa di San Fermo
- domenica mattina le conclusioni nell’Aula Magna del Seminario Vescovile Maggiore
Non solo incontri e interventi: durante il convegno sarà inaugurata anche una mostra dedicata al lavoro di pace di Langer a Verona, con fotografie e manifesti storici provenienti dall’archivio del Movimento Nonviolento. L’esposizione resterà poi a disposizione di scuole e gruppi della città, con l’obiettivo di rendere accessibile anche alle nuove generazioni un pezzo di storia che parla direttamente al presente.
L’eredità di Alex Langer oggi: nonviolenza, Europa e politica di pace
Il convegno sarà anche l’apertura del secondo anno della Scuola di Pace e Nonviolenza, e questo dettaglio conta: perché restituisce a Langer quello che più gli apparteneva. Non un’immagine da citare, ma un invito ad agire. Non un autore da celebrare, ma un metodo da mettere alla prova.
Il suo approccio rimane uno degli strumenti più preziosi che abbiamo per attraversare le crisi contemporanee: la crisi climatica, le guerre, la polarizzazione politica, le disuguaglianze. Tutti terreni in cui le risposte semplici e muscolari possono risultare seducenti ma spesso producono soltanto altra violenza, altri muri, altri fallimenti.
E forse è proprio qui che il “metodo Langer” torna più attuale: nella possibilità di immaginare un’Europa e un’Italia che ricostruiscano ponti, non per ingenuità ma per necessità storica.
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