Stati Uniti, assemblee degli azionisti sempre meno democratiche

La Sec e la Casa Bianca schierate sullo stesso fronte: limitare la partecipazione alle assemblee degli azionisti, soprattutto sui temi Esg

L'amministrazione Trump e la Sec limitano gli spazi di partecipazione nelle assemblee degli azionisti © Molly Riley/Wikimedia Commons

Negli Stati Uniti di Donald Trump la democrazia societaria sembra proprio dare fastidio. Archiviata la stagione assembleare 2025 con molte meno proposte degli azionisti rispetto al consueto e un supporto pressoché nullo per quelle di carattere Esg (ambientale, sociale e di governance), la Securities and Exchange Commission (Sec) e la Casa Bianca continuano a lavorare su più fronti per restringere gli spazi di partecipazione nelle assemblee degli azionisti.

La Casa Bianca contro i proxy advisor

Tra le novità più recenti c’è un ordine esecutivo, firmato a metà dicembre, con cui Trump chiede alla Sec (l’equivalente della nostra Consob) e alle altre agenzie federali di incrementare la supervisione su due proxy advisor «di proprietà straniera e motivati politicamente», vale a dire Institutional Shareholder Services e Glass, Lewis & Co. I proxy advisor sono società specializzate che aiutano i fondi comuni e altri grandi investitori istituzionali a decidere come votare nelle assemblee degli azionisti delle grandi società.

«Questi soggetti utilizzano regolarmente il loro considerevole potere per promuovere e dare priorità ad agende radicali a motivazione politica — come la diversità, equità e inclusione e i criteri ambientali, sociali e di governance — nonostante i rendimenti per gli investitori debbano essere l’unica priorità», si legge nell’ordine di Trump. Che invita a indagare su possibili violazioni del dovere fiduciario e delle normative antitrust.

Per le assemblee degli azionisti JPMorgan si affida all’intelligenza artificiale

La reazione di J.P. Morgan Asset Management, la divisione del colosso finanziario JPMorgan Chase dedicata agli investimenti, non si è fatta attendere. Già nel 2024 il presidente e amministratore delegato del gruppo, Jamie Dimon, aveva promesso di ridurre l’influenza di proxy advisor esterni nel processo di voto. All’inizio del 2026 la banca ha annunciato di averli sostituiti con una piattaforma interna basata sull’intelligenza artificiale. Lo strumento, chiamato Proxy IQ, può aggregare e analizzare dati proprietari provenienti da oltre 3mila assemblee degli azionisti. Dopo qualche giorno, anche Wells Fargo ha fatto sapere di aver adottato un sistema proprietario.

Una soluzione che piace alla Sec. Un suo dirigente, Brian Daly, ha descritto come una «grande opportunità» gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale. «Immaginate un agente di AI in grado di esaminare decine o centinaia di documenti di proxy, valutarli rispetto ai vostri valori dichiarati e generare in modo efficiente un grande numero di raccomandazioni di voto basate su principi. E, di fatto, quasi gratis», ha affermato. Per poi ricalcare di fatto le parole di Trump, parlando di «un piccolo oligopolio di società di proxy advisory con un potere di fatto di imporre le proprie posizioni su temi sociali e politici a una parte significativa dei mercati dei capitali statunitensi».

La Sec cerca di tarpare le ali ai piccoli azionisti nelle assemblee

Ma il dibattito non riguarda solo i proxy advisor. La Sec negli scorsi mesi ha già irrigidito le regole sulle proposte che è possibile presentare alle assemblee degli azionisti. In più, ha deciso che per sei mesi non farà più da arbitro sulle richieste di no-action, cioè sui casi in cui le aziende le vogliono bloccare prima di sottoporle al voto.

A fine gennaio ha aggiunto un altro tassello, limitando drasticamente l’uso del canale ufficiale che permette agli azionisti di comunicare tra loro per sostenere, o contrastare, proposte e candidati in consiglio di amministrazione. D’ora in poi, vi potrà accedere solo chi possiede almeno 5 milioni di dollari in azioni di una singola società. La soglia in realtà esisteva già, ma funzionava in modo molto diverso: per chi non la raggiungeva, il deposito sulla piattaforma (chiamata Edgar) non era obbligatorio ma era comunque accettato. D’ora in avanti, la norma rimane la stessa ma l’interpretazione cambia: lo staff della Sec, dunque, si opporrà ai depositi da parte dei piccoli azionisti.

Azionisti critici in rivolta contro le ultime decisioni della Sec

L’Interfaith Center on Corporate Responsibility (Iccr), un gruppo internazionale di azionisti attivi (molti dei quali religiosi), parla dell’«ennesimo attacco ai diritti degli azionisti, in particolare censurando la possibilità, per tutti tranne che per i più grandi, di far sentire la propria voce come proprietari delle società in cui investono». E invita gli azionisti a non rinunciare all’attivismo, continuando a sostenere le proprie proposte anche fuori dai canali ufficiali della Sec.

Una presa di posizione che incontra il supporto della rete di azionisti critici Shareholders for Change, che si è anche rivolta direttamente alla Sec attraverso una lettera formale. Anche un’altra coalizione, As You Sow, fa notare come le ultime linee guida della Sec sui depositi nella piattaforma Edgar siano state calate dall’alto, senza avviare una consultazione pubblica né coinvolgere gli azionisti. «Anziché proteggere i mercati – conclude il Ceo Andy Behar – questa politica rischia di raffreddare una legittima espressione degli azionisti e di indebolire i fondamenti di un mercato solido».

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