Riconoscere e colpire le aziende private dietro la violenza dell’Ice

L’Ice non si combatte solo con leggi e tribunali: dietro la sua violenza c’è un sistema di aziende private che ne garantisce il funzionamento

© Lawrey/iStockPhoto

Il 7 gennaio 2026, una donna di 37 anni è stata uccisa a Minneapolis da un agente dell’Ice, l’Agenzia federale per l’immigrazione e il controllo delle frontiere. Si chiamava Renee Nicole Good e stava svolgendo resistenza passiva per aiutare i vicini durante un controllo anti-immigrazione. Il 24 gennaio, nella stessa città, l’Ice uccide Alex Jeffrey Pretti, infermiere, anche lui di 37 anni, che pacificamente protestava contro la brutalità delle operazioni dell’Agenzia.

L’escalation di violenza e le morti di cittadini statunitensi per mano dell’Ice hanno provocato una reazione immediata: una serie di manifestazioni in decine di città americane, dove migliaia di persone, dietro lo slogan “Ice out for good” (Ice fuori per sempre), hanno ancora una volta denunciato le politiche repressive e violente del corpo federale anti-immigrazione. Ma oltre alla denuncia politica, gli attivisti hanno iniziato a porre l’attenzione sulle aziende che rendono possibile il concreto funzionamento dell’Ice.

L’infrastruttura privata che rende operativa l’Ice

Come spiega un’inchiesta pubblicata da Novethic, dietro le operazioni dell’agenzia, si nasconde un vasto ecosistema di imprese private che ne costituisce l’infrastruttura. L’Ice, da sola infatti, non potrebbe fare quello che fa. L’agenzia federale ha esternalizzato gran parte delle sue funzioni operative a imprese private. I sistemi informatici che analizzano milioni di dati per localizzare le persone sono costruiti e gestiti da aziende tecnologiche. Il trasporto dei detenuti è affidato a contractor privati. Persino i centri di detenzione sono spesso gestiti da società private specializzate nella gestione delle carceri.

Un primo esempio delle nuove azioni messe in campo dagli attivisti viene proprio da Minneapolis. Dopo la morte di Renee Good, manifestanti e dipendenti hanno fatto pressioni su un hotel della catena Hilton che ospitava agenti federali in trasferta. L’hotel ha ceduto, annunciando pubblicamente che non avrebbe più affittato camere all’Ice.

Home Depot: dai parcheggi alle operazioni dell’Ice

La catena di bricolage Home Depot, con oltre duemila punti vendita negli Stati Uniti, è diventato uno dei simboli più evidenti della collaborazione tra imprese private e Ice. Da anni, i parcheggi dei suoi negozi sono il luogo dove si radunano lavoratori giornalieri – per lo più immigrati latinoamericani – in cerca di ingaggio per lavori edili. Secondo Truthout, oggi questi stessi parcheggi sono diventati teatri regolari di operazioni dell’Ice. Home Depot utilizza nei suoi parcheggi sistemi di lettura automatizzata delle targhe per la prevenzione dei furti. Si ipotizza che il database dei clienti venga condiviso con le polizie locali, che a loro volta li passano all’Ice per le proprie operazioni.

Alcuni investitori azionisti di Home Depot hanno chiesto conto al consiglio di amministrazione dei rischi per la privacy e i diritti civili, compresa la discriminazione o la detenzione illecita per uso improprio dei dati dei clienti. Anche se Home Depot ha dichiarato che i dati non vengono condivisi con soggetti terzi, la minaccia di un danno reputazionale all’azienda ha prodotto alcuni primi risultati.

Palantir e Amazon: il motore tecnologico delle deportazioni

Se Home Depot rappresenta lo spazio più visibile della collaborazione tra imprese e Ice, l’azienda che ne costituisce il motore invisibile è Palantir Technologies. Fondata nel 2003 da Peter Thiel – teorico della tecnodestra, vicino a Donald Trump e al vicepresidente JD Vance – Palantir è specializzata nei “data analytics” per trovare connessioni, soprattutto in ambito di sicurezza.

Il 25 settembre 2025, come riporta Executive Government, un sito specializzato in contratti federali, l’Ice ha sottoscritto con Palantir un contratto da 29,9 milioni di dollari per un sistema chiamato ImmigrationOS. Un software che aiuta l’agenzia a identificare le persone da arrestare, stabilire le priorità, tracciare l’intero ciclo dei potenziali obiettivi dall’ingresso nel paese fino all’espulsione, seguire chi decide autonomamente di allontanarsi dagli Stati Uniti per evitare l’arresto.

Inoltre, Palantir fornisce all”Ice ‘agenzia federale sistemi come l’Investigative Case Management, una piattaforma che consente agli agenti di fare ricerca usando centinaia di categorie diverse, dallo status alla geolocalizzazione, alle caratteristiche fisiche, integrate con lettori automatici di targhe, per tracciare gli spostamenti.

Sorveglianza, dati e profilazione: come l’Ice usa le tecnologie private

Secondo un rapporto dell’Electronic Freedom Foundation, l’azienda sta lavorando ad uno strumento ancora più pervasivo, chiamato Elite (Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement). Si tratta di una mappa in tempo reale, alimentata da una serie di dati governativi, tra cui i dati sanitari di adesione a Medicaid (il programma federale sanitario per individui e famiglie a basso reddito) che restituisce una profilazione dei cittadini, corredata da punteggi e indicatori che guidano gli agenti nell’individuare i soggetti da arrestare.

Nel complesso, secondo l’American Friends Service Committee, l’Ice ha assegnato a Palantir contratti per oltre 257 milioni di dollari negli ultimi anni. E Palantir non opera nel vuoto. Amazon Web Services (AWS) la divisione di cloud computing di Amazon fornisce i server e lo spazio di archiviazione su cui girano molti dei sistemi dell’Ice. Microsoft, con la sua piattaforma Azure, fornisce lo stesso servizio.

Le strategie di pressione sulle aziende

Le campagne di pressione nei confronti delle aziende che lavorano con Ice rappresentano una delle tattiche per provare a contrastare l’agenzia federale, rendendo sempre più oneroso per le aziende, economicamente e reputazionalmente, collaborare.

The Nation, nell’articolo “Vuoi fermare l’Ice? Colpisci le sue collaborazioni con le aziende“, descrive una serie di potenziali azioni in grado di attaccare i “pilastri di sostegno” economici e finanziari delle politiche trumpiane. Si va dalle petizioni interne tra i dipendenti delle aziende per chiedere di tagliare i legami con l’Ice, fino ai boicottaggi e alle assenze coordinate di massa per malattia. O dalle azioni di denuncia pubblica dei rapporti delle aziende stesse con l’agenzia – con recensioni online negative, manifestazioni davanti ai negozi e alle sedi, pressioni sui siti di lavoro perché non pubblichino annunci di lavoro Ice, linee telefoniche dedicate alle denunce anonime dei dipendenti di aziende che collaborano con l’agenzia e altre iniziative creative.

Tre linee d’azione per colpire le aziende che lavorano con l’Ice

Più in generale, The Nation individua tre linee di azione per fare pressione sulle aziende. Gli obiettivi nazionali a basso impegno: aziende che hanno contratti con Ice mediamente piccoli e in scadenza e che sono potenzialmente più vulnerabili alle pressioni di dipendenti e consumatori per impedire il rinnovo delle forniture e dei servizi. Si tratta in particolare di compagnie telefoniche (Motorola Solutions, AT&T, Comcast) che forniscono servizi internet e di rete, di compagnie informatiche come Dell e di operatori della logistica come Ups e FedEx che hanno contratti per servizi di consegna con l’Ice in scadenza tra pochi mesi.

Gli obiettivi nazionali ad alto impegno sono quelli che hanno le relazioni più strutturali con l’Agenzia anti immigrazione, cioè Palantir e Amazon. In questo caso, l’obiettivo è di denuncia pubblica e continuativa della centralità delle aziende nell’ecosistema Ice. Infine gli obiettivi locali, le centinaia di piccole imprese che hanno contratti Ice in ogni comunità locale – dai fornitori ai contractor al settore dell’ospitalità – che possono essere oggetto di campagne di pressione mirata, come è già avvenuto nel caso degli hotel che affittano agenti Ice.

Rendere costosa la collaborazione con l’Ice

Per gli attivisti, l’obiettivo è rendere la collaborazione con Ice politicamente ed economicamente costosa, perché nessuna amministrazione può sopravvivere a lungo senza il sostegno del mondo degli affari.

È questa consapevolezza che ha spinto attivisti e organizzazioni a sviluppare una strategia diversa rispetto al passato: non combattere soltanto le politiche dell’Ice sul piano politico e legale, ma colpire direttamente i “pilastri di sostegno” economici che rendono operativa l’agenzia.

Nessun commento finora.

Lascia il tuo commento.

Effettua il login, o crea un nuovo account per commentare.

Login Non hai un account? Registrati