Ambiente

Catastrofi naturali, il loro costo è cresciuto di $1.600 miliardi in 20 anni

L'Italia è nella top ten per i danni economici più ingenti. L'Onu: gli eventi meteorologici estremi rappresentano il 77% del totale delle perdite causate dalle catastrofi naturali

Di Andrea Barolini
Inondazioni in India nel 2009 © U.S. Navy photo by Mr. Larry W. Kachelhofer via Wikimedia Commons

Il costo delle catastrofi naturali è cresciuto di 1.600 miliardi di dollari, in tutto il mondo, negli ultimi 20 anni. E, in particolare, la quota legata agli eventi meteorologici estremi è cresciuta di 9 punti percentuali, arrivando a toccare il 77% del totale. Più in generale, i fenomeni riconducibili direttamente o indirettamente al clima sono pari al 91%. Le cifre sono contenute in un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi (United Nations Office for Disaster Risk Reduction, UNISDR).

I costi da eventi climatici estremi crescono anno dopo anno

Nel testo si sottolinea come il costo complessivo sia ormai due volte e mezzo più alto rispetto a quello degli anni Novanta. Esso comprende ovviamente non solo ondate di caldo, uragani, siccità o inondazioni, ma anche terremoti ed eruzioni vulcaniche. Tutto ciò compreso, le catastrofi naturali hanno provocato perdite economiche pari a 2.908 miliardi di dollari in tutto il mondo. Di cui 2.245 legate appunto ai fenomeni climatici estremi. Tra il 1978 e il 1997, in media, il dato arrivava “solo” a 1.313 miliardi di dollari, di cui 895 miliardi (il 68%) legati agli eventi meteorologici.

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Secondo un rapporto dell’Asset Owners Disclosure Project, il 90% delle compagnie d’assicurazione non è ancora allineato agli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi © U.S. Air National Guard photo by Staff Sgt. Daniel J. Martinez

Si tratta dunque di un segnale che indica chiaramente come i cambiamenti climatici siano già in atto. E, come spiegato dall’IPCC nel suo ultimo rapporto, ciò con un solo grado di riscaldamento globale raggiunto rispetto ai livelli pre-industriali. È evidente che, in caso di aumento di 1,5 (se non di 2 o 3 gradi), le cifre sono destinate ad esplodere.

Haiti il Paese che ha patito più danni in rapporto al Pil. Italia settima in valori assoluti

Ad oggi i Paesi più colpiti, in termini assoluti, risultano essere le grandi potenze economiche. Gli Stati Uniti risultano in particolare i primi nella classifica stilata dall’UNISDR, con 944,8 miliardi di dollari di danni patiti. Seguono la Cina con 492,2 miliardi e il Giappone con 376,3. Distanziata l’India con 79,5 miliardi, Porto Rico con 71,7, la Germania con 57,9.

Al settimo posto c’è l’Italia, il cui dato comprende ovviamente le conseguenze di numerosi terremoti che hanno colpito il territorio. Le perdite per il nostro Paese sono state pari a 56,6 miliardi: poco sopra quelle della Tailandia (52,4). Chiudono la lista delle dieci nazioni più colpite il Messico (46,5 miliardi) e la Francia (43,3).

Ma i dati sono ben diversi se rapportati al prodotto interno lordo di ciascun Paese. In questo caso è Haiti, uno degli Stati più poveri del mondo, a risultare al primo posto. La piccola nazione ha perso infatti in media, ogni anno, il 17,5% del proprio Pil. Seguono Porto Rico con il 12,2%, la Corea del Nord con il 7,4%, l’Honduras con il 7% e Cuba con il 4,6%.

«Un abisso separa ricchi e poveri in termini di protezione dalle catastrofi naturali»

Il bilancio dell’ufficio dell’Onu non comprende tuttavia solo i danni materiali. In media, infatti, nei Paesi più poveri sono morte 130 persone ogni milione di abitanti a causa di una catastrofe naturale. Un dato infinitamente più alto rispetto a quello – che non supera le 18 unità – delle nazioni a reddito più alto.

Il totale dei decessi, in 20 anni, è stato pari a 1,3 milioni di persone. Alle quali si aggiungono le centinaia di milioni che hanno perso la loro casa.

«Questo rapporto evidenzia il trend seguito negli ultimi 40 anni. Se ne deduce che dobbiamo fare molto di più per ridurre i rischi», ha commentato la rappresentante speciale Onu dell’UNISDR, Mami Mizutori. Le ha fatto eco Debarati Guha-Sapir, direttrice del CRED (Centre for Research on the Epidemiology of Disasters): «Un abisso separa ancora i ricchi e i poveri in materia di protezione. Coloro che patiscono di più i cambiamenti climatici sono coloro che hanno contribuito meno a generarli. E le perdite economiche subite dalle nazioni a reddito basso o medio sono disastrose per il loro sviluppo futuro».

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