La rete di banche etiche Gabv cresce e si pone nuove sfide: i numeri del report 2025

Con 74 membri e 50 milioni di clienti nel mondo, la Global Alliance for Banking on Values (Gabv) testimonia il ruolo delle banche etiche nell’economia

Un momento della riunione annuale di Gabv in Uganda © Gabv

Una nicchia? Non esattamente. Le banche etiche e valoriali non avranno la potenza di fuoco dei colossi bancari globali in termini di asset gestiti, ma continuano ostinatamente a dimostrare che un modello diverso è possibile. Un modello in cui la finanza è al servizio dell’economia reale e delle comunità e, di conseguenza, agisce consapevolmente per generare impatti sociali e ambientali positivi. La prova è nell’ultimo report annuale pubblicato dalla Global Alliance for Banking on Values (Gabv).

I numeri della Global Alliance for Banking on Values (Gabv)

Fondata nel 2009 da dieci banche, tra cui l’italiana Banca Etica, oggi la Gabv conta 68 membri a pieno titolo e sei associati. Otto quelli che si sono uniti alla coalizione nel corso del 2025: la statunitense Mascoma Bank, le ugandesi Brac Uganda e Opportunity Bank, la srilankese Sarvodaya Development Finance, la messicana Compartamos Banco, la tagika Bank Arvand e, come associate, Enat Bank (Etiopia) e Financiera Paraguayo Japonesa (Paraguay).

Le banche etiche e valoriali aderenti alla Gabv operano in 46 Paesi. La presenza più capillare è in Europa con 22 membri, seguita da Nord America (18) e Asia-Pacifico (15). Ma ci sono anche undici banche etiche in America latina e nei Caraibi e otto in Africa. Proprio in Africa si è tenuto per la prima volta il meeting annuale, ospitato da Centenary Bank in Uganda. Messi insieme, questi istituti finanziari gestiscono asset pari a 290 miliardi di dollari e danno lavoro a più di 100mila persone. 50 milioni i loro clienti in tutto il mondo. 

Cosa hanno fatto per il clima le banche etiche e valoriali

Mentre i sessanta maggiori colossi bancari globali continuano a elargire finanziamenti a pioggia alle società dei combustibili fossili, arrivando alla vertiginosa cifra di 7.900 miliardi di dollari in nove anni, le banche etiche imboccano una direzione diversa. Sono state tra le prime ad adottare e mettere a sistema la metodologia Pcaf (Partnership for Carbon Accounting Financials), aiutandola a diventare lo standard internazionale per la misurazione delle emissioni di gas serra legate ai progetti finanziati.

Oggi più di 700 istituti finanziari nel mondo hanno aderito a questo standard, inclusi quaranta membri della Gabv. Pur essendo in media quaranta volte più piccole rispetto agli altri firmatari per volume di asset gestiti, le banche della Gabv rappresentano il 9% dei firmatari. Nel Nord America arrivano a rappresentare il 28% di coloro che effettivamente rendicontano le emissioni seguendo questo metodo. La Gabv è anche la prima rete finanziaria a sostenere la campagna per un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili (Fossil Fuel Treaty). Venticinque dei suoi membri aderiscono anche individualmente.

Dalla pace all’intelligenza artificiale, su cosa lavorerà la Gabv nei prossimi mesi

Il clima è uno dei temi su cui da più tempo, e con più forza, Gabv fa advocacy. Un altro – spiega a Valori il coordinatore per l’Europa Ugo Biggeri – «è la pace, al centro dell’assemblea generale ospitata da Banca Etica nel 2024 a Milano e Padova, con il “no” agli investimenti nelle armi e all’inserimento della difesa nei prodotti di finanza sostenibile».

Abbiamo raggiunto Biggeri poche settimane dopo il meeting annuale 2026 dei membri della Gabv, tenutosi in Repubblica Dominicana. «Durante l’assemblea abbiamo sollevato il tema delle migrazioni, con un approccio inclusivo che vuole dimostrare il loro impatto positivo», continua. «Inoltre, abbiamo iniziato a ragionare sulle linee guida sull’uso dell’intelligenza artificiale in campo finanziario, per evitare che comprometta l’inclusione finanziaria».

Un altro obiettivo per i prossimi mesi, conclude Biggeri, «è dare robustezza accademica alla finanza etica. Abbiamo iniziato a lavorare con le università per dimostrare che nelle attività finanziarie si possono integrare gli impatti sociali e ambientali, con effetti economici misurabili anche in termini di gestione del rischio. Negli ultimi anni il tema della sostenibilità è stato politicizzato, il che non ha senso perché riguarda il nostro Pianeta. Proprio per contrastare quella deriva, cerchiamo di dimostrare in modo scientifico l’assoluta necessità di un cambiamento paradigmatico dell’economia».

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