Banca Etica in Commissione banche: le regole penalizzano chi finanzia l’economia sociale

Il direttore generale di Banca Etica Nazzareno Gabrielli in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario

Il direttore generale di Banca Etica Nazzareno Gabrielli © Banca Etica

La Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario nasce per indagare sulle crisi bancarie, sulla tutela dei risparmiatori e sull’accesso al credito di famiglie e imprese. Tra i compiti che le ha assegnato l’attuale legislatura c’è anche l’analisi delle norme che regolano banche popolari e credito cooperativo. Su questo tema è intervenuto il direttore generale di Banca Etica, Nazzareno Gabrielli, che nella sua audizione del 14 maggio ha sollevato un interrogativo: le regole del sistema bancario riconoscono davvero la specificità della finanza etica e il suo ruolo nel sostenere l’economia sociale?

In Italia l’economia sociale riceve appena l’1% dei prestiti bancari

L’economia sociale è quel vasto ecosistema formato da cooperative, mutue, associazioni, fondazioni, imprese sociali, organizzazioni di volontariato ed enti filantropici. Soggetti che si pongono come obiettivo il beneficio comune e, così facendo, si inseriscono in quegli spazi lasciati scoperti sia dallo Stato sia dal mercato. Non si tratta di una nicchia, anzi. Secondo i dati citati da Gabrielli, genera un valore aggiunto pari al 6,7% dell’economia privata italiana e dà lavoro a un milione e mezzo di persone.

Gli strumenti finanziari per sostenere l’economia sociale «già esistono, in Italia e in Europa. La sfida non è crearne di nuovi, ma far funzionare quelli esistenti», ha ricordato Gabrielli. A partire dalle garanzie pubbliche che, di fatto, rendono possibile l’accesso al credito da parte di questi soggetti (oggi destinatari di appena l’1% dei finanziamenti bancari in Italia, circa 6,7 miliardi su 667). Il problema, secondo Banca Etica, è che funzionano a intermittenza. A livello nazionale sono soggetti a proroghe annuali e limiti stringenti, a livello europeo la successione dei cicli di programmazione rischia di creare dei vuoti.

Banca Etica chiede regole più proporzionate per le banche

Finanziare l’economia sociale è una parte fondamentale del lavoro di Banca Etica: cooperative sociali e istituzioni senza scopo di lucro rappresentano insieme il 22% dei crediti in essere dell’istituto. E i numeri che Gabrielli ha portato in Commissione servono anche a smontare l’idea che si tratti di una realtà marginale. Gli impieghi lordi hanno raggiunto gli 1,37 miliardi di euro a fine 2025, con una crescita sull’anno precedente circa nove volte superiore alla media del sistema bancario italiano. Anche in termini patrimoniali l’istituto è solido, con indicatori largamente al di sopra dei requisiti imposti dalle autorità di vigilanza.   

Uno dei punti portati da Gabrielli alla Commissione di inchiesta sul sistema bancario riguarda proprio il quadro prudenziale. Le banche etiche e cooperative, sostiene, rischiano di essere schiacciate da norme pensate soprattutto per i colossi bancari, le cosiddette too big to fail. Anche in Europa si sono aperti diversi tavoli di lavoro per rendere alcune normative più proporzionate alle dimensioni delle banche. Banca Etica propone di considerare un criterio in più, cioè il loro modello di business. In caso contrario, il rischio è che le banche etiche fatichino a erogare credito ai settori – economia sociale in primis – che ne hanno più bisogno.

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