Altro che miniBoT, per la ripresa servono monete complementari ben fatte

Per stimolare la crescita, le monete complementari possono dare una mano. E senza dover abbandonare l'Euro. Ma vanno costruite bene, legandole a esigenze territoriali

Di Massimo Amato*

È un segno dei tempi che le questioni serie entrino nel dibattito pubblico dalla porta di servizio delle asinate.

Le monete complementari non fanno eccezione. Anzi. Prima il bitcoin. Più recentemente i minibot. Il primo costruito per essere scarso e prendere un valore puramente speculativo. I secondi “pensati” in ossequio al principio che la sovranità è stampare moneta in grande abbondanza in modo che a differenza del bitcoinBitcoin è una criptovaluta e un sistema di pagamento mondiale creato nel 2009 da un anonimo inventore, noto con lo pseudonimo di Satoshi NakamotoApprofondisci, il valore lo perda.

Come negli anni Trenta del secolo scorso, oggi abbondano quelli che Keynes chiamava i monetary cranks, i fulminati della moneta, che offrono al popolo, fin lì schiavo del gomblotto, la chiave della liberazione da tutti i mali, amen. Alle loro insistenti missive in cerca di approvazione Keynes rispondeva con la formula sorniona:

«Leggerò la sua proposta con l’attenzione che merita».

Se però Sparta piange Atene non ride. I sussiegosi esperti, che magari esperti di modelli di politica monetaria sono pure, che cosa sia la moneta non lo sanno proprio dire. E quando ci provano, si rivelano spesso altrettanto fulminati quanto coloro ai quali vorrebbero fare la lezione.

Urgono coraggiosi eretici

Non è facile toccare la moneta. E tuttavia mai come oggi è bene lavorare alla sua riforma. Mai come oggi avremmo bisogno dei coraggiosi eretici che Keynes contrapponeva sia ai fulminati sia ai sussiegosi, giacché i meccanismi monetari su cui si è basata la globalizzazione finanziaria degli ultimi ormai quarant’anni non funzionano affatto bene.

Allo spavento pratico si aggiunge la débâcle teorica, e ormai anche nel mainstream si inizia ad ammetterla. In particolare si ammette di non sapere molto del modo in cui essa circola, o non circola.

La circolazione è il problema centrale della “moneta quale la conosciamo”, per mutuare un’altra espressione di Keynes. Che è fatta in modo da poter essere indefinitamente sottratta alla circolazione, per motivazioni che di economico e razionale hanno poco ma attengono piuttosto alla diffusa sfiducia nella convenzione che regge implicitamente i “tempi normali”: ossia che il futuro sia in larga parte prevedibile.

Ma da tempo non viviamo in tempi normali. Il sentimento dominante nelle classi popolari, ma anche nelle elites, è l’insicurezza.

Un’iniezione di liquidità che ha ingenerato sfiducia e tesaurizzazione

La crisi di liquidità del 2008 è stata curata con iniezioni di liquidità senza precedenti. La quantità di moneta è pressoché triplicata in Europa, eppure il target dell’inflazione del 2% non è stato ancora raggiunto.

Tasso d'inflazione nei vari Stati Ue - 2018. Fonte: Eurostat.
Tasso d’inflazione nei vari Stati Ue – 2018. Fonte: Eurostat.

La liquidità avrebbe dovuto portare al ritorno della “fiducia”. Ha alimentato invece una crescente sfiducia. Che si traduce in una crescente tesaurizzazione. Chi può spendere non spende. E la tesaurizzazione, come una spugna, assorbe qualunque aumento di quantità, riducendo la velocità di circolazione.

Risultato: il salvataggio del sistema finanziario si è fatto a prezzo della ripresa e di diseguaglianze sempre più marcate.

In questa situazione asfissiante cresce il bisogno di alternative che diano respiro. Ma ciò deve indurci non a diventare di bocca buona, ma ad affinare il nostro palato per le buone soluzioni.

I criteri di una buona innovazione monetaria

C’è un criterio per distinguere una buona innovazione monetaria: la buona moneta è fatta in modo tale da circolare e rendere possibili scambi che senza di essa non possono aver luogo. C’è un evidente rapporto fra l’esigenza di uno stimolo della domanda e la disponibilità di moneta in circolazione: la domanda è effettiva quando non risponde solo, astrattamente, a bisogni reali, ma quando si esprime con una concreta disponibilità a spendere del denaro che si ha.

Questo è il tratto che caratterizza le monete complementari più riuscite. Il Franco Wir, nato in Svizzera dalla depressione degli anni ’30 e dalle idee di Silvio Gesell, coraggioso eretico che Keynes elogia, pur non lesinandogli critiche puntuali. E la sua ripresa più innovativa: il Sardex, che dal 2010 cresce sistematicamente e consente a un numero importante di imprese sarde di farsi credito mutualmente, e di sostenere la domanda per i loro prodotti, estendendosi anche ai loro dipendenti, che accettano di ricevere una parte del loro salario in moneta complementare.

Confronto Costi-Ricavi tra imprese iscritte Sardex e imprese non iscritte.
Confronto Costi-Ricavi tra imprese iscritte Sardex e imprese non iscritte.

Che cosa fa la forza di questi circuiti? Il fatto di essere dei circuiti, in cui la moneta assume senso a partire da ciò che essa riesce a procurare, perché è costruita per essere spesa.

La velocità di circolazione del Sardex è attorno a 12, quando per l’euro è inferiore a 2. Il sardex è creato e distrutto dagli scambi che rende possibili.

I dati del circuito Sardex. Aggiornamento al giugno 2017. FONTE: Sardex
I dati del circuito Sardex. Aggiornamento al giugno 2017. FONTE: Sardex

L’idea lanciata a Bretton Woods

Il tributo di Keynes a Gesell non fu solo teorico, ma pratico: a Bretton Woods propose una camera di compensazione le cui regole di funzionamento sono le stesse di quelle che presiedono al Sardex e al Wir. Per rilanciare il commercio internazionale si trattava infatti di costruire una moneta di cui contasse non la quantità ma la sua capacità di circolare, imponendo disincentivi sistematici alla sua tesaurizzazione ma soprattutto legandola strettamente agli scambi di beni.

L’Europa della moneta unica non solo potrebbe (dovrebbe) riprendere le idee di Keynes per quanto concerne l’euro e la sua riforma sempre più necessaria, ma potrebbe (dovrebbe) affiancare all’euro monete locali.

Non però “parallele” e sostitutive, cioè tali da entrare in una competizione con l’euro non solo illegittima ma che darebbe luogo a mercati secondari speculativi. Ciò che si tratta di istituire, e in modo sistematico sono monete complementari ben fatte.

Una moneta per territori delimitati

Questa costruzione sarebbe nello spirito della costruzione europea, che si fonda sulla solidarietà e sulla sussidiarietà. È certamente nello spirito del programma europeo DigiPay4Growth. L’ho citato sia nella mia proposta per ovviare ai ritardi dei pagamenti della PA, ma anche a proposito della moneta di Riace.

L'ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano con una banconota della "sua" moneta complementare
L’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano con una banconota della “sua” moneta complementare.

Che cosa propone il programma? Di mettere in atto, in territori delimitati, monete costruite per anticipare i pagamenti della PA alle imprese fornitrici e/o le erogazioni nel quadro di politiche sociali di inclusione. I pagamenti in euro sarebbero anticipati da pagamenti in voucher elettronici destinati a essere convertiti in euro a data certa, ma utilizzabili prima di quella data all’interno del territorio dato fra i soggetti economici che li accettino volontariamente.

Questa moneta, circolando nel territorio, contribuisce a riattivare gli scambi nel territorio. La spesa pubblica diventa sostegno alla domanda territoriale.

Quanto alle erogazioni a soggetti a rischio di esclusione, la moneta locale di cui sono i primi beneficiari, proprio perché non smette di circolare, diventa la moneta di tutto il territorio, perdendo così ogni stigma di “moneta minore”.

È il senso del progetto dei buoni di solidarietà territoriale di San Martino in Rio, che il sindaco di Reggio Emilia ha ripreso in campagna elettorale e che, se sarà rieletto, diventerà l’oggetto di una sperimentazione. È lo stesso interesse che c’è sul tema in Francia.

Innovazioni monetarie sono possibili, e sempre più auspicabili. E possono essere fatte bene.


*L’autore è docente di Storia economica all’università Bocconi di Milano. Fra i suoi libri: Fine della finanza (2009), e Come salvare il mercato dal capitalismo (2012), su crisi e riforma del sistema finanziario. Si interessa alla riforma della zona CFA. Ha progettato la moneta complementare di Nantes, ha partecipato a una commissione sulle monete complementari in Francia, e alla commissione presso il Ministero della Giustizia per l’introduzione di una moneta complementare per le procedure concorsuali. Fin dal 2012 propone di trasformare il sistema Target2 in una camera di compensazione per la zona Euro.

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile